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Årabrot – Norwegian Gothic

2021 - Pelagic Records
noise rock / art rock

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Tracklist

1. Carnival of Love
2. The Rule of Silence
3. Feel It On
4. The Lie
5. The Crows
6. Kinks Of The Heart
7. Hailstones For Rain
8. The Voice
9. Hallucinational
10. (This Is) The Night
11. Hard Love
12. Impact Heavily Onto The Concrete
13. Hounds Of Heaven
14. Deadlock
15. The Moon Is Dead
16. You're Not That Special


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La musica riesce ad essere imprevedibile sempre e comunque, come quando pensi che un artista abbia raggiunto il suo picco ma vieni puntualmente smentito. 

Escludendo un paio di EP più sperimentali, avevamo lasciato i norvegesi Årabrot  con il precedente “Who Do You Love“, un album bello ma non esente da difetti che vedeva la band di Kjetil Nernes (e Karin Park) alle prese di un continuum evolutivo che era iniziato con lo stupefacente “The Gospel“. Ad oggi possiamo dire che l’eccessiva eterogeneità del precedente lavoro non fosse nient’altro se non la base di partenza per quello che rappresentano oggi gli Årabrot di “Norwegian Gothic” che già dal titolo e dall’artwork suggerisce un approccio ancora più teatrale ma al contempo ancorato più che mai a certe strutture rock.

Come ammissione dello stesso Kjetil, la musica dei norvegesi si è spinta negli ultimi anni sempre più verso la forma canzone rock più pura e pura pur conservando quell’aura morbosa e oscura che rappresenta da sempre il loro trademark. La grandezza di un disco come “Norwegian Gothic” sta tutta in questo perfetto equilibrio tra il pesantissimo noise-rock a metà tra i Melvins e i Jesus Lizard, le influenze avanguardiste di Swans e Current 93 e quell’approccio noir al cantautorato tipico di Nick Cave o Scott Walker.

Ed è così che in quasi un’ora di musica veniamo sbalzati a destra e sinistra tra micidiali bordate noise di Kinks Of The Heart e Deadlock, le poppeggianti The Lie e Feel It On e il rock gotico di Carnival Of Love e The Crows. Il tutto passando per il post-punk di This Is The Night, le marzialità Cave-iane di Hounds Of Heaven e l’elettro rock di The Rule Of Silence, sorta di ponte tra i primissimi Death In June (quelli di Heaven Street tanto per intenderci) e gli Swans più gotici le cui influenze si palesano anche nella stupenda Hailstones For Rain.

La toccante Hallucinational divide idealmente Norwegian Gothic in due parti e lo fa grazie ad un’immensa interpretazione di Karin Park, a metà strada tra Scott Walker e Björk. I due picchi del disco vengono infine raggiunti con l’incredibile duetto tra Kjetil e Karin in Hard Love e i sette minuti della cupissima The Moon Is Dead un incubo industrial-noir figlio deforme dei Current 93 e della scuola dark-jazz.

Come accade per tutti i grandi dischi, anche la produzione rappresenta uno dei punti di cardine, con un suono pressoché perfetto ad opera di Jaime Gomez Arellano che dona grande potenza e naturalità al crossover musicale degli Årabrot.

Scritto e prodotto nella chiesa-casa in cui vive la coppia Nernes-Park edimpreziosito dalle collaborazioni speciali come Lars Horntveth (Jaga Jazzist), la violoncellista Jo Quail, Tomas Järmyr (Motorpsycho), Anders Møller (Turbonegro, Ulver) e Massimo Pupillo (Zu), “Norwegian Gothic” si candida di diritto come il miglior lavoro della carriera degli Årabrot nonché uno dei migliori dischi degli ultimi anni.

Lautréamont non ha mai suonato così rock and roll.

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