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Goldenground

SOUNDCHECK: indagine sullo stato di salute degli spazi per la musica dal vivo in Italia

Mi manchi come un concerto“: recita una scritta in un’opera di Gabriele Milani (fotografata da Francesco Luongo) diventata virale nei giorni scorsi e condivisa in lungo e in largo non solo da semplici appassionati, ma anche da diversi big della musica italiana. Tutto giusto e bellissimo, bravi tutti, perché in questo momento ogni piccolo gesto è importante per sensibilizzare su un problema devastante per noi, ovvero quello della musica dal vivo, sostanzialmente ferma da ormai 365 giorni.

Certo è che la cosa ci ha fatto riflettere, e non da ora in realtà, sul fatto che la crisi nera della musica dal vivo in Italia ha origini ben più lontane dell’inizio della pandemia, soprattutto per quel che concerne gli spazi più piccoli, quelli che negli anni si sono sbattuti per mandare avanti il movimento underground, mettendo cuore e sudore nell’organizzazione di migliaia di concerti e dando voce a realtà musicali le più disparate. Siamo certi che di tutte quelle migliaia di volti virtuali che hanno condiviso quella foto con tutto l’ardore del caso ben pochi si siano visti negli scorsi anni sotto i palchi in giro per l’Italia, d’altronde le facce che si incrociavano erano più o meno sempre le stesse, forse in molti la musica dal vivo preferivano già da prima gustarsela comodamente dal divano di casa. Allo stesso modo deve far riflettere il fatto che il supporto delle istituzioni, ad ogni livello, dal più alto al più basso, è ed è stato pressoché nullo negli anni.

Insomma, la pandemia non ha ucciso il settore, semmai gli ha dato il colpo di grazia. E noi non ci stiamo: ecco perché abbiamo pensato di dare voce a chi in prima persona in tutti questi anni ha cercato di creare e portare tra mille difficoltà uno spazio tangibile in cui la musica dal vivo underground fosse la protagonista assoluta. In questo primo numero di “Soundcheck – indagine sullo stato di salute degli spazi per la musica dal vivo in Italia” (un’uscita speciale della nostra “Goldenground“) vi proponiamo un’intervista multipla ad alcuni locali, spazi artistici e circoli culturali per capire come se la stanno passando e come se la passeranno, sperando di vederci tutti al più presto sotto a un palco, per davvero però.

Interviste a cura di Matteo Baldi.

BLOOM

(Mezzago, MB)

https://bloomnet.org/

Raccontateci un po’ chi siete e la vostra storia.

Il Bloom nasce nel 1987 ed è il progetto principale della Coop. Sociale Il Visconte di Mezzago che l’ha ideato e che tuttora lo gestisce. Ci occupiamo di musica (sala da circa 400 posti), cinema (sala da 72 posti), corsi di varia natura (danza musica video fotografia cinema cucina e discipline per il benessere fisico) teatro, ristorazione (abbiamo il bar all’interno del locale e una pizzeria all’aperto durante i mesi estivi). Organizziamo incontri informativi su varie tematiche e presentazioni di libri e mostre. Diamo molto spazio alle realtà artistiche locali e alla produzione indipendente, sia per la musica che per il cinema. In particolare siamo stati il punto di riferimento in Italia per la scena grunge. Generi musicali che ospitiamo: rock in tutte le sue varie sfaccettature,  punk hc, blues, rap, elettronica e dj set. No cover e tribute band. 

Come state affrontando questo periodo così complicato? 

Ovviamente non possiamo ospitare eventi. Abbiamo attivato uno shop on line, facciamo delivery e abbiamo usufruito dei vari contributi di ristoro nazionali e regionali per la nostra categoria di impresa. 

State portando avanti qualche progetto alternativo alla musica live? 

Qualche iniziativa streaming, non molte, e saremo tra le 3 sale cinematografiche pilota per una nuova piattaforma per il cinema d’essai e indipendente che partirà tra qualche settimana.

Avete un link crowdfunding o un modo per aiutarvi?

Ci sono più modi per sostenere il Bloom e aiutarci in questo periodo difficile.

In primis acquistando sul nostro shop online dove, oltre a trovare abbigliamento e gadget marchiati “Bloom”, abbiamo in vendita dischi delle varie etichette con le quali abbiamo collaborato negli anni, stampe (Malleus Rock Art Lab) e i libri di Agenzia X di Milano e tanto altro.

https://shop.bloomnet.org/

Un altro modo per aiutarci è sostenendoci attraverso la campagna “Salva Bloom”.

https://bloomnet.org/p/24/campagna-salvabloom

JOE KOALA

(Osio Sopra, BG)

https://www.facebook.com/j0ek0ala/

Raccontateci un po’ chi siete e la vostra storia.

Joe Koala vede la luce nel 2014 da un’idea nata tra le riunioni dell’associazione Libera la Testa. Il bagaglio di conoscenze ed esperienze maturate con il tempo, complice l’organizzazione di Libera la Festa, hanno fatto sì che, da subito, uno dei punti fermi del locale fosse la proposta di musica dal vivo, prevalentemente originale e sempre gratuita. Abbiamo ospitato -a Osio Sopra, 5000 anime nella pianura bergamasca- centinaia di concerti (negli anni abbiamo perso il conto) con band provenienti da tutto il mondo. Usa, Giappone, Nuova Zelanda, Australia, Argentina, Chile, Francia, Germania, UK, Spagna, paesi scandinavi, ogni parte d’Italia, ecc. Joe Koala non è il classico “live club”. Il pomeriggio (ovviamente pre-covid) è frequentato dagli anziani del paese che si trovano per interminabili sessioni di Scopa (rigorosamente d’assi) e sfide a bocce nell’adiacente bocciodromo. La band che arriva, con strumenti ed attrezzature, pronta per il soundcheck, solitamente viene accolta da vecchietti che sbraitano (in dialetto, lingua incomprensibile appena si varcando i confini bergamaschi). Per superare lo shock si offre prontamente una birra ai musicisti. All’orario aperitivo fa capolino qualche amico per bere una birretta e, per cena, la sala si riempie della più variegata fauna. Famigliole, coppiette, gruppi di amici. Solo dopo cena, per il concerto, si spengono le luci, si tolgono i tavoli e la scena è più simile a quella che tutti si immaginano pensando ad un concerto live. 

Come state affrontando questo periodo così complicato?

Senza cadere in banalità e ripetere cose già sentite, l’ultimo anno – al netto delle difficoltà – per noi è stato una sfida. Tra dpcm, regolamenti regionali e limitazioni varie, abbiamo sempre fatto il possibile per lavorare in sicurezza e offrire un momento di svago ai nostri clienti. Durante l’estate abbiamo svuotato la sala portando all’esterno tutti i tavoli, ci siamo visti costretti a rimbalzare persone perché a corto di posti a sedere, ci siamo inventati le colazioni e i pranzi domenicali, abbiamo proposto le nostre pizze e birre d’asporto, abbiamo spedito pacchi contenenti birra artigianale in Toscana, abbiamo utilizzato biciclette e auto personali per effettuare consegne.. Affrontiamo questo periodo con la voglia di superarlo presto e tornare a fare quello che abbiamo sempre fatto, sicuramente migliori e con un bagaglio di esperienze maggiore. 

State portando avanti qualche progetto alternativo alla musica live? 

Purtroppo la musica live è stata la prima a risentirne e, finora, non abbiamo proposto nulla. Le dimensioni del locale, la conformazione degli spazi e le dinamiche che ci caratterizzano non ci hanno permesso di poter organizzare nulla di gradevole e fruibile in sicurezza. Abbiamo una lunga lista di band che vorremmo ospitare e amici che vorremmo rivedere presto. 

Avete un link crowdfunding o un modo per aiutarvi?

Non abbiamo attivato nessuna raccolta fondi. Joe Koala ha la fortuna di essere multiforme, dunque, con tutti i limiti del caso, siamo riusciti a proporre qualcosa anche nei momenti più bui. Ristori e aiuti governativi, per quanto migliorabili in efficacia e tempismo, hanno fatto la loro parte. Il supporto ora ci arriva dai tanti amici che ordinano da casa pizze e birre e che regolarmente ci ripetono che non vedono l’ora di “tornare al Koala”.

SCUMM

(Pescara)

https://www.facebook.com/ScummbyMutiny/

Raccontateci un po’ chi siete e la vostra storia.

Lo Scumm apre i battenti il 15 gennaio 2015 in forma di circolo ARCI, allo scopo di dare un luogo fisico adatto all’associazione “Mutiny!” attiva già da alcuni anni nell’organizzazione di eventi in zona Pescara. Attualmente non siamo più un circolo ARCI e l’ingresso non è più limitato ai soli soci. Fin dall’inizio l’idea era quella di dare alla città una sorta di “spazio libero”: oltre agli eventi che organizziamo noi, abbiamo sempre voluto che chiunque frequentasse lo Scumm si sentisse libero ed incoraggiato a proporre i propri progetti, attuabili compatibilmente con gli spazi fisici del posto. Per quanto riguarda quelli che sono i nostri eventi, oltre a tutte le realtà locali abbiamo ospitato nomi da tutto il mondo, davvero da tutto il mondo: per darvi un’idea, prima del quinto compleanno (a gennaio 2020) abbiamo fatto un conto di tutti gli artisti ospitati, ed erano più di 500 (senza contare che alcuni di questi sono venuti più di una volta). Assolutamente No cover band, tranne un paio di rarissime eccezioni, che è stato fin dall’inizio un tratto distintivo nei confronti di quella che era la proposta dei locali in città. Da novembre 2017 poi, gli spazi fisici dello Scumm sono raddoppiati con l’apertura della Cave Room, una sala concerti da 100 posti scarsi che ci ha permesso di alzare il tiro degli artisti ospitati, molti dei quali erano assolutamente sovradimensionati per una sala così piccola e che ciononostante ci hanno onorato con entusiasmo della loro presenza. Il nostro lavoro finora non è mai stato finalizzato all’aggregazione fine a sé stessa, anche nelle proposte che potevano sembrare più “generaliste”, ma si è sempre puntato ad un fine ultimo più profondo e consapevole che parlasse di antirazzismo, antisessismo, antifascismo.

Come state affrontando questo periodo così complicato?

In questa fase complicata, abbiamo deciso di puntare su un altro aspetto che ci caratterizza: il bere bene. Abbiamo rinnovato la drink list e selezionato le bottiglie con una maggior cura e consapevolezza, con uno sguardo sia ai produttori locali che a produzioni artigianali in giro per il mondo. Sfruttiamo questo periodo per migliorarci e crescere, di modo che alla fine di questa storiaccia potremo avere un altro punto di forza.

State portando avanti qualche progetto alternativo alla musica live? 

Per quanto riguarda la musica live, al momento non possiamo fare altro che aspettare tempi migliori. Abbiamo aderito all’iniziativa #ultimoconcerto, ma siamo sicuri che il nostro ultimo concerto deve ancora arrivare. L’estate scorsa comunque non ci siamo scoraggiati abbiamo organizzato alcuni eventi all’aperto e rispettando le normative vigenti, e siamo contenti che tutto sia andato bene.

Avete un link crowdfunding o un modo per aiutarvi?

Non abbiamo un link di crowdfounding: fino ad oggi siamo riusciti a gestire le difficoltà economiche con le nostre forze e riteniamo giusto lasciare questi strumenti a chi naviga in acque peggiori. A chi ci vuole bene, chiedo di aiutarci tornando ad affollare i concerti e gli eventi…non appena sarà possibile farlo!

THE FACTORY

(Verona)

http://www.thefactoryvr.com/v1/

Raccontateci un po’ chi siete e la vostra storia. 

Innanzitutto vi ringraziamo per questa occasione! Noi siamo The Factory, un’associazione culturale che opera sul territorio veronese da circa otto anni, principalmente dedicandosi alla musica dal vivo e alla formazione musicale.  Molti di voi ci hanno conosciuti per la nostra attività nella nostra sede storica di Castel D’Azzano, fondata da Bruce Turri (musicista veronese) insieme ad altri soci che si sono susseguiti negli anni. La vera crescita però è iniziata nel 2017 quando Carola Capocchia (studentessa di arte, musica e spettacolo DAMS, scenografa e cantante) e poi Matteo Baroni (titolare di Orion Agency), si sono aggiunti alla squadra. Insieme, abbiamo deciso di fare il grande salto: a febbraio 2020 abbiamo inaugurato la nuova sede di The Factory a San Martino Buon Albergo, uno spazio ibrido di 800 mq, polifunzionale, innovativo e più professionale rispetto alla precedente location.  Ad oggi, nonostante il futuro sia incerto, condividiamo con altri due preziosi amici e soci, John Lapolla (co-fondatore di Rills e Blush Recordings) e Nicolò Lapolla, altri folli e ambiziosi progetti…Di cui però non possiamo ancora svelarvi nulla! A breve news! 

Come state affrontando questo periodo così complicato? 

Beh, prima di tutto cercando di tenere sempre l’umore alto! Cerchiamo di avere un atteggiamento costruttivo, positivo e di non farci scoraggiare da una situazione che fondamentalmente non dipende da noi, ma di cui dobbiamo subire tutte le conseguenze. Spesso per consolarci pensiamo al fatto che si tratta di una pandemia mondiale e ci sentiamo uniti ad altri come noi. Non è sempre facile da accettare, soprattutto perché The Factory, nello splendore della sua nuova sede, ha vissuto una “vita da struttura normale” per sole tre settimane. Era l’8 febbraio 2020 quando ci fu la sua inaugurazione, ma il 23 arrivò il primo decreto per la regione Veneto a bloccare molte attività fra le quali quella live… Poi il resto della storia la conosciamo tutti: sembra incredibile eppure è trascorso già un anno, mesi inimmaginabili in cui ci siamo dovuti completamente adattare. Un esempio, è stata la nostra scelta di organizzare live con i posti a sedere e numero limitato di partecipanti fra giugno (siamo stati fra i primi in tutto il Veneto) e ottobre 2020, degli eventi sicuri in cui è stato scrupolosamente osservato il distanziamento interpersonale, tenuto un registro aggiornato delle persone presenti in struttura, è stata rilevata la temperatura in ingresso, insomma sono state seguite tutte le indicazioni prescritte in materia : questo per sottolineare come in 4 mesi di attività culturali e live in forma ridotta, The Factory si è dimostrata un luogo sicuro (non si sono mai verificati casi di contagio). Ad oggi che dire, la struttura è completamente ferma: palco, sale prova, hall concerti, tutto è spento, in attesa. Ci sono solo due insegnanti che continuano con le lezioni di musica online, poi ci siamo noi dello staff, spesso in ufficio, che continuiamo a lavorare tenacemente sulla programmazione live, sui nuovi contatti, perché vogliamo essere pronti per ripartire non appena le cose andranno meglio. Noi ci crediamo ancora.

State portando avanti qualche progetto alternativo alla musica live? 

Si, abbiamo accolto con molto entusiasmo l’idea dei nostri cari amici Eradius e (decreti permettendo) a fine gennaio vorremmo ospitare un piccolo festival streaming dedicato alle band emergenti veronesi. Stiamo valutando anche una serie di incontri, probabilmente si svolgeranno in diretta sulle nostre pagine social, dedicati alla situazione attuale del panorama musicale.  Parallelamente alla musica, però, siamo anche diventati orgogliosamente punto di raccolta per la “Ronda della carità” (non esitate a contattarci nel caso in cui voleste fare dei doni), grazie all’iniziativa di Rills e Ruscelli, il suo dipartimento focalizzato sulle iniziative culturali, curato da Noemi Ferrari, altra nuova collaboratrice di cui siamo molto fieri.

Avete un link crowdfunding o un modo per aiutarvi? 

Attualmente, ancora no, ma a breve lanceremo un’iniziativa sui nostri maggiori canali social.  Quindi, restate sintonizzati e se vi fa piacere, sostenete The Factory che tenace, resiste!

Carola

CIRCOLO DEV

(Bologna)

https://www.facebook.com/circolodev/

Raccontateci un po’ chi siete e la vostra storia. 

Il Circolo DEV apre il 19 Settembre 2020 e nei suoi primi 35 giorni di attività ospita 42 band e progetti musicali, laboratori di teatro, canto, artiganato con materiali riciclati, incisione su linoleum ed una mostra collettiva promossa da un gruppo di 11 artiste. Il 25 Ottobre chiudiamo come tutti gli altri circoli, da allora procediamo con poche certezze. Di base questo locale è la sintesi delle esperienze che ci hanno segnato e formato negli anni, è il cercare di dare una casa alle arti emergenti ed underground. 

Come state affrontando questo periodo così complicato? 

Principalmente con la certezza che non molleremo questo posto perché quello che abbiamo costruito ci piace molto, e non ci daremo per vinti per nessun motivo. Con molta fatica poi, sacrifici, e bonifici per pagare l’affitto, i lavori di ristrutturazione, il mutuo e tutto il resto. 

State portando avanti qualche progetto alternativo alla musica live? 

Appena abbiamo capito di dover chiudere ci siamo attivati per fare dei concerti in streaming ed abbiamo prodotto ad oggi 5 puntate riconducibili al format DEVliveRY con 5 band più riconducibili agli ambienti della musica estrema e 5 progetti di musica elettronica. Stiamo cercando di migliorare la nostra sezione dedicata a dischi e vinili, organizzandoci con alcune etichette perchè portino qui il loro materiale, stiamo porvando a costruire una sala prove, una camera oscura ed un laboratorio di serigrafia al piano di sotto. Insomma non ci piace affatto stare fermi e proviamo ad utilizzare questo tempo che abbiamo nel migliore modo possibilie. 

Avete un link crowdfunding o un modo per aiutarvi? 

Il nostro crowdfunding in realtà sarà scaduto quando uscirà questo articolo ma c’è sempre la possibilità di acquistare le nostre magliette, mascherine e shopper, ma anche dischi o di fare una libera donazione su paypal alla mail circolodev@gmail.com . Speriamo poi che possiate venire presto a bere un drink qui con noi e godervi un buon vecchio live. Grazie per l’intervista, ci fa molto piacere che vi siate interessati a noi.

SPAZIO 211

(Torino)

http://www.spazio211.com/

Raccontateci un po’ chi siete e la vostra storia. 

SPAZIO211 nasce nel lontano 2000 quando l’associazione sPAZI mUSICALI prende in gestione i locali del centro d’incontro di Via Cigna 211. Inizialmente solo sala prove, dopo diverse serate autoorganizzate diventa un vero e proprio live club nel 2005, trovando la sua triplice anima di incubatrice per artisti emergenti, vetrina per le nuove proposte dell’underground italico (Verdena, Le Luci Della Centrale Elettrica, I Cani, Brunori SAS, Calcutta e molti altri sono passati di qua prima di esplodere) e mecca per gli appassionati delle band di culto di tutto il mondo (Jesus Lizard, Gang Of Four, Suuns, Lali Puna, Joan As Police Woman, e l’elenco potrebbe andare avanti ancora a lungo), nonché meta imprescindibile delle notti torinesi. Nei mesi estivi nel parco attiguo alla struttura ha preso vita il mitico anche se ormai defunto festival sPAZIALE che ha portato in Barriera di Milano il meglio della musica internazionale (Sonic Youth, Mogwai, Mars Volta, Tame Impala…), e ospita da 5 edizioni il festival della città di Torino TODAYS.

Come state affrontando questo periodo così complicato? 

SPAZIO211 è fortemente caratterizzato dalla natura intima della sala concerti che ha sempre favorito un rapporto diretto fra le band e il pubblico, per questo forse ancora più di altre realtà ha sofferto le conseguenze della pandemia, in quanto non solo produttore di eventi ma centro di aggregazione e condivisione. Questo, unito all’impossibilità di tenere i decennali corsi di musica, ci ha sostanzialmente lasciato senza alcuna possibilità di riprendere qualunque attività. Ci siamo così concentrati sull’organizzazione di un festival estivo, il Sun Of a Beach, che potesse avere luogo nonostante tutte le restrizioni in atto, che ha regalato alla città quasi due mesi di eventi sicuramente privi di grandi nomi ma di grande impatto emotivo e musicale. Di nuovo costretti alla chiusura autunnale e invernale, stiamo lavorando alla nuova edizione del festival e dedicandoci alla ristrutturazione dell’edificio.

State portando avanti qualche progetto alternativo alla musica live? 

Deliberatamente abbiamo scelto di non seguire la strada degli spettacoli in streaming, del delivery bar e di tutta una serie di cose che altri hanno messo in atto perché continuiamo a credere nella musica come mezzo per incontrarsi e stare insieme e non come mero prodotto da vendere. Ci stiamo invece concentrando sulla stesura di progetti volti alla riqualificazione del quartiere e all’inclusione sociale, in collaborazione con altre realtà associative torinesi.

Avete un link crowdfunding o un modo per aiutarvi? 

Purtroppo poco prima di capodanno siamo stati vittime di un furto che ci ha privato di gran parte della strumentazione necessaria a far funzionare le sale prova e la sala concerti, a cui quasi miracolosamente è seguita una campagna di mobilitazione che ha coinvolto appassionati, amici e realtà affini da tutta Italia che ci ha sia dimostrato quanto questo e altri luoghi della cultura siano importanti per le persone sia ridato fiducia nel futuro e voglia di ricominciare. La campagna di crowdfunding RIPRENDIAMOCI SPAZIO211 organizzata per questo motivo si trova qui ed è attiva fino a fine gennaio e ad oggi ha raccolto più di 23000 euro, e vorremmo restituire a tutti un luogo che possa essere casa per chiunque ne abbia voglia, o anche solo necessità.

MAGAZZINO SUL PO

(Torino)

https://www.facebook.com/magazzinosulpotorino/about/?ref=page_internal

Raccontateci un po’ chi siete e la vostra storia. 

Il circolo Arci Magazzino sul Po è un’associazione culturale che si occupa della promozione di attività culturali, ricreative e sociali. Siamo all’incirca trenta persone che ruotano intorno al circolo e prestano servizio svolgendo disparate mansioni (direttivo del circolo, baristi, responsabili della sicurezza, fonici, dj, direttori artistici, social media manager, volontari del servizio civile, collaboratori esterni). È Nato del 2005 sulle sponde del Po, precisamente nel lato sinistro degli storici Murazzi, quel luogo non luogo, meta di migliaia di persone di ogni genere che qui hanno trascorso notti interminabili fino al richiamo dell’alba. Il Magazzino ospita diverse tipologie di attività : una scuola di italiano per minori stranieri, corsi di teatro e di percussioni, rassegne teatrali e cinematografiche, serate danzanti, festival. Ma soprattutto, a partire dal 2010, il suo palco ha ospitato centinai di gruppi emergenti italiani e internazionali, con particolare attenzione alla scena torinese. Nel 2014 è stata avviata una rassegna musicale sperimentale “FINOAMEZZANOTTE” a cura di Alessandro Gambo, che ha ospitato decine di band italiane e internazionali, ed è diventata il punto di riferimento della musica live del nord Italia. A partire dal 2019 la direzione artistica del circolo è affidata all’associazione Dewrec  che co- produce eventi, campagne, incontri, tour e video insieme ad altri soggetti allo scopo di promuovere valori e progetti comuni. Il Magazzino sul Po, in collaborazione con Arci Torino e TUM organizza il festival musicale Jazz Is Dead, festival gratuito di respiro internazionale che ha visto la partecipazione crescente di un pubblico sempre più attento alle sonorità. Negli anni ha ospitato i live e le iniziative di diversi festival: SEEYOUSOUND, VARVARA FESTIVAL, TODAYS FESTIVAL, CreativAfrica.

Come state affrontando questo periodo così complicato? 

Questo periodo per noi è molto complicato. In quanto centri ricreativi e culturali siamo stati chiusi per primi a febbraio 2020, e salvo brevi partentesi, il circolo non ha mai riaperto le sue porte. Non abbiamo infatti possibilità nè di svolgere attività ricreative, nè corsi, nè abbiamo la possibilità di somministrare come avviene seppur limitatamente per bar e ristoranti. Abbiamo cercato di portare avanti il progetto di servizio civile, stiamo scrivendo bandi e cercando collaborazioni future, abbiamo lavorato molto sui nostri canali social e sulla comunicazione . Ogni settimana pubblichiamo una rubrica musicale a cura di Gianni U’rss che consiglia il disco per la settimana. Inoltre curiamo una rubrica di cinema, Cinemazzi, – il cinema ai Murazzi, un viaggio alla riscoperta delle perle cinematografiche italiane. Abbiamo lanciato inoltre la campagna Magazzinieri sul Po, un form che i soci possono compilare inviandoci una loro foto, una breve loro narrazione, e un bel ricordo che hanno presso il nostro circolo. Abbiamo pensato che creare rete e stare insieme anche a distanza fosse un buon modo per stare uniti e non far perdere di vitalità uno spazio che diversamente sarebbe vuoto. Nel futuro cercheremo anche di dare più spazio alle attività rivolte allo studio e al co-working. E speriamo di ritornare presto ad ospitare live, artisti, dj set e suoni distorti. Ci mancano, siamo un tutto con essi.

State portando avanti qualche progetto alternativo alla musica live? 

Abbiamo deciso di lanciare una campagna di raccolta fondi, per far fronte alle spese vive  accumulate durante questi mesi e per non incorrere in una possibile chiusura definitiva a cui si andrebbe incontro dovesse perdurare questa situazione di emergenza. La campagna si chiama Magazzino è resistenza. Magazzinieri all’arrembaggio! All’interno della campagna ribadiamo i concetti per cui pra Magazzino è salvaguardia dello spazio, è confronto, è riflessione, è dibattito, è reinventarsi. Ma soprattutto, in questo momento, Magazzino è RESISTENZA .

Avete un link crowdfunding o un modo per aiutarvi? 

Abbiamo pensato a delle piccole ricompense per chi deciderà di sotenere il circolo tramite la campagna, che vanno da un ‘offerta simbolica per la prima festa di apertura al materiale di merchandising (t-shirt, canotte, shopper). La ricompensa più gettonata, però, è la possibilità di iscrivere il proprio nome indelebile su una mattonella rossa dei nostri famosissimi bagni: ci sono persone singole, coppie, gruppi, band, addirittura un cane!

Ecco il link:

https://www.produzionidalbasso.com/project/magazzino-e-resistenza-magazzinieri-all-arrembaggio/

ARCI DALLO’

(Castiglione delle Stiviere, MN)

https://www.facebook.com/arcidallo

Raccontateci un po’ chi siete e la vostra storia.

Arci Dalló è un circolo culturale nato nel 1972. Dopo diverse esperienze, dal 2005 va avanti in totale autogestione. Da allora, un bel numero di soci volontari tiene in piedi, con il proprio lavoro, questa splendida realtà che per me è sempre stata più che una seconda casa. In Dalló si organizzano concerti, corsi, spettacoli teatrali, dibattiti e presentazioni di libri. Per tutto questo servono svariate forze per lo svolgimento e la buona riuscita delle cose. Ognuno si alterna come meglio può per assicurarsi dell’andamento del circolo. Dai turni al bar, all’organizzazione generale, alla sistemazione delle sale per i corsi, la cucina, i concerti e tutto il resto. È un impegno notevole e ognuno ci mette il tempo che riesce a ritagliare dalla propria vita al di fuori di qui. Essendo appunto in volontariato, si son visti diversi alti e bassi per la gestione di tutto. Ma mi sembra che siam sempre riusciti a portare a casa i risultati. Siamo principalmente attivi sugli eventi di musica live, che ci han portato pian piano ad essere percepiti come un piccolo punto di riferimento per la scena underground italiana e internazionale. Principalmente io mi occupo dell’organizzare dei concerti insieme a Marco. Frequento questo posto da quando avevo circa 16 anni, e da qualche anno sono parte attiva del direttivo. È un luogo che mi ha dato e continua a darmi  tantissimo. Le prime volte che venivo a suonarci era un’esperienza incredibile. Nonostante sia a pochi km da casa mia, ha sempre avuto un fascino unico ai miei occhi. Non riuscirei a immaginare un mondo, almeno il mio, senza Arci Dalló!

Come state affrontando questo periodo così complicato? 

Come tutti stiamo affrontando un periodo molto difficile. Le cose che ci tengono in piedi e che ci permettono di pagare le spese sono gli eventi in generale ma soprattutto quelli live. Quindi direi che abbiamo visto momenti decisamente migliori. Mi spiace davvero leggere di tanti altri locali dove son passato a suonare, che, quando sarà tutto finito, non sanno se riusciranno a riaprire (mentre scrivevo ho appreso che ha chiuso i battenti anche il freeride di Perugia…un vero disastro). Faccio fatica ancora ad entrare nell’ottica di cosa ci sarà dopo tutto questo sinceramente. Proprio non ne ho idea. Spero solo che tutto si riassesti al più presto. Anche perché realtà come Arci Dalló e tante altre non avevano vita facile nemmeno prima, tra opinione pubblica retrograda, sgomberi e amministrazioni comunali che non fanno altro che perseverare nella repressione culturale, direi che avevamo già i nostri bei pensieri anche senza dover affrontare queste chiusure forzate a causa della pandemia.

State portando avanti qualche progetto alternativo alla musica live? 

Durante il primo lockdown abbiamo portato avanti diverse cose. Abbiamo organizzato concerti in streaming, creato playlist per tenerci attivi e uniti in questa spiacevole situazione. Abbiamo inoltre collaborato con il banco di comunità di Castiglione per consegnare beni di prima necessità alle persone più bisognose. Poi, attendendo la riapertura che ci sarebbe stata a Maggio, abbiamo coinvolto diversi artisti per organizzare un’asta benefit per il circolo. È stato splendido. Più di 20 persone hanno aderito donandoci una loro opera. Un evento davvero memorabile. Ora continuiamo a lavorare per tenerci attivi nonostante la chiusura forzata. Abbiamo registrato un live natalizio che è stato trasmesso dalla nostra pagina Facebook e ci stiamo muovendo per organizzarne altri. Diverse altre cose dovevano concretizzarsi in questo periodo, tra cui uno sportello migranti, ma essendo perennemente zona rossa, abbiamo dovuto rimandare nuovamente tutto. Non potendo spostarci e trovarci a discutere per buttare giù idee, rende l’organizzazione ancora più difficile. Vedremo nelle prossime settimane cosa succederà.

Avete un link crowdfunding o un modo per aiutarvi?

Stiamo lanciando proprio in questi giorni una campagna a sostegno del circolo tramite produzioni dal basso. Come regalo per chi deciderà di fare una donazione, abbiam deciso di stampare per la prima volta il vinile del concerto natalizio mandato in streaming lo scorso dicembre, dove han suonato Demikhov, Buzzooko, LESLIExNIELSEN e Meteor. In più ci sarà una sorta di libro/fanzine con dentro un sacco di foto che racconteranno la storia del circolo dal 2005 ad oggi.

Il link è: https://www.produzionidalbasso.com/project/sostieni-l-arci-dallo/

ASSOCIAZIONE EKIDNA

(Carpi, MO)

http://ekidna.eu/

Raccontateci un po’ chi siete e la vostra storia.

Ekidna nasce nel 1998 da alcuni amici che volendo accumunare i loro interessi per la musica e i valori della cultura underground, creano un’associazione non a scopo di lucro dove le persone possano riunirsi liberamente per condividere  gli ideali di antifascismo, ecologia, DIY e promozione dell’arte specialmente a livello locale (musica, teatro, arti figurative…). Ekidna si propone come un luogo di aggregazione dove le idee di tutti coloro che ne vogliono far parte si incontrano e si confrontano, concretizzandosi sul lato pratico attraverso l’ideologia DIY che ci permette di valorizzare tramite le abilità personali i progetti in programma che sono: lavori per riqualificazione e il mantenimento della struttura e soprattutto proporre una stagione di eventi varia. Ekidna non vuole essere un locale, ma una piattaforma per i musicisti e artisti, un luogo dove tener viva la scena underground facendo sentire la loro voce.

Come state affrontando questo periodo così complicato? 

Con l’insorgere della prima quarantena e le conseguenti restrizioni estive, ci siamo dovuti porre diversi quesiti sulla nostra sopravvivenza. Non essendo a scopo di lucro rischiavamo di non avere le entrate necessarie per mantenere il nostro stabile, che necessita ancora di molta manodopera e lavori ordinari, oltre ovviamente dover pagare le solite spese fisse. Ma una preoccupazione ancora maggiore era data dalla prospettiva di non poter realizzare i progetti estivi sui quali ci eravamo tanto prodigati, tra i quali la Rottura del Silenzio, il nostro festival più famoso e longevo che si tiene sempre dal 1997 a fine Giugno e il nuovo festivalino estivo Flame Fest, un format diverso e più fresco programmato a fine Luglio. La prima cosa che abbiamo fatto è stato un crowdfunding per porre attenzione su questi problemi e l’affetto di tutti gli amici dell’associazione si è certamente fatto sentire e siamo riusciti ad arrivare alla cifra che avevamo stabilito. Nonostante questo importantissimo aiuto, rimaneva il problema della programmazione, che abbiamo risolto tentando una via mai esplorata prima, ovvero fare una stagione estiva. Non siamo riusciti a fare gli eventi più grandi, era complicato, tuttavia dopo mesi di nulla culturale e con l’aspettativa di non poter riaprire nei mesi più freddi come di consueto, volevamo offrire alle persone uno spazio dove poter assaporare un po’ di normalità e condivisione, seppur distanziati, quindi ci siamo reinventati velocissimi per fare dei piccoli eventi speciali nel nostro giardino da luglio fino a metà ottobre, restituendo un palco ai musicisti della zona e uno spazio sereno e sicuro per i nostri soci. È stata una faticaccia, abbiamo lavorato con sacrificio, ma è stato davvero bellissimo poter tornare a fare quello che ci piace e vedere le persone contente. Al momento, sapendo che saremo rimasti chiusi al pubblico, portiamo avanti i lavori di ristrutturazione e stiamo pensando a come poterci reinventare un po’ per far trovare un Ekidna un po’ rinnovata quando si potrà aprire. Ovviamente stiamo pensando anche alla prossima programmazione estiva, che speriamo ritorni in grande stile ma con qualcosa di nuovo adottato dalla scorsa estate.

State portando avanti qualche progetto alternativo alla musica live? 

Al momento siamo concentrati, come programmato, sui lavori di ristrutturazione della sede, che ovviamente come tutti i locali di musica live o di aggregazione non è al momento aperta al pubblico, quindi ci riposiamo un po’ e ci concentriamo sul futuro e pianifichiamo per quanto possiamo la nuova stagione estiva, aspettando tempi migliori 

Avete un link crowdfunding o un modo per aiutarvi?

Il nostro crowdfunding è ancora attivo (al sito: https://www.gofundme.com/f/make-ekidna-great-again), ma per chi volesse abbiamo reso possibile l’acquisto di alcune t-shirt stampate da noi che trovate sui nostri profili facebook e instagram, oppure si può devolvere il 5×1000 alla nostra associazione. Ovviamente per chi volesse dare una mano o partecipare alle nostre attività la nostra porta è sempre aperta alle nuove leve, futuri volontari o anche solo amici che vogliono darci una mano.

BAHNHOF LIVE

(Montagnana, PD)

http://www.bahnhoflive.com/

Raccontateci un po’ chi siete e la vostra storia.

Bahnhof nasce come sale prove, nel 2009 circa, in seguito alla costruzione del palco si è creata l’associazione e il resto delle strutture in esso contenute. Abbiamo organizzato le prime “feste private” per poi regolarizzassi in tutto e per tutto nel giro di un paio di anni. Come ogni circolo, il suo scopo principale è di promuovere socialità e partecipazione, contribuire alla crescita culturale dei soci e della comunità, divertendosi. 

Come state affrontando questo periodo così complicato? 

Attualmente, con le norme vigenti, siamo chiusi al pubblico. Lo scorso marzo ci siamo trovati a riflettere se e come portare avanti il progetto nonostante le prospettive non siano delle migliori. Durante il primo lockdown abbiamo organizzato una decina di “concert from home”, in diretta su Facebook, poi a giugno una data all’aperto, nel giardino, che è anche riuscita bene, ma è stata purtroppo l’unica. Le risorse per mantenere uno spazio del genere provengono in gran parte dall’attività live e di sala prove pertanto, dal punto di vista economico è dura, al momento stiamo sopravvivendo grazie al contributo interno dei soci utilizzatori delle sale prove e di donazioni.

State portando avanti qualche progetto alternativo alla musica live? 

Ci stiamo muovendo su più fronti, il primo ovviamente sarà farci trovare pronti ad organizzare e ospitare nuovi eventi appena le istituzioni ce lo consentano. Stiamo valutando strade alternative per sopravvivere ad eventuali altri periodi di chiusura forzata con l’organizzazione di live streaming, interviste, presentazione di libri, reading di poesia, dibattiti, poetry slam e altro ancora.

Avete un link crowdfunding o un modo per aiutarvi?

L’anno scorso abbiamo attivato un link per una campagna che è andata bene e ci ha consentito di poter far fronte alle spese fisse durante questo periodo di chiusura forzata e giustificata. Adesso ci troviamo esattamente nella situazione dell’anno scorso e dovremo sicuramente riattivarci. Quello che ci auguriamo è che possiate venire a trovarci di persona il più presto possibile. Per chi volesse sostenerci questi sono gli estremi dove inviare il il vostro contributo: 

Associazione Arci Bahnhof

Iban:   IT43H0306909606100000170888

Causale bonifico: 

Donazione per associazione Bahnhof

ARCI ARTIGIANA

(Fano, PU)

https://www.facebook.com/circoloarci.artigiana

Raccontateci un po’ chi siete e la vostra storia.

Siamo il Circolo ARCI Artigiana di Fano (PU). Il nostro circolo ha una storia pluridecennale, strettamente connessa con il quartiere San Lazzaro di Fano, di cui è stato un punto di riferimento fin dai primi anni del secolo scorso. La storia cambia nel 2014 quando dopo un periodo di decadenza del circolo, un gruppo di soci volontari prende le redini della gestione con l’intento di rilanciare “L’Artigiana” non solo come semplice circolo ricreativo di quartiere, ma anche come circolo culturale a tutto tondo. Nel 2016 abbiamo iniziato ad organizzare, anche con l’aiuto delle piccole etichette indipendenti della nostra città, i primi eventi di musica live e da allora non ci siamo fermati fino all’arrivo della pandemia. 

Come state affrontando questo periodo così complicato?

Putroppo in quanto circolo, le normative vigenti ci hanno costretto a sospendere tutte le nostre attività, quindi ci stiamo organizzando per essere pronti ad una eventuale riapertura con tante nuove idee e a prendere tanti spunti per poterci migliorare. 

State portando avanti qualche progetto alternativo alla musica live? 

Al momento senza la possibilità di svolgere l’attività istituzionale è praticamente impossibile avere progetti alternativi. Comunque speriamo presto di poter attivare delle collaborazioni con altri soggetti e associazioni al fine di portare la nostra esperienza anche aldifuori del circolo, ed essere aperti a tutto il quartiere e possibilmente alla città intera. 

Avete un link crowdfunding o un modo per aiutarvi?

Per ora siamo riusciti a resistere senza raccolte fondi. Però se la situazione pandemia dovesse continuare ancora, sicuramente dovremmo rivolgerci ai nostri soci e amici conuna campagna di crowdfunding per poterci sostenere.

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