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FM Einheit – Exhibition Of A Dream

2021 - Cold Springs
sperimentale

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Tracklist

1. FM Einheit / Apichatpong Weerasethakul - Memory
2. FM Einheit / Lee Ranaldo - Alpine Traum
3. FM Einheit / Émilie Pitoiset - Le Baiser Du Supion
4. FM Einheit / Susan Stenger - Dark Dream (In D)
5. FM Einheit / David Link - Death Progression
6. FM Einheit - The Seven-Year Dream
7. FM Einehit - FFW
8. FM Einheit - Dream, 17 February 2017
9. FM Einheit - The Dungeon
10. FM Einheit - Un Sognio Tessuto In Tapeto
11. FM Einheit / Susie Green - Joyful Pleasure
12. FM Einheit / Genesis Breyer P-Orridge - Creation Re/Created


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FM Einheit, architetto e demolitore. Mufti, la parte del tutto che fu negli Einstürzende Neubauten, che vide oltre il velo del cemento. Anni di sperimentazioni ed espressione, non solo impresse su disco, portate nelle gallerie, esibizioni estemporanee, futuro e retrofuturo, brutalismo in musica. La sua visione è sempre stata differente e sempre lo sarà, anche quando si tratta del sogno, oltre la realtà.

Il tempo è relativo, quando di parla di Einheit, così “L’exposition D’un Reve”, qui “Exhibition Of A Dream” comincia a formarsi nel 2017, e come un sogno prende forma in luoghi diversi, dalla base della Fundação Calouste Gulbenkian di Lisbona, fino allo suo studio privato, e di sogni parla, anzi, fa parlare i sogni, suoi e altrui. Non solo col martello stretto nel pugno, pronto a disintegrare la realtà, ma con nell’altra uno scalpello, in grado di rifinire, un pennello per colorare per poi aprire le porte dell’esibizione al mondo. Non solo da solo. C’è sempre qualcuno al suo fianco. A osservare, a raccontare, a esistere.

I sognatori, con grandi sforzi, rimembrano la materia dell’inconscio e la mettono a disposizione dell’architetto, narrano con calma esperienze mai accadute, quantomeno in questo mondo e lui e i suoi musicisti (Robert Poss, Saskia von Klitzing, Volker Kamp), abili nel dargli manforte, smuovendo le acque, seguendo il flusso. Quando a raccontarsi è David Link (già al fianco di Alex Newport altrove, nei Theory Of Ruin), il presagio di sventura Death Progression diventa funk, scheletrico, smussato, sbiellato. Il regista Apichatpong Weerasethakul dal cielo piove jazz, di quello sì free, ma non troppo, melodia che scheggia in una danza a singhiozzo. Lee Ranaldo si mette a nudo in un magma indie rock, suono che tanto gli è caro, con le chitarre che colano da ogni parte, scintillano, calme e Alpine Traum è già bellissima. Ancora jazz, che si veste per techno minimaliste per andare all’appuntamento con Emilie Pitoiset, Le Baiser Du Supion è sospesa lì, languore elettronico, chiese gotiche che crollano. E quanto orrore, paura, delirio, sangue e lacrime (le mie) a sentire la voce di Genesis Breyer P-Orridge, ancora una volta, come fosse ancora qui a renderci insicuri, tanto che Creation Re/Created potrebbe non essere un sogno, ma la sua vita, una vita passata al limite di tutto, del mondo, del sesso, in sospensione, noise in punta di piedi, bassi che incedono, lamiere passate al coltello, un suono interminabile ad accompagnare questa voce antica come le nostre passioni, in un crescendo in cammino verso l’oblio.

Quando a sognare è Einheit, la materia cambia di nuovo contenitore, e lì muta, dalla marcia jazzfunebre di The Seven-Year Dream alla fulminea krautata Can(onica) Dream, 17 February 2017, giù, giù, fino agli spaventosi incubi in free form dell’allucinata, psicodronica Un sognio tessuto in tapeto, quasi una danza tribale, flippata in un trip in fase REM, in un posto che non è, né mai sarà.

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