Impatto Sonoro
Menu

Recensioni

The Wytches – Three Mile Ditch

2020 - Cable Code Records
post punk / garage rock

Ascolta

Acquista

Tracklist

1. Cowboy
2. Three Mile Ditch
3. Midnight Ride
4. Fly Inside
5. A Love You'll Never Know
6. Meat Chuck
7. Everyone's Friend
8. White Cliffs
9. Silver Trees
10. You Looked Happy To Me


Web

Sito Ufficiale
Facebook

Immaginatevi Jack White che intona Paint It Black: da un lato abbiamo lo sforzo vocale e l’energia chitarristica del frontman dei White Stripes, dall’altro l’aurea tenebrosa e vagamente psichedelica della hit dei Rolling Stones. Non male, eh? Bene, non esiste modo migliore per descrivere i The Wytches, una delle più promettenti e chiacchierate realtà inglesi degli ultimi dieci anni.

Vi dirò di più: ai Toe Rag studios di Liam Watson, le stanze che videro la genesi di “Elephant” (2003) dei sopracitati White Stripes, i quattro di Brighton ci sono passati per davvero durante la registrazione del loro debutto “Annabel Dream Reader” (2014), purtroppo stroncato dalla critica per la pochezza dei testi (definiti da Pitchfork come “imbarazzanti”). Da allora sono passati sei anni e i The Wytches ne hanno fatta di strada, regalandoci prima l’ottimo “All Your Happy Life” (2016) e ora questo “Three Mile Ditch“.

Si parte con uno dei migliori pezzi mai composti dalla band, Cowboy, un eccezionale waltz in crescendo che non tarda a lasciare a bocca aperta con atmosfere desertiche e sinistre, riprese anche nell’uptempo della title track. Qui, nonostante la svolta doom che le chitarre imboccano a metà brano, azzardiamo un altro paragone vocale per frontman Kristian Bell, quello con Alex Turner. Il parallelismo diventa ancora più evidente nell’eccezionale A Love You’ll Never Now, i cui tremoli ci trascinano in territori sognanti e dandy, ricordandoci i tempi andati di quando a fare notizia erano proprio gli Arctic Monkeys e i Libertines.

Lo pseudo-requiem Midnight Ride cerca di metterci a nanna con tristi arpeggi sostenuti da un’orchestra d’archi, ma ci pensano Meat Chuck e Everyone’s Friend a tenerci svegli, flirtando con lo stoner e stregandoci con caotici intrecci di batteria, sei corde dissonanti e linee vocali nu-grunge alla Kurt Cobain. La vera sorpresa del disco arriva però con White Cliffs, un omaggio ai nineties di Elliott Smith e Built To Spill coincidente con la retorica di un altro ottimo lavoro inglese incontrato quest’anno, “Floatr” dei londinesi Happyness. Nello spirito del “save the best for last”, “Three Mile Ditch” ci saluta quindi con You Looked Happy To Me, un’epica ballata che riassume in cinque minuti tutti gli elementi del disco.

Se i The Wytches fossero comparsi quindici anni fa sarebbero sulla bocca di tutti, ne sono certo. Tuttavia siamo nel 2020 e in cima alle classifiche inglesi ci sono gli Idles, ambasciatori del post-punk “impegnato”, che di deliri romantici e poeti maledetti non sa certo che farsene. Dal canto mio, posso assicurarvi questo: “Three Mile Ditch” rimane un must-listen del 2020 e un disco destinato a invecchiare molto bene.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni