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Back In Time

“El Topo Grand Hotel”, quel sole è tutto tranne che freddo

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*Inverno 2001 – Vercelli. Fa freddo, anche troppo, la tv continuamente sintonizzata su canali dedicati alla musica, avidi di nuovi video musicali, nuove band, o vecchie, per noi nuove. In attesa di quelli preferiti, schifati dalla merda pop, infastiditi dalle pubblicità, avidi, troppo. Sentivamo il bisogno, una necessità incessante di qualcosa che riempisse il vuoto della provincia, nutrendo la curiosità di chi non può smettere di scavare a fondo, con il fondo che non si trova mai. Godimento. C’è solo buio, in questa cava, e la televisione è il canarino che cinguetta musiche sconosciute o meno, per farci capire che c’è ancora aria, che possiamo respirare a fondo, senza il timore di restare a corto d’ossigeno. La roba italiana, quella alternativa, ci aveva già investiti nei nostri quindici anni di vita, troppo pochi per avere un quadro completo, trampolino di lancio per i prossimi a venire in esplorazione, nello spazio, sulla terraferma, nelle profondità del mondo, alla ricerca di suoni non allineati o, se allineati, almeno belli, incredibili, che ci lascino a bocca aperta e cuore sfondato. Un giorno, lo schermo sfarfalla, un filtro di un altra epoca si fa largo in quello che, all’epoca, per noi era HD, troppo luminoso, passa un video, la scritta recita “Sole spento – Timoria”, e restiamo in ascolto…

*Inverno – Vercelli 2021. Il tempo è passato troppo in fretta, mi sono girato e mi sono ritrovato vent’anni più vecchio, vent’anni più conscio di quello che è successo nel mondo, e in quello della musica anche, purtroppo, per fortuna, non saprei dire. Spesso la noia viene a tirarmi i piedi, di notte, e nel marasma delle novità, la penna langue, ma scrivo, perché non dovrei? Non ho però più tutto il tempo di una volta, ripenso mestamente a quanto mi rompessi i coglioni ad attendere i videoclip mentre facevo zapping, ora è tutto a portata di click. Quando cazzo sono diventato così nostalgico? Ho sempre mal sopportato la retromania, fintanto che non mi sono reso conto che, ogni tanto, è necessaria. Fanculo. Torno a casa dei miei, spulcio tra i dischi da portare via (fottute case troppo piccole per contenere cose), mi capita sottomano di tutto, fino a che lo sguardo non si posa su un disco mischiato nella sezione “Italia” (eh già). “El Topo Grand Hotel”. Lo estraggo, guardo sul retro, penso “Cristo santo, non ho mai patito questo artwork”, e lì, la consapevolezza: 2001. Vent’anni. Senza volerlo, rieccomi a fare il viaggio a ritroso.

*Inverno – Master Dischi 2001.

“Sicuro di volere questo album?”, la voce del pusher di dischi (alla fine fa bene Bertoncelli a chiamarlo così) è seriamente dubbiosa, conoscendomi.

“Non te l’avrei chiesto. Il singolo mi ha colpito, voglio approfondire.” – la mia è molto più ferma – “E poi, lo sai, ormai la musica alternativa italiana mi ha preso.”

“Come vuoi, ecco qui”, dice battendo il prezzo sul registratore di cassa, lentamente, osservandomi di sottecchi, attendendo un mio ripensamento, che non è arrivato. Ero sicuro.

La scena si sposta a casa mia, il CD è nella radio, il primo brano è proprio Sole spento, niente da fare, la adoro, mi fa impazzire, quel testo, quel “sole in cui sentire freddo”, i suoni che col 2001 non hanno nulla a che vedere, mi ricordano molto di più gli album ’70 che mio padre mi fece ascoltare anni prima, e già lì, sono retromaniaco senza saperlo, mi ci perdo. La traccia cambia, Cielo immenso, dilatata, volendo pure più malinconica, acida, anche se acidi ancora non ne ho presi (c’è tempo, penso), si slabbra. Ad un certo punto arriva Vincent Gallo Blues, mi domando chi sia questo Vincent Gallo, intanto il brano è straziante, le acustiche si mangiano lembi di cuore, sembra un altro mondo, un altro tempo.

*Un momento imprecisato del 2001. MTV fa andare in onda un altro di quei video di cui sentivamo la necessità. John Frusciante? Da solo? E questo video? Lo dirige questo Vincent Gallo. Cazzo, ma è quello del disco dei Timoria?

*2021. Mentre riascolto Vincent Gallo Blues penso, ora che so perfettamente chi sia Vincent (e che custodisco gelosamente “When”), che a lui forse sarebbe pure piaciuto, questo pezzo, così malinconico e disallineato coi tempi. Sorrido, ripensando a quant’ero ignorante, ma nessuno nasce con la scienza infusa, è per questo che scavavamo così a fondo e sempre di più, per non ritrovarci mai più in quella situazione. Parlando di blues, Ferlinghetti Blues, che bella, con quella tromba solitaria sul synth, la voce di Lawrence che pare antica come il mondo, possibile che allora mi piacessero di più i brani tirati?

*2001. Supermaket mi fa impazzire, è una fucilata, poi di certo riprende i Clash, ma è così muscolare, pressante. Il tasto repeat, già consumato, viene premuto un’altra volta, ma poi vado avanti, e anche Valentine è zozzume punk, strafottente, parla di questa Valentine, alla fine chi ha detto che le canzoni “d’amore” debbano essere solo acustiche e lagnose? Nessuno, mica è una regola. Altro sobbalzo, arriva uno scratch, leggo il libretto, DJ Jad, no, dai, non mi va proprio giù che ci siano i tanto odiati Articolo 31 da queste parti. Ma devo ricredermi in fretta, perché Mexico sbalza tutto, J-Ax la fa funzionare, non saranno i Linea 77, ma questo tex mex strafatto ha tutto il suo perché, come la chitarra lacerante della title track, quella appena sotto che frigge, dov’è questo posto? Jodorowskj balla sul funk? Devo comprare qualche suo libro.

*2021. Altro ghigno, penso a quanto non mi siano piaciuti, in fondo, i libri di Alejandro e invece quanto le sue pellicole (“El Topo”, su tutte, mica a caso) e lo “Incal” mi abbiano aperto altri mondi, senza cazzate magiche, solo immaginazione. Il pezzo è perfetto, la sua voce con la batteria impazzita sotto, e il finale acid-rock che si squaglia, una delizia. Altra cosa che mi ero perso all’epoca? Semplice, Fiuczynski, i cui lavori e band sono diventati ben presto tra i miei preferiti di sempre, nei miei viaggi nel jazz più alieno. Alieno? Quindi Mork (quanto non sopportavo quel cazzo di telefilm, e neppure ora, né mai), e ora ce li sento i suoi Screaming Headless Torso nel sangue dei Timo, su questo pezzone, che spacca tutto, le chitarre feroci, la sezione ritmica sfrontata e pressante, e quella belva di Leon Mobley che con le sue percussioni ipnotizza, e la danza si fa forsennata, che follia, ma sapevo cosa stavo ascoltando?

*2001. Cielo Immenso 2 chiude il mio ascolto, e lo fa facendomi partire per altre dimensioni, diametralmente opposta a quella iniziale.

*2021. In che altro modo avrebbero potuto portare a compimento quello che avevano iniziato con “Viaggio senza vento”, anche se quel disco, beh, è quel disco, e il mio preferito è comunque “2020 Speedball”, ma chissenefotte.

*2001/2021. Le mie voci all’unisono: “Quando ancora non sai quel che c’è stato e quel che avverrò, “El Topo Grand Hotel” è lì, incastrato nel tempo, né alternativo, né mainstream, un trip astrale che gronda rock, tutto il rock possibile, quello che difficilmente sentiremo ancora. Non lo ascolterò più, per vent’anni almeno.”

*New Tikal 2041 – Ma questa è un’altra storia……………….che forse non sentiremo mai.

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