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Interviste

Una nuova strada per la musica classica: intervista a Borrtex

Il 21enne Daniel Bordovsky, conosciuto con il nome d’arte Borrtex, è un produttore e compositore per pianoforte ceco. Caratteristica della sua musica è l’unione dei suoni della musica classica moderna con l’ambient e le melodie minimaliste tipiche delle colonne sonore cinematografiche. Un sound suggestivo ed emozionante ben espresso nel nuovo album “Harmony” (qui la nostra recensione), che segna il tracciato per una nuova via della musica classica moderna, più accessibile e stimolante, ma non per questo meno intensa. Lo abbiamo incontrato per voi.

Rompiamo il ghiaccio. Mi piace il tuo nome. Ha un significato particolare?

Grazie! Sì, il nome Borrtex risale alla mia infanzia. Si tratta, fondamentalmente, di un mix di diverse parole tra cui il mio nome, ossia Bordovský. Quando eravamo piccoli, i miei amici mi chiamavano Borrtex perché era più breve e suonava bene!

Come ti sei innamorato della musica?

Ho sempre provato un forte interesse per la musica. Iniziai a suonare il pianoforte all’età di sei anni circa, anche se, a essere onesti, non mi appassionava granché. Da piccolo, non volevo mai andare a lezione di piano, semplicemente non mi piaceva. Era, più che altro, ciò che sognavano i miei genitori e, in particolare, mia madre. Lei stessa lo suona e voleva che lo facessi anche io. Nonostante la mia insegnante fosse fantastica, sempre molto gentile e incoraggiante, non trovavo stimolante suonare musica di altre persone, rispettando note e istruzioni precise. Finita la scuola ero convinto che non avrei mai più suonato il piano in vita mia, tuttavia, quattro anni dopo, ascoltando una bella canzone alla radio, sentii l’impulso di suonarla al piano che avevamo a casa. Da quel momento ha iniziato a piacermi molto di più, in quanto non ero limitato da uno studio programmato. Sostanzialmente, dal mio punto di vista, è la libertà che porta alla luce la gioia contenuta nella musica.

Come vedi il presente e il futuro della musica classica?

Penso ci siano molti artisti che meritano più riconoscimento, ma è come se gli altri generi di musica pop moderna la stessero seppellendo. Direi che la musica classica così come la conosciamo debba essere innovata, ha bisogno di diventare di nuovo “cool”, come è successo con gli abiti vintage o i vinili per esempio. Cerco di essere ottimista, credo fortemente che sempre più persone troveranno il modo di apprezzare quello che facciamo.

Sei un artista molto giovane. Cerchi di creare una connessione diretta con i tuoi coetanei? Pensi che la tua generazione apprezzi ancora questo genere di musica?

Certamente! Non è così popolare come in passato, ma anche i miei coetanei sanno come apprezzare la bellezza della musica classica. Il motivo principale è che niente può sostituire la magia degli strumenti acustici come il pianoforte, il violoncello, il violino o la chitarra. I musicisti che suonano questi strumenti capiscono meglio e apprezzano di più il suono orchestrale. Un’altra ragione è che la musica non è così rumorosa come negli altri generi, non cerca di inculcare parole dentro di te, non condivide opinioni, semplicemente esiste e crea melodie con la limpidezza e la bellezza del suono. È interamente organica e, personalmente, amo questa caratteristica del genere.

L’ascolto dei tuoi album evidenzia una diversa area sensoriale, emozionale, tematica in ognuno di essi. A cosa è dovuta questa scelta?

Quasi tutti i miei lavori precedenti sono stati ispirati da colonne sonore di film. Da cinofilo con un background musicale, prestavo molta attenzione alle partiture originali. Anche se non stavo componendo per dei film in particolare, immaginavo sempre le scene nella mente e creavo una musica che descrivesse al meglio il mio mondo fantastico. È interessante come funzioni questo “processo inverso”, e nel giro di poco tempo produttori di film indipendenti così come società internazionali iniziarono a chiedermi di poter inserire la mia musica nei loro progetti video o pubblicità. Al momento sto cercando di concentrami per lo più sulla mia carriera da solista.

Cosa vuoi comunicare con il tuo ultimo album “Harmony”?

Il tema principale dell’album è una lenta trasformazione delle melodie da brani veloci ed energetici come Fluid a ballate più lente come Living o Vera. L’album è molto malinconico, raccoglie una grande varietà di emozioni e di stili. Penso che il titolo Harmony rappresenti l’equilibrio tra queste diverse espressioni. Ogni canzone è a sé, ma considerate come un insieme di composizioni, sembrano ben unite tra loro.

Potresti descrivere il tuo metodo di composizione?

Questo album era una semplice improvvisazione, non stavo neanche progettando di ricavarci niente! La maggior parte delle idee è arrivata in modo spontaneo mentre mi stavo godendo la musica e mi stavo divertendo con il mio nuovo pianoforte verticale acustico costruito su misura. Non essendoci nessuno scopo, nessun fine, nessuna intenzione, il processo creativo si è rivelato davvero arricchente e liberatorio, è accaduto tutto in modo molto naturale, cosa che ho trovato assai stimolante!

Segui alcuni rituali personali speciali da compositore? Alcune volte sentiamo storie divertenti sui musicisti in cerca dell’ispirazione.

Vorrei saperti dare la risposta giusta! Posso dirti però che ciò che ho imparato e che tengo a mente è: “Più ci provi, meno è probabile che combinerai qualcosa!”. Haha. Credo che il mio consiglio sia quello di non spingersi troppo oltre: per creare della buona musica, è essenziale trovarsi nella condizione giusta per sentirsi creativi, più il processo è armonioso, più la musica diventa di qualità. L’ideale per me sono le passeggiate serali, semplicemente uscire a prendere una boccata d’aria e dimenticare del tutto la musica. Inoltre, in quanto Cristiano a volte trovo ispirazione nella Bibbia, ma è più il mix di tutte queste cose. Non esagerare e concedersi un po’ di libertà.

Come può un periodo come quello corrente cambiare la vita di un compositore?

Cambia certamente molte cose: prima di tutto, la situazione economica influenza in modo significativo i profitti musicali. A ciò si aggiunge il fatto che, ovviamente, tutti i concerti e gli spettacoli sono cancellati, neanche questo va bene. Penso comunque che questa situazione influenzi tutte le persone, non solo i musicisti. Preghiamo e speriamo per il meglio. Continuiamo a sperare che il 2021 riporti tutto alla normalità!

Abbiamo tutti più tempo nelle nostre vite ora. È utile per un compositore o in un certo senso senti la mancanza di esperienze reali da trasferire nella musica?

Tralasciando gli aspetti negativi sopra menzionati, è vero che per via di tutti questi lockdown mondiali abbiamo molto più tempo libero nelle nostre vite. Il 2020 è stato certamente un anno folle, nonostante ciò mi ha aiutato a scoprire chi sono dal punto di vista musicale. Sento che quest’anno ci ha portato a rinchiuderci nei nostri pensieri più del solito, al tempo stesso, ci ha fatto fermare e vedere le nostre vite da diverse prospettive. Riconosco in ciò la luce in fondo al tunnel.

È un momento particolare dell’anno per un album. L’hai scelto appositamente?

Niente affatto. La data della pubblicazione è stata decisa più o meno subito dopo la fine del il processo di post-produzione dei brani. So che è già Natale, e che le persone sono molto prese dalle loro cose, ma, dalla mia esperienza personale, penso che sia piacevole ascoltare nuova musica non natalizia durante le vacanze! Vediamo come va!

Ti manca esibirti?

Non posso veramente rispondere dal momento che la mia esperienza con le esibizioni live è pressoché nulla! Quest’anno, però, avrebbe dovuto essere diverso, avevo in ballo due festival ma è stato tutto cancellato.

Quali sono i tuoi piani per il futuro?

Possibilmente fare altra buona musica e finalmente salire sul palco! Non vedo l’ora di suonare di fronte a un pubblico dal vivo, sono assolutamente speranzoso che il prossimo anno ci porterà felicità e che la cultura si rimetterà in gioco!  

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