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Back In Time

“Ten Summoner’s Tales”, i racconti pop di Sting

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Gordon il pungiglione registra questo album -che molti considerano meno introspettivo del precedente (“The Soul Cages”, 1991)- tra Londra e New York e ormai può permettersi il lusso di giocare con il suo nome e di sperimentare con la sua musica. Il divertissement linguistico qui parte dal suo cognome (Sumner, ndr) e tira in ballo uno dei pilastri fondanti della letteratura inglese, quel “Canterbury Tales” che, nel corso del 1300 sdoganò il volgare inglese facendolo assurgere a lingua letteraria.

Per il suo quarto album in studio Sting racconta i suoi tales intrisi di amore e di moralità dando vita ad un lavoro discografico con 12 tracce; a pensarci adesso, nell’epoca degli EP da tuttoesubitocompraonline verrebbe da dire “Che lusso!”; e come è giusto che accada, in un album di tale fattura l’ascoltatore medio ci trova 2/3 “pezzoni indimenticabili”. Se è vero che l’aria gotica e inquietante di The Moon over Bourbon Street (“The Dream of the Blue Turtles” 1985) si è di molto stemperata, è anche vero che lo stesso velluto liquido scorre nelle note di Fields of Gold.

A volerci guardare indietro, la freschezza di quegli anni ritorna, immutata, alla nostra memoria auditiva con Seven Days e She’s Too Good For Me si abbevera brevemente alla fonte sacra di “Innuendo” dei Queen; dura solo un battito di palpebre, ma emoziona ancora. L’attribuzione del genere non è facile, data anche la caratura e l’ecletticità del personaggio; ma chi ha amato i Police e Sting con il suo percorso da solista e da uomo impegnato in cause umanitarie e a difesa del genere umano non può, invece, che concordare con Erlewine quando asserì che

Dopo due album di pacato, maturo pop influenzato dal jazz, Sting ha dato vita al suo primo inconfondibile album pop dai tempi dei Police con “Ten Summoner’s Tales”.

Il disco venne pubblicato con A&M, che in seguito non si rivelerà l’esperienza migliore della sua carriera in fatto di labels e, nel corso dell’anno, divenne tre volte disco di platino. Inoltre vanta anche il primato di essere stato il primo album acquistato su Internet in modo sicuro al modico prezzo di circa 13 pounds.

E mentre facevamo conoscenza con il Web, nasceva l’ Europa e moriva la Cecoslovacchia, Di Pietro lavorava alacremente nel suo ufficio meneghino e la mia generazione aveva ancora gli occhi chiusi pensando al meraviglioso futuro che ci aspettava.

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