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Blanck Mass – In Fernaux

2021 - Sacred Bones Records
elettronica

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Tracklist

1. Phase I
2. Phase II


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Due fasi complementari, due rette parallele che si espandono all’infinito. Il progetto solista del musicista britannico Benjamin John Power atterra su una piattaforma lineare di sperimentalismo elettronico. L’industrial di “In Fernaux”, prodotto dalla Sacred Bones Records, è un’elegante shape contemporanea di Arte musicale. Intimistico, avanguardista e protettore, il sound di Blanck Mass si intrufola, in punta di piedi, tra le icone della scena discografica internazionale.

L’ascesa verso lo spotlight della musica era partita nel 2012, quando il brano Sundowner fu scelto per aprire lo spettacolo della cerimonia delle Olimpiadi di Londra. L’anno seguente Benjamin John Power ha aperto un concerto dei Sigur Rós e qualche tempo dopo si è avvicinato anche all’universo del soundtrack, partecipando alla colonna sonora di un episodio della serie tv “Limitless”.

Già membro dei Fuck Buttons, Benjamin John ci regala oggi un progetto futuristico di raffinata eleganza musicale. Phase I, la prima fase del Tempo. Sonorità orientali si compenetrano in note di purismo elettronico, in una track di circa 20 minuti. La psichedelia del synth si fa carne, Verbo del Credo industrial. Nella celebrazione contemporanea delle note, l’ascolto si lascia trasportare da un mood andante, leggero e vibrante. Una voce di sottofondo, inquietante e gutturale, “farfuglia” argomentazioni impercettibili. Al di là della spettrale atmosfera c’è una luce invitante, che abbaglia la nostra percezione. Ammalia la sua scintilla, atterrisce la sua visione. Il brano si estende su piani disposti in un climax ascendente, capaci di indurre emozioni contrastanti. La narrazione sequenziale si articola in fasi statiche e dinamiche che non suscitano alcun momento di tedio. Sul finale il sound assume aspetti cinematografici, mimando i movimenti di un’ambientazione lacustre.

La conclusione di Phase II si apre con un sound disturbante, da effetto confusionario e graffiato. Lo stridere strumentale atterrisce il pubblico, resettando ciò di cui aveva goduto nella track precedente. Voci inaudibili ci costringono subito ad un ascolto selettivo sociale. Siamo proietatti in una sala comune, dove un dibattito anglofono dal più che riconoscibile accento americano fa da ouverture alla track più enigmatica tra le due. Dal caos emerge un’esigenza produttiva di note distendenti, vittime dell’affanno comunitario in cui trascorriamo il quotidiano. Negli ultimi minuti del brano è un pianoforte a rendere immobile il nostro sguardo. Come un catalizzatore ipnotico, ci svela le sincere intenzioni celate all’interno di un album avanguardista.

A due anni da “Animated Violence Mild“, Blanck Mass dà un segno tangibile della propria intenzione discografica, rendendo asciutto e incisivo il “parlare elettronico”. Scevro da ogni arzigogolo espressivo, l’album è conseguenza di un labor limae progettato per una audience esigente e mai paga.

Nel naufragio (in fernaux) di Benjamin John Power c’è tutta la bellezza e la disperazione della civiltà in cui esistiamo. Soffocati e travolti da una retrospettiva orizzontale, dal percorso di una strada in discesa che termina nell’abbraccio di una luce crepuscolare, pronta ad infrangersi (dal cielo) sul suolo terrestre.

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