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Hidden Tracks

Hidden Tracks #5: No Metal In This Battle, oplen, Naoko Sakata, Joel Gabrielsson, Noêta, Youth Code x King Yosef, DROTT, Johan G. Winther

Quanti brani ogni giorno, ogni settimana, ogni mese vengono pubblicati, ascoltati distrattamente e poi finiscono sepolti sotto un mare di altre uscite, a sgomitare per emergere e troppe volte divorati da pesci più grossi e più importanti? Questa è una delle tante domande esistenziali che ci poniamo ogni giorno in redazione, e a cui dopo alcuni tentennamenti e tentativi falliti abbiamo cercato di formulare una risposta.

Hidden Tracks vi accompagnerà periodicamente con i nostri brevi consigli riguardanti alcuni brani pubblicati in queste settimane e che riteniamo interessanti. Progetti da tenere d’occhio, di cui forse sentirete parlare nei prossimi tempi, provenienti in tutti i casi da quell’universo sommerso che più ci sta a cuore e che pensiamo sia giusto e stimolante seguire dal principio. In poche parole, la musica di cui non tutti parlano.

No Metal In This Battle – Shimokita

Sempre più di frequente sonorità e ritmi afro si fanno spazio tra le strutture del math-rock con risultati parecchio soddisfacenti. È il caso dei lussemburghesi No Metal In This Battle, che festeggiano il decimo anniversario di carriera, con un doppio singolo – il primo di una serie che la Don’t Trust A Bear Records pubblicherà lungo tutto il 2021 – dal quale ascoltiamo la prima traccia, intitolata Shimokita. 5 minuti di afro-beat e post-punk ben strutturati ma movimentati che riportano alla mente tanto i Battles quanto i begli anni del kraut che ogni tanto ci piace rivivere.

oplen – N

Sonorità psichedeliche e avvolgenti nel dark ambient di oplen, progetto di cui è titolare l’artista svedese Henrik Sunbring, pronto a tornare il prossimo mese con il quase omonimo Ep “O-P-L-E-N“, in uscita il 26 marzo su Ohm2recordings e Luftrum. Il primo estratto, intitolato N, è un crescendo ipnotico fatto di sonorità scure e ritmiche ossessive, un viaggio inquietante in cui le atmosfere sintetiche dell’IDM si mescolano all’emozionalità esplosiva del post-rock. Attenti all’efficacissimo video allucinogeno di Gustaf Järver.

Naoko Sakata – Improvisation 3

Photo: Anna Von Hausswolff

Uscirà il prossimo mese su Pomperipossa Records – l’etichetta di Anna Von Hausswolff – “Dancing Spirits“, nuovo album della pianista giapponese Naoko Sakata. Come da titolo, sarà un viaggio in un universo di entità ultraterrene che alcuni potranno trovare inquietante, altri rassicurante, ma che in ogni caso si preannuncia interessantissimo e suggestivo. Date un ascolto al primo estratto, Improvisation 3, che riassume bene l’approccio sperimentale e estremamente libero dell’artista nipponica allo strumento. Vi farà stare male, nel senso buono del termine.

Joel Gabrielsson – Morning Light

Prima che Bon Iver perdesse la bussola e cominciasse a produrre musica carica di hype ma scarica di sentimento, era un fuoriclasse che con le proprie canzoni dipingeva paesaggi unici, suggestivi ed estremamente emozionanti. Scomodiamo forse paragoni ingombranti, ma lo svedese Joel Gabrielsson ci riporta a quei tempi con la sua Morning Light, ballata onirica che, con efficace semplicità, unisce al tutto anche le atmosfere di Jònsi e del Sufjan Stevens che più ci piace. Tra qualche settimana potremo approfondire il caso nel suo Ep di debutto “Citadel“, in uscita su Jivvär Records.

Noêta – Dawn Falls

(c) William Faucher

Êlea arriva dalla Norvegia, Ândris dalla Svezia e assieme formano i Noêta, il cui nome deriva dalla filosofia greca. Mischiando gli estremi del Vecchio Continente e viaggiando attraverso i venti della Storia e delle sue radici trovano il loro spazio. Una musica pagana, poetica, toccante e intensa battezza il loro operato, e Dawn Falls non fa differenza. Un brano che parla di come nelle relazioni umane, tradite le speranze e ciò che le accomuna, trovano rifugio nel dolore. Il brano è contenuto nel nuovo album “Elm“, in uscita il 23 aprile per Prophecy Productions, che liricamente nasce dall’eponimo poema di Sylvia Plath.

Youth Code x King Yosef – Looking Down

Dopo il devastante “Commitment To Complications” non potevamo attenderci nulla di meno feroce per il nuovo lavoro degli Youth Code. Sara Taylor e Ryan George infatti continuano a pestare duro nell’alveo dell’EBM più pestata e lo fanno unendo le forze con il produttore trap-metal King Yosef. Il risultato? Pezzi a trapano come Looking Down. Non vediamo dunque l’ora di scapocciare ascoltando “A Skeleton Key In The Doors Of Depression“, che si preannuncia essere uno dei dischi più succulenti di marzo.

DROTT – Shikoba

Cosa accade quando gente come Arve Isdal (chitarrista degli Enslaved), Ivar Thormodsæter (l’uomo che siede dietro le pelli degli Ulver da sei anni a questa parte) e il violoncellista Matias Monsen uniscono le forze? Ascoltate Shikoba e lo saprete. I DROTT (questo il nome del trio), con sapienza alchimistica, mischiano funzioni jazz norrene, folk altrettanto nordeuropeo e brucianti chitarre per dare vita ad un suono che ha lo stesso effetto del ghiaccio tenuto in mano per troppo tempo. Il loro EP di debutto arriverà il 5 marzo, ma speriamo che sia solo l’anticamera di qualcosa di più grande.

Johan G. Winther – Blacken The World

Torniamo ancora una volta in Svezia, questa volta per incontrare Johan G. Winther. Lo scorso anno “Penumbra” dei suoi Barrens fu amore a prima vista, forte di un post-rock tanto intenso quanto oscuro e poco telefonato. Dismessa l’elettricità il chitarrista di Gothenburg si addentra in paesaggi bucolici, landscape nati dai sogni e dalla consapevolezza del suo essere genitore. Blacken The World è parte di “The Rupturing Sowle” (licenziato dalla solita Pelagic Records che non ne sbaglia una), e pare sarà un viaggio atemporale in volo su un mondo in cui la luce arriva fioca ma che scalda più di cento stelle. Ascoltare per credere.

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