Impatto Sonoro
Menu

Recensioni

Foo Fighters – Medicine At Midnight

2021 - Roswell Records
rock

Ascolta

Acquista

Tracklist

1. Making A Fire
2. Shame Shame
3. Cloudspotter
4. Waiting On A War
5. Medicine At Midnight
6. No Son Of Mine
7. Holding Poison
8. Chasing Birds
9. Love Dies Young 


Web

Sito Ufficiale
Facebook

È un ritorno annunciato e con un percorso tormentato quello dell’ultimo album dei Foo Fighters, la band capitanata da Dave Grohl, nata dalle ceneri dei Nirvana nel 1995 e che nel 2020 avrebbe festeggiato i suoi primi venticinque anni di carriera. Le difficoltà dovute alla pandemia si sono abbattute sia sul tour che sull’uscita dell’album, la quale è slittata e rimandata fino ad oggi, 5 febbraio 2021.

L’indecisione sulla messa in commercio di “Medicine At Midnight” è stata tanta ma, alla fine, i nostri hanno optato per una decisione artisticamente coraggiosa quanto difficile: far uscire il nuovo disco nonostante il periodo difficile per Stati Uniti e per il mondo. Disco attesissimo anche per le rivelazioni sul sound che avrebbe assunto. Dave Grohl aveva parlato di un disco che avrebbe avuto un’aria più dance, “da sabato sera”, abbinandolo un po’ a quel cambio di rotta che assunse l’album “Let’s Dance” per David Bowie nel 1983. Il batterista della band, Taylor Hawkins, aveva addirittura espresso le sue iniziali perplessità nell’approcciarsi ai loop di batteria e al cambio di sound dell’ultimo lavoro della band. Date queste premesse potevamo constatare fin da subito che si sarebbe trattato di un album insolito, con un equilibrio difficile da raggiungere dato il passato prettamente hard rock della band.

La prima traccia, Making A Fire, con l’introduzione di cori femminili e addirittura uno stacco di clap, è un mix abbastanza riuscito di ritmi ballabili e suoni hard rock già familiari ai fans della band. Il mix giusto, perfettamente dosato. Un inizio che promette bene. La seconda canzone, nonché il primo singolo rilasciato da “Medicine At Midnight”, è Shame Shame. Il testo, dalle dichiarazioni rilasciate da Dave Grohl, trarrebbe ispirazione da un sogno avuto durante l’adolescenza. Ritmo interessante, forse il brano con più riferimenti a “Let’s Dance” del Duca Bianco, ma anche il meno riconducibile alla band. Il ritornello invece, come i fraseggi di chitarra, rimangono forse gli unici elementi che ci tengono ancorati al sound originario della band, il quale, per poco più di quattro minuti ci sembrerà così lontano. L’ambizione del brano non manca ma il tutto resta un po’ anonimo e insapore. Lo stesso vale per Cloudspotter, il brano immediatamente successivo. Una combinazione tra dance e rock dei meno convincenti del disco, nonostante l’inizio curioso con un bel set di percussioni e un’articolata linea vocale della strofa eseguita da Dave Grohl e una corista.

Waiting On A War, il terzo singolo, è stato rilasciato il 14 gennaio. Si tratta di una ballad acustica con un’esplosione hard rock finale velocizzata e urlata, come solo i nostri ci sanno garantire. Il video ufficiale è strettamente legato al significato e all’origine del brano. Particolarmente toccante è la spiegazione che ne dà il frontman al riguardo: “Da bambino, crescendo nei sobborghi di Washington D.C, ho sempre avuto paura della guerra [..] probabilmente causati dalla tensione politica dei primi anni Ottanta [..]. Lo scorso autunno, mentre accompagnavo a scuola mia figlia di 11 anni, si è girata verso di me e mi ha chiesto: ‘Papà, ci sarà una guerra?’. Il cuore mi è affondato nel petto mentre guardavo i suoi occhi innocenti, perché ho capito che ora viveva sotto la stessa nube oscura di un futuro senza speranza che avevo sentito 40 anni fa. Quel giorno scrissi Waiting On A War.” Un brano dove possiamo trovare il perfetto mix tra ritmi ballabili e attitudine hard rock è sicuramente la quinta traccia, quella che dà il nome al disco. Chitarre e batteria corpose si amalgamano perfettamente con un sound dance di fine anni ’70. Ottimo lavoro!

No Son Of Mine, il secondo singolo, risponde perfettamente all’attesa di molti fan riguardo alla presenza o meno di brani più vicini allo stile originario dei Foo Fighters. Con chiari riferimenti ai Motörhead, il pezzo rientra benissimo nel mood rock’n’roll della band. L’assolo, dell’ottima chitarra solista di Chris Shiflett, (di cui ne consiglio l’ascolto dei progetti solisti), sembra un eco del grande album “Wasting Light” (2011). Rimanendo sull’aria più rock del disco, Holding Poison risulta essere il pezzo meno convincente, tralasciando la curiosa parte di batteria, un elemento di novità su cui quest’album ha puntato parecchio. Il momento di relax e di dolcezza arriva con “Chasing Birds”, una ballad con parti di synth quasi da musica ambient e una vena pop molto interessante, accompagnata da chitarre acustiche e fraseggi di chitarra elettrica che sembrano provenire da un’aria beatlesiana. Il disco si chiude con Love Dies Young, un brano perfettamente rock-pop. Il suo riff “trottato” di chitarra durante la strofa ci inietta la giusta carica per il ritornello esplosivo alla Kings Of Leons.

Che dire? “Medicine At Midnight” sembra essere il disco che si propone di far convivere i contrari all’interno di uno stile tutto Foo Fighters. Possiamo definire tutto l’album come un esperimento per certi versi riuscito e per altri no. Un disco frutto di un’ambizione ma anche di un’esigenza; è chiaro che, ad oggi, l’appetibilità del rock più puro non riesce ad imporsi sulle vendite. La risposta di molti artisti è quindi quella di ridimensionarsi, trasformarsi, raggiungere un compromesso tra il proprio passato e il mondo musicale più mainstream di oggi. “Father Of All…” dei Green Day, “One More Light” dei Linkin Park e l’album oggetto di questa recensione sono solo alcuni degli esempi più recenti che potremmo citare in merito a questa esigenza “camaleontica” del mondo rock.

Ma infine: sarebbe interessante vederli tornare ad un suono più vicino alle loro radici musicali, senza rinunciare comunque all’alternatività di quelle due o tre tracce per album che escono felicemente “fuori dal contesto”?

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni