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Portrayal Of Guilt – We Are Always Alone

2021 - Closed Casket Activities
post-hc / metal

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Tracklist

1. The Second Coming
2. Anesthetized
3. A Tempting Pain
4. It's Already Over
5. Masochistic Oath
6. They Want Us All To Suffer
7. Garden of Despair
8. My Immolation
9. We Are Always Alone


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La fine dell’umanità porterà la pace su questa Terra.

Poco più di un anno fa i Portrayal of Guilt si rivolgevano così, con un brano manifesto del loro feroce nichilismo, ad una schiera di nuovi fan. Molti di questi furono acquisiti grazie ad un trionfante tour europeo al fianco dei titani Touché Amoré e Deafheaven: la rampa di lancio perfetta per una band che sembrava mettere d’accordo un pubblico eterogeneo, sempre più esigente. E con “mettere d’accordo” si intende far tirare calci sugli stinchi e gomitate sul costato a chiunque si trovasse sotto al loro palco, poca importanza se esperti di post rock, puristi del black metal o hardcore kids saltellanti.

Agli inizi della tragedia COVID-19 -il brusco spezzarsi di questa magia- la band texana vantava nel suo catalogo l’acclamato album di debuttoLet Pain Be Your Guide (2018) e l’EP della consacrazione, “Suffering is a Gift (2019).

Dilatando le crepe del 2020 e scuotendo le macerie di un’industria musicale al collasso, il loro ritorno con “We are Always Alone” li vede più compatti che mai, seppur fragili all’interno. Giovani, disillusi ed angosciati, armati fino ai denti con un arsenale di influenze tanto volatili quanto letali: i Portrayal of Guilt propongono una miscela di screamo, black e noise ambiziosa abbastanza da sorprendere gli incontentabili, pesante abbastanza da far ricredere chi pensava non si potesse dissezionare ulteriormente le viscere di questi generi.

La produzione di Phillip Odom è cristallina ed immensa in questo sophomore album, ed il mix ad opera del veterano Will Yip consolida un progetto ai confini dell’apocalittico, che va ad aggiungersi alla lista di incredibili album heavy nati durante la pandemia (vengono in mente Svalbard e Infant Island).

Fin dai secondi iniziali di The Second Coming è chiaro che la band non abbia intenzione di arrotondare i suoi spigoli, la voce di Matt King tutta stridii e growl intelligibili. Scariche di blast beats e chitarre caustiche affollano le tracce più brevi (They Want us All to Suffer) e lasciano spazio ad abissali passaggi atmosferici nelle più ombrose Anesthetize e It’s Already Over.

Ma è in Masochistic Oath che il culmine viene raggiunto ed il sentimento dell’album intero -l’incontrovertibile solitudine- viene immortalato. “This burden of living never seems to end/In this holy water/In this chamber of sin/Born into filth/I die alone”: le vocals implorano di essere ascoltate, la lettura del testo è difficile da sostenere. Mentre richiami allo screamo classico dei Pg. 99 offrono qualcosa di familiare a cui appigliarsi nei 27 minuti di durata, il grado di disperazione di “We Are Always Alone” raggiunge abissi tutti nuovi.

Inquietante ed inevitabile il parallelismo con il capolavoro black metal dei Mgła “Exercises in Futility”, perchè anche qui, quasi 10 anni più tardi, l’irrilevanza di tutto si riconferma sovrana. Nel 2021, i Portrayal of Guilt si sono fatti portavoce contemporanei di un messaggio ben preciso, ed artigiani del sound perfetto per recapitarlo.

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