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Django Django – Glowing In The Dark

2021 - Because Music
synth pop / neo psichedelia

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Tracklist

1. Spirals
2. Right The Wrongs
3. Got Me Worried
4. Waking Up
5. Free From Gravity
6. Headrush
7. The Ark
8. Night Of The Buffalo
9. The World Will Turn
10. Kick The Devil Out
11. Glowing In The Dark
12. Hold Fast
13. Asking For More


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A tre anni di distanza da “Marble Skies” e a nove dall’omonimo album di debutto, sono tornati i londinesi Django Django, una delle band più autentiche della scorsa decade musicale. A onor del vero, “Glowing In The Dark” – questo il titolo dell’ultima fatica discografica del quartetto – sarebbe stato pronto già all’alba del 2020, ma la sua pubblicazione è stata rimandata allo scorso venerdì: scegliete voi se la causa sia stata la pandemia o il desiderio di non spezzare la solenne regolarità dell’album ogni tre anni (2012, 2015, 2018 e 2021).

Rispetto al passato, la proposta dei Django Django cambia poco – o forse per nulla –, ma dà subito l’impressione di ritrovare quella freschezza che sembrava smarrirsi, in qualche passaggio, nei due (comunque positivi) lavori precedenti, recuperando il brio di “Django Django” del 2012 e mostrandosi a fuoco per tutti e quarantaquattro i minuti di durata di “Glowing In The Dark“. Il sound degli inglesi continua a muoversi agilmente fra synth pop, surf rock, indie rock, new wave e (neo)psichedelia, conservando ancora tracce di folk, disseminate qua e là, e di un flirtare discreto e misurato con la club culture, evidente nei sottotesti alternative dance e nelle vaghe influenze acid house, tratto distintivo della band sin dagli esordi, oltre che in sede live. 

Il concept alla base di “Glowing In The Dark” è la fuga dall’ansia di questa fase storica: sfidare la gravità, in senso metaforico, diventa una dichiarazione d’intenti, un caldo invito all’ottimismo, in un viaggio che prende le mosse dal vortice acido di Spirals, gioiellino di pop psichedelico contaminato di dance rock e di reminiscenze post-disco, e che si spegne con il pop surfeggiante e (ancora) danzereccio di Asking For More. Nel mezzo, c’è tutto il dinamismo dei Django Django, in un percorso decisamente più articolato di quanto sembri dopo un paio di ascolti.

Dal timbro solare e vagamente sixties di Right The Wrongs, che non rinuncia a un sottile esotismo e alle colorazioni più psichedeliche, si salta verso l’uptempo di Got Me Worried, vicino agli esordi, immerso in un’atmosfera simil-carnevalesca e impreziosito da una brillante divagazione world in coda, ma “Glowing In The Dark” è anche la trama orientaleggiante di Night Of The Buffalo – che potrebbe rievocare addirittura qualche colonna sonora morriconiana – o il delizioso levare di Kick The Devil Out, una delle più nette virate in direzione funk di Maclean e soci, e perfetta incarnazione dello spirito di questo album. In questo contesto, non appaiono fuori posto nemmeno la beatlesiana The World Will Turn o il suadente ed estremamente adesivo pop di Waking Up, con Charlotte Gainsbourg alla voce, che trasporta su una spiaggia non troppo affollata in un pomeriggio di fine primavera. 

Al già citato Night Of The Buffalo è perfettamente collegato The Ark, forse l’episodio meno immediato del lotto, ma anche uno dei più affascinanti: l’oscurità divora l’anima più dance e acid house della band, sfociando in sonorità industrial leggere e dal retrogusto anni Novanta, un attimo dopo la spensieratezza eighties di Headrush. Completano l’opera Hold Fast, ancora in lande dance-pop, Free From Gravity e, soprattutto, il pezzo che presta il proprio il nome all’album: se il primo, pubblicato come singolo, esprime al meglio il gusto per gli anni ottanta, con un synth pop molto ben costruito, la title track è segnata da un sorprendente quanto irresistibile incedere UK garage e palesa un potenziale che troverà piena espressione in sede live o in qualche DJ set. Nell’attesa, comunque, lasciate che testa e piede assumano vita propria durante un ascolto in cuffia. 

Glowing In The Dark“, se non la migliore, è molto vicino a essere la manifestazione più fulgida fin qui conosciuta dei Django Django: la gamma di spunti offerti è più che mai ampia, rendendo obbligatori diversi ascolti per poterla apprezzare appieno, ma il filtro pop – che ammanta tutto l’album senza snaturare la proposta artistica del quartetto – conferisce l’omogeneità e la compattezza necessari per dare equilibrio e ordine. In “Glowing In The Dark” ci sono i Django Django che conoscevamo, quelli saranno e quelli che calcheranno (speriamo presto) i palchi di tutto il mondo: perfettamente riconoscibili, ma mai prevedibili.

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