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“The Clash”: ribelli con una causa, qualunque essa fosse

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I primi due concerti suonati dai Clash furono, insieme ai Damned, di supporto ai Sex Pistols il 4 e 6 luglio 1976. In mezzo, il 5 luglio, i membri delle tre band assistettero alla tappa londinese dei Ramones. Potendo tornare con la macchina del tempo a Londra quei giorni, ci si potrebbe godere un concentrato irripetibile di storia del punk in 48 ore. In quel momento, la scena punk inglese non era ancora esplosa fuori del suo circuito ristretto di persone e locali. Dall’altra parte dell’oceano, i Ramones avevano fatto il loro esordio discografico ad Aprile, tra l’entusiasmo della critica e dei frequentatori del malfamato CBGB di New York, ma raccogliendo solo un posto 111 in classifica. L’onda arrivò però nel Regno Unito dove, invece, montò ben più alta: Anarchy In The U.K., il singolo di esordio dei Pistols pubblicato a novembre arrivò al numero 38. Evidentemente, nella vecchia Gran Bretagna il punk era una necessità più sentita che nel nuovo mondo ed era solo l’inizio che preludeva all’esplosione del 1977 con un quartetto micidiale di album punk, tutti nella top 40. In ordine di uscita: “Damned, Damned, Damned”, “The Clash”,“In The City”,“’Never Mind Yhe Bollocks’, Here’s the Sex Pistols” (dritto al numero 1!).

Era l’8 aprile quando la CBS rilasciò il primo eponimo LP dei nostri eroi. All’accusa di aver tradito l’etica punk firmando con una major, Joe Strummer rispose: “Firmare quel contratto mi ha messo a disagio. Ci ho pensato molto, ma ora ci ho fatto pace: prima potevo pensare solo allo stomaco vuoto, ora sono libero di pensare e e di scrivere di ciò a cui sto pensando. Sono stato nella merda cosi’ tanto tempo che, solo perché prendo 25 sterline alla settimana, non mi trasformerò in Rod Stewart”.

The Clash” è un disco di 14 tracce su 34 minuti: una durata media di 2:40 a pezzo. È salvaguardato il record del debutto dei Ramones: 14 tracce per 29 minuti, 2:07 in media. Ma la sostanza è più o meno quella, con poche novità. Batteria sempre uguale in 4/4, basso che non va da nessuna parte ma resta ancorato alla batteria e ad armonie semplici. Prima differenza fondamentale: due chitarre. In particolare, i lick e i solo di Mick Jones, sparsi qua e là, rivelano un gusto rock’n’roll che non e’ puro e duro punk. Non è un caso che lo stesso chitarrista, successivamente, avrebbe preferito non suonare più dal vivo alcuni degli episodi di questo disco considerandoli musicalmente troppo acerbi. Va detto che, a distanza di decenni, “Ramones” sembra invecchiato meglio di “The Clash” e suona più coeso e convincente, con canzoni molto più attraenti. Tuttavia, la band di New York rimarrà sempre uguale a se stessa per tutta la sua storia, mentre quella di Londra dimostrò ben altra apertura a ciò che succedeva fuori dal ristretto mondo punk.

Questa apertura si fa chiara, sorprendente per l’epoca, già nell’unica cover del loro primo album. Police And Thieves, una canzone giamaicana di protesta: “Polizia e ladri per la strada / Combattendo la nazione con le loro pistole e munizioni”. Un reggae di Junior Marvin, giunto l’anno prima al successo internazionale e diventato iconico a Londra in occasione del Notting Hill Carnival del 1976; il primo di una serie a sfociare in rivolte contro la polizia che bullizzava la comunità caraibica di Londra. La cover suscitò l’indignazione purista di Marvin: “Hanno distrutto l’opera di Jah!”. Ma non quella di Bob Marley. Il re del reggae benedisse l’appropriazione culturale dei giovani teppisti inglesi, facendosi ispirare per la sua “Punky Reggae Party”, uscita solo tre mesi dopo: “E’ una festa punk-reggae e va bene cosi’ / Ci saranno i Wailers / The Damned, The Jam, The Clash”.

Questo afflato, diciamo pure “anarchico” e “internazionalista”, che guadagna loro il rispetto addirittura di Bob Marley, rappresenta la grossa novità che appare subito evidente dal disco. I “Clash” non adottano né il nichilismo dei Sex Pistols, né il minimalismo dei Ramones. Loro, a differenza degli altri, sono “ribelli con una causa”.

È innamorato del Rock’n Roll, wow / E’ innamorato delle canne, wow / E’ innamorato di Janie Jones, wow / Non gli piace il suo noioso lavoro, no”. Sesso, droga e rock’n’roll con un messaggio politico. Il disco comincia con Janie Jones, dedicataa una icona della libertà sessuale inglese: modella del topless cabaret degli anni ‘60, incarcerata successivamente per sette anni a causa di una condanna per sfruttamento della prostituzione, probabilmente dovuta più a una reazione del mondo conservatore al suo stile di vita pubblicamente “promiscuo”. Joe Strummer divenne un grande amico della Jones, trasformandola in icona punk.

Il messaggio ribelle diventa esplicito e violento in White Riot, il singolo che anticipò l’album e giunse al 38 in classifica: “Rivolta bianca, voglio rivoltarmi / Rivolta bianca, una rivolta che mi appartenga / L’uomo nero ha molti problemi / Ma non gli pesa tirare mattoni / I bianchi vanno a scuola / Dove gli insegnano a essere ignoranti”. Strummer rimase evidentemente colpito dalle proteste di Notting Hill, cui partecipò con Simonon, ed eccolo auspicare che anche i bianchi, magari guidati dal movimento punk, facciano la loro rivolta. “Se vengo aggredito / Rispondo con forza doppia”, rafforza il concetto Strummer su Hate And War. Se segui le regole, non ne ricaverai nulla”, insiste in Cheat.

Ed ecco che in “The Clash” sono dunque ben gettate le basi di quello che il famoso disco del 1982 battezzerà “Combat Rock” allorché, contraddittoriamente, i Clash diventeranno ormai mainstream: avrebbero dovuto combattere contro se stessi a quel punto? Di fatto, saranno una parabola e un successo veloci e fulminanti quelli di questi punk inglesi, già stati “nella merda per tanto tempo” e che negli anni ‘80 esploderanno, imploderanno e si scioglieranno. Per confluire in percorsi solisti che, raramente e con la parziale eccezione di Strummer, manterranno rilevanza.

The Clash” è l’atto fondativo della “unica band che davvero importa”, come vennero definiti, perché dicevano le cose rilevanti per i giovani emarginati del Regno, prima toccati dalla depressione laburista e poi dal rigore thatcheriano. In questo ambiente il seme del punk inglese fiorisce, trovando in questo disco la sua causa da combattere: qualunque essa fosse, i Clash ne furono i gloriosi portabandiera.

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