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Short Haired Domestic – Short Haired Domestic

2020 - Autoproduzione
elettronica / funk

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Tracklist

1. A Song In Latin About The Importance Of Comfortable Shoes
2. A Song In Spanish Addressed To Men Who Drive Big Cars
3. A Song In Japanese About Trying Things Out Before Committing
4. A Song In Bulgarian For Lovers Of Gin
5. A Song In German Concerning Gardens And Goodbyes
6. A Song In Italian Saluting His Mother
7. A Song In Danish In Which There Is Much Discontent
8. A Song In Hindi For Hinsomniacs
9. A Song In Yoruba About Leaves, Memory And Times


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Tim Friese-Greene non ha certo bisogno di presentazioni. Insieme a Mark Hollies – a bordo di quella meravigliosa astronave chiamata Talk Talk – ha scritto le pagine più importanti della rivoluzione sonora in atto alla fine degli anni ottanta. Espressioni come synth pop, new romantic, new wave e slow core (poi aggiustato in slo-core) passano inevitabilmente dalle parti di Tottenham, periferia nord di Londra, sede del quartier generale della Doppia T.

Chiusa l’esperienza con Hollis, Tim si è dedicato per un po’ ai Catherine Wheel, prima di intraprendere la carriera solista con lo pseudonimo Heligoland. Nel 2010 esce il primo – e finora unico – disco dove compare con il suo nome di battesimo, intitolato “10 Sketches For Piano Trio”, un lavoro tormentato dai problemi di salute del diretto interessato, che al termine delle fatiche annuncia addirittura il ritiro definitivo dalle scene.

A dieci anni di distanza fa innanzitutto piacere constatare che Tim stia bene. Il piacere è doppio sapendo che esce il suo nuovo lavoro – fatto in casa – che sfoggia quale arma segreta la bellissima voce della moglie Lee, veterana del movimento riot grrrl, il cosiddetto grunge al femminile. Lee ha infatti militato nelle Sidi Bou Said, il cui album d’esordio “Broooch” (1993) è stato prodotto da Tim. Più di recente, con voce e chitarra, Lee ha fatto parte dei Pavlova.

I coniugi Friese-Greene tornano insieme sulla scena con il progetto Short Haired Domestic. Un progetto complesso e ambizioso, visto che le 9 tracce sono cantate in altrettante lingue diverse. Latino, spagnolo, giapponese, bulgaro, tedesco, italiano, danese, hindi (!) e yoruba (!!!): tra composizione, scrittura, traduzioni del caso e pronuncia da perfezionare, oltre ovviamente al lavoro di produzione, da Londra fanno sapere che il prodotto finito ha richiesto diversi anni di lavorazione prima di essere ultimato.

Dal punto di vista musicale, va innanzitutto sottolineato che la scrittura ed esecuzione di tutti i brani porta la firma dei coniugi Friese-Greene, con la sola collaborazione di Ollie Harris alla chitarra e di Jack Ross alla batteria nel brano in italiano. Il disco, oltre a rappresentare un campionario pressoché completo di suoni (e rumori) estraibili da un sintetizzatore, si muove in modo abbastanza convincente in ambiente funk. La base si mescola molto bene – tranne in pochi e incomprensibili momenti di confusione – agli elementi elettronici, agli arpeggi di chitarra acustica e ai riff di quella elettrica. La voce di Lee non sovrasta i suoni, bensì li accompagna, generando così qualcosa di complessivamente gradevole e mai banale.

Ogni brano porta il titolo della lingua in cui è cantato – A Song In Latin, ad esempio – seguito da una sorta di sottotitolo che ne descrive il tema: nel caso del suddetto pezzo si parla di Importance Of Comfortable Shoes.

La cosa più interessante è che non sono parti assemblate a caso, benché con logica: prendendo A Song In Spanish, la seconda parte recita Addressed To Men Who Drive Big Car. Tim ha dichiarato che è un pezzo ispirato al movimento meetoo, aggiungendo che non è sexy da parte di un uomo cercare di conquistare una donna facendo leva sulla grandezza della sua auto. E così anche per A Song In German, sottotitolata Concerning Gardens And Goodbyes. I coniugi l’hanno dedicata al loro gatto, morto di recente, che odiava stare sdraiato in giardino.

Dopo un sincero scetticismo iniziale, il lavoro della Friese-Greene family coinvolge piano piano, ma in modo inesorabile. È un prodotto di nicchia, perché verrà sicuramente odiato da chi non ha l’elettronica e il funk tra i suoi generi preferiti. Superato questo scoglio, è un disco nel quale si respira un’aria domestica, di chiacchiere tra amici.

Dentro ci sono storie di posti lontani, appunti e diapositive di una vacanza esotica (lo yoruba è un dialetto parlato nell’africa occidentale), ma anche il saluto alla mamma (rigorosamente in italiano) o il parlare di temi universali come bere gin o soffrire d’insonnia. Una bella scoperta insomma, Short Haired Domestic merita sicuramente un ascolto.

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