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666° Minuto: storie inconsuete di calcio e musica

Nella calma piatta di questi primi giorni di una primavera gelida come non mai una notizia ci ha fatto sobbalzare dalla sedia: il Sogndal IL, squadra di calcio che milita in 1. divisjon, la seconda divisione del campionato di calcio norvegese, avrà stampato sulle proprie maglie il logo dei Vreid, band black metal originaria appunto di Sogndal in procinto di pubblicare il nuovo album su Season Of Mist. Il black metal in Norvegia è una vera e propria istituzione, certo più del calcio, ma mai nessuno si era ancora azzardato ad un simile, meraviglioso, accostamento. Il tutto è stato sicuramente propiziato dal fatto che Eirik Bakke – attuale allenatore del Sogndal, con un passato glorioso da calciatore tra le fila del Leeds United – sia un grande amico di 3 dei membri dei Vreid, che per altro sono grandi tifosi del team.

Ci piace comunque fantasticare e pensare che quello tra il metal, black o altro fate voi, e il calcio sia un sodalizio percorribile anche in futuro. Ci pensate? Non sarebbe bello il logo dei Mayhem sulla maglia della Juventus, o quello dei Darkthrone al posto del rinnovato stemma dell’Inter, o ancora una joint venture tra Cannibal Corpse e Milan per un nuovo inno, ora che i rossoneri stanno tornando ai piani alti del campionato?

Oppure questo

Forse non ve lo abbiamo mai raccontato, ma ora dovreste averlo capito: oltre che di musica siamo ovviamente grandissimi appassionati e tifosi di calcio, e spesso le nostre riunioni editoriali si trasformano in becere faide tra tifoserie avversarie, imbarazzanti sfottò ma anche raffinate analisi tecnico-tattiche. Ecco, questo articolo è il modo migliore che abbiamo trovato per coniugare per una volta queste due nostre grandi passioni, la musica – preferibilmente la più marcia possibile – e il pallone. Ma come? – direte voi – il calcio è il regno del reggaeton, del rap più dozzinale e di altre amenità simili. Certo, avete ragione, ma ci sono delle curiose eccezioni.

ATTACCAMENTO ALLA MAGLIA

Quella del Sogndal non è in realtà il primo caso di una band che finisce sulle maglie di una squadra di calcio, ma è certamente il più estremo e concreto. In passato però, già i Mogwai, tifosissimi del Celtic Glasgow e appassionati di calcio in genere (splendida la loro colonna sonora del documentario “Zidane: A 21st Century Portrait“), qualche anno fa hanno pensato bene di sponsorizzare una squadra giovanile di Roystonhill, cittadina vicino alla capitale scozzese. I fortunati ragazzini di quella che è stata ribattezzata non a caso “Young Team“, giocarono le proprie partite con sulla maglia stampato, invece che il logo dozzinale della macelleria del quartiere, quello della più importante band post-rock in circolazione. Niente male, eh?

Nel novembre del 2019, invece, gli Iron Maiden realizzarono in collaborazione con il West Ham United una divisa a tiratura limitata con la scritta IRON MAIDEN al posto dello sponsor e il numero 666 sul retro. Tutto nato dalla passione sfegatata di Steve Harris per gli Hammers, con cui ha per altro giocato in tenera età.

Steve Harris e Pablo Zabaleta, ex difensore del West Ham

Non solo Hammers, per Harris e soci. L’anno è il 1998 e a giugno in Francia si sarebbe svolta la sedicesima edizione dei Campionati del Mondo di calcio. Ovviamente l’eccitazione è palpabile per qualsiasi tifoso, figurarsi per dei fissati come gli Iron Maiden. Infatti l’anno precedente la band comincia a registrare quello che diverrà l’undicesimo album della propria discografia. Undici, il numero ricorrente, e il bassista pensa “Undici…come il numero di calciatori in campo!”, quindi, di base, “Virtual XI” è un disco nato sotto le luci di uno stadio, tant’è che sullo sfondo del disegno in copertina si vede un campetto e gente che gioca. Quale miglior modo di pubblicizzarlo, dunque, se non mettendo su un dream team con tanto di divisa ufficiale con cui giocare svariate partite in parallelo al tour? E perché non contare sul proprio team personale (che ovviamente non era fisso, dati gli impegni dei singoli calciatori) gente micidiale come Patrick Viera, Faustino Asprilla e sua maestà Paul Gascoigne (grande fan della band)?

Un altro poco poco fissato con il grande rettangolo verde e la sfera non poteva che essere Max Cavalera. Da buon brasiliano di origini italiane (vero nome Massimiliano Antonio Cavalera, figlio di Graziano) l’ex-leader dei Sepultura si è fatto immortalare con indosso diverse magliette a tema calcistico: da quella nazionale della FAI (Football Association of Ireland), passando per la jersey degli Azzurri, la casacca del Palmeiras – squadra della massima serie brasiliana fondata da immigrati italiani dopo una tournée brasileira di Torino e Pro Vercelli – fino, ovviamente, a quella della Seleçao. Di quest’ultima i Sepultura ne crearono una con il proprio logo. Se la cercate in rete la troverete ma solo se siete carichi di soldi riuscirete ad aggiudicarvela.

Non si è però fermato qui. Il capoccia dei Soulfly nel 2015 si è ritrovato a centrocampo in una partita della Jupiler Pro League (o meglio la massima divisione del campionato Belga) per dare un simbolico calcio d’inizio alla partita Lokeren – Charleroi. Si è ovviamente poi fermato a godersela.

Ma torniamo in Brasile e al Palmeiras. È sempre il 2015 e i Faith No More devono esibirsi a San Paolo sul palco principale del famoso Rock In Rio. Una volta sceso dall’aereo Patton si è fatto filmare nell’atto di indossare la maglia verde del club (pare che il buon Mike sia fan della squadra e proprio a causa dei fratelli Cavalera). Nel video che potete gustarvi di seguito il cantante chiude la faccenda in italiano. Urge un aneddoto: durante la data milanese dei Peeping Tom del 2006 il nostro californiano preferito si proluse in un atto d’amore verso il Milan sostenendo che la squadra di Silvio Berlusconi avrebbe vinto il campionato invitando gli interisti ad uscire dalla sala. Peccato che il tutto si concluse con la squalifica della Juventus per i fatti inerenti a Calciopoli, il Milan fu penalizzato e fu l’Inter ad aggiudicarsi il titolo, pur per sentenza giuridica. Chissà se i suoi pronostici han portato così bene anche agli amati Lakers.

I Battles stanno provando e registrando il loro terzo album “La Di Da Di” e i ragazzi di Ableton fanno loro visita in saletta e nello studio di registrazione per un documentario. Ad un certo punto, quando la scena si sposta all’interno del Machines With Magnets di Seth Manchester, e il gruppo ha appena pigiato il tasto “rec” la camera indugia sul batterista John Stanier (ex di quei mostri degli Helmet e in parallelo tra le fila dei Tomahawk). Strabuzziamo gli occhi quando ci rendiamo conto di ciò che indossa: una polo nera della Nike griffata con le iniziali JS e…lo stemma dell’Inter. Qualche momento dopo è in sala regia e quella che sfoggia è una jersey dell’Ajax, sempre personalizzata con tanto di cognome stampato sulla schiena. A quanto pare John è un vero e proprio soccer enthusiast, tifoso sfegatato di Newcastle United, Atletico Madrid ed Hertha Berlino che va letteralmente matto per la Champions League.

Quando, invece, la maglia a cui si è attaccati è proprio quella della Nazionale del proprio Paese d’origine, beh, succedono cose strane. Tutti ricordiamo la sbornia della “piccola squadra” che diede a molti la scalata dell’Islanda agli Europei del 2016, capace di abbattere mostri sacri come Olanda e Inghilterra, per poi non portarsi a casa un bel niente durante Russia 2018. Intanto l’exploit della piccola squadra aveva attirato molti sull’isola in cerca del segreto del calcio “alternativo” perfetto. Trattasi di leggenda, ma intanto, nel 2018, Jeremy Lynch e Billy Wingrove approdano nella terra dei ghiacci con il loro programma F2 Finding Football e, nel loro girovagare da freestyler, trovano sul loro cammino Georg “Goggi” Hólm e Orri Páll Dyrason, ovvero 2/4 dei Sigur Rós e li sfidano col risultato di ricordarci perché suonano e non hanno scelto la strada del campo da caldio. Una leggenda è pur sempre una leggenda, no?

Ve lo immaginate poi Robert Smith che gioca a calcio? Beh, neanche noi. Invece, il leader dei The Cure, da buon inglese, è un appassionato di calcio, tifoso dei Queens Park Rangers, oltre che della nazionale inglese. Si dice inoltre che da giovane se la cavasse alla grande come ala del Three Bridges, compagine di stanza a Crawley, nel West Sussex, oggi nella settima divisione del calcio inglese.

CALCIATORI METALLARI

Voi i calciatori li immaginate a ballare qualche orrendo ballo latino, a cantare Ai Se Eu Te Pego o a improvvisarsi trapper con risultati imbarazzanti. Ebbene, è davvero così per la quasi totalità dei casi. Ce ne sono però diversi, anche con nomi illustri, che hanno dei gusti musicali affini ai nostri, guardati probabilmente con sospetto da compagni e addetti ai lavori. È il caso ad esempio dello spagnolo David De Gea, portiere del Manchester United, grande fan degli Slipknot, pizzicato più volte – per altro con il compagno di squadra Juan Mata – ai concerti della band dell’Iowa. Sarà sicuramente l’orgoglio del suo allenatore, il norvegese Ole Gunnar Solskjær, del quale l’ex compagno Rio Ferdinand ha raccontato avere dei gusti musicali raccapriccianti. Data la nazionalità, proviamo a fare 2+2 (o 6+6+6)?

Non finisce certo qui la schiera di calciatori spagnoli avvezzi a sonorità estreme. L’ex capitano del Barcellona Carles Puyol ha infatti raccontato di essere un grande fan di Napalm Death e Cannibal Corpse e di aver spesso ascoltato i loro brani prima delle partite per caricarsi a dovere. Anche l’insospettabile Sergio Ramos è uno dei nostri, o quasi. Gusti più dozzinali quelli del capitano del Real Madrid – AC/DC, Guns’n’Roses… – ma comunque apprezzabili e fuori dall’ordinario. Forse però in casa Ramos è la moglie Pilar Rubio a spingersi ancora oltre: la presentatrice spagnola è infatti la protagonista della copertina di “Feast“, delizioso album dei canadesi Annilihator uscito nel 2013.

Arrivano però dalla Penisola Balcanica, in particolar modo dalla Croazia, le soddisfazioni migliori. Slaven Bilić, ex allenatore della Croazia e oggi in Cina, è un grande appassionato di heavy metal e nel tempo libero suona ancora nei Rawbau. Confessò di utilizzare gli Iron Maiden – e altre sonorità simili – come colonna sonora degli allenamenti per dare la giusta carica ai suoi giocatori. Gusti raffinatissimi anche quelli di Ivan Juric, attuale allenatore del Verona: Carcass, Obituary, Napalm Death e Sepultura non sono solo tra i suoi ascolti preferiti, ma sono anche fonte di ispirazione per la sua idea di calcio. Un concetto simile è quello espresso da Jurgen Klopp, allenatore del Liverpool, che ha paragonato l’intensità del suo gegenpressing a quella dei Rammstein, una delle sue band preferite.

I Rawbau di Slaven Bilic in tutto il proprio splendore

Una capatina in Scandinavia è più che dovuta: Olof Mellberg, leggenda della nazionale svedese che ha vestito anche la maglia della Juventus, è un grandissimo fan (e amico) degli In Flames. Nel 2006, quando militava nell’Aston Villa, invitò tutta la band – al momento in tour in UK con gli Slayer – ad assistere prima agli allenamenti e poi ad un match di campionato contro il Blackburn Rovers. L’ex difensore norvegese Dan Eggen, invece, non poteva che essere un patito del black metal, in particolar modo dei Satirycon, tanto da comparire nel DVD “Roadkill Extravaganza” (2001) mentre visita il backstage della band in occasione di un live. Non è finita qui, di seguito lo potete ammirare mentre fa headbanging sul palco con i Pantera in occasione di un live della band texana in Spagna (all’epoca Eggen militava nell’Alaves).

E come non concludere questa breve rassegna di calciatori metallari con Tomás Rosický, leggenda del calcio ceco e autentica bandiera dell’Arsenal. Soprannominato “il piccolo Mozart” per la classe sopraffina delle sue giocate, non aveva gusti musicali altrettanto sofisticati e colti, almeno secondo la concezione comune. Nel 2015 i Gunners pubblicarono una serie di video nei quali ogni calciatore raccontava le proprie passioni musicali e proponeva un personalissimo mixtape. Bene, quello di Rosický era una scorpacciata di Metallica, Red Hot Chili Peppers, Killswitch Engage, Rise Against, Pantera, Obituary e altre splendide simili ballate da falò in spiaggia.

DARIO DUBOIS, UNO DI NOI

Storia d’altri tempi, anzi d’altro pianeta, quella di Dario Dubois, difensore argentino che negli anni ’90 e nei primi ’00 calcò i palchi non troppo prestigiosi delle serie minori argentine onorando le maglie di, in ordine sparso, Yupanqui, Lugano, Deportivo Riestra, Laferrere, Cañuelas e Victoriano Arenas, Ferrocarril Midland. Grande appassionato di hard-rock – suonava in una cover band dei Vox Dei – una domenica, prima di scendere in campo e affrontare in un infuocato derby l’Argentinos de Merlo, decise di dipingersi il viso alla maniera dei suoi amati Kiss, finendo poi per sembrare un qualsiasi blackster di Bergen, che mirava agli stinchi avversari come ad una cattedrale da incenerire.

I miei avversari hanno paura e io mi sento ancora più carico. Non sono un clown, o meglio, se volete metterla così: sì, sono un clown che si dipinge la faccia, ma che morirebbe per la maglia che indossa”.

Diventò un’abitudine, e la federazione calcistica argentina ci mise la bellezza di 16 giornate a impedirglielo, adducendo come motivazione una questione di danno d’immagine per il calcio dilettantistico argentino. Si ritirò nel 2005, a 35 anni, da vero e proprio personaggio di culto, e decise di dedicarsi a tempo pieno a quella che era la sua grande passione, ovvero la musica metal.

“Ho fatto di tutto nella vita e credo mi suiciderò a 40 anni”. Sbagliò di poco: morì a 37 anni, ucciso dai colpi di pistola di due delinquenti che volevano rubargli bicicletta e chitarra. Doveva andare così.

TI AMO CAMPIONATO

E l’Italia? Beh, siamo o non siamo i principali malati di calcio d’Europa? Certo che sì, e i musicisti non ne sono ovviamente esclusi. Sponda nerazzurra, senza scomodare il buon Ligabue e la sua Una vita da mediano che tutti conosciamo, troviamo esponenti illustri del calibro di Elio, autore per altro del brano che dà il titolo a questo capitolo, Manuel Agnelli e il buon Max Pezzali, che con La dura legge del gol ha fatto del calcio la più bella metafora della vita e dell’amore a tutt’oggi nota. Sponda bianconera, invece, abbiamo Bugo, Samuele Bersani, Samuel e perfino Morgan (giuravo che avrei fatto il portiere / era l’unico a differenziarsi / pensavo che non fosse della squadra / era vestito meglio e stava fermo) e Francesco Guccini. Per i cugini del Milan fa invece il tifo Cristina Scabbia dei Lacuna Coil, e come non dimenticare il buon Gianluca Galliani, presenza fissa in tribuna d’onore a San Siro al fianco di papà Adriano e bassista dei Settevite, (in)dimenticata band nu-metal attiva tra gli anni ’90 e i primi 2000.

Non solo le cosiddette strisciate fanno breccia nei cuori della crème della musica (più o meno) alternativa italiana: Piero Pelù e Ghigo Renzulli sono tra i tifosi più illustri della Fiorentina, mentre non è solo la leggendaria hit Vento d’estate ad accomunare Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Max Gazzè, tutti e 3 tifosissimi della Roma. Menzione d’onore per Robert Del Naja dei Massive Attack, che impazzisce clamorosamente per il Napoli.

Beh, che dire

Discorso a parte lo merita l’insospettabile maestro Franco Battiato. Ok, facciamo per un secondo finta che ci interessi davvero la sua visione filosofica, raffinata e nostalgica della materia calcistica, di certo molto interessante e stimolante. La cosa più sorprendente però è che Battiato, in gioventù, ha solcato con fortune avverse – “un autogol meraviglioso nel derby con l’Acireale” l’episodio più significativo della sua breve carriera calcistica – i campi polverosi del calcio minore siciliano, prima nelle giovanili del Riposto e poi nell’Akragas, squadra dal nobile e altisonante nome (e non poteva essere altrimenti) della città di Agrigento. Ah, ovviamente Franco Battiato è stato anche una colonna della Nazionale Cantanti: libero vecchio stampo alla Scirea, qui sotto lo trovate impegnato nel tentativo vano di fermare l’ala sinistra della Rappresentativa della Lega Femminile in occasione di un’amichevole nel 1985 a San Siro.

Credits: Rivista Contrasti

NOTTI MAGICHE

Visto quanto detto fin qui è ovvio aspettarsi che nella musica italiana anche il calcio giochi un ruolo importante. Ebbene sì, sono diverse le canzoni che negli anni hanno avuto lo sport nazionale come argomento principale, con brani dedicati tanto alla propria squadra del cuore quanto a qualche leggendario campione, oppure in cui il calcio è un pretesto per parlare d’altro, d’altronde è la miglior metafora della vita. Citiamo velocemente le stra-note La dura legge del gol, Ti amo campionato, Una vita da mediano, La leva calcistica del ’68, Notti magiche, Luci a San Siro e via dicendo. Le conosciamo tutti, fanno parte dell’immaginario collettivo e della memoria anche di chi il calcio non lo mastica poi troppo.

La migliore l’hanno fatta i tedeschi però

Ma anche scavando nell’underground si scovano perle memorabili. Come ad esempio questa canzone dei nostri eroi, i Laghetto che, ne siamo sicuri, hanno scritto (o meglio letto) la miglior canzone possibile per celebrare gli anni d’oro del Napoli di Maradona, ovvero elencando l’intera rosa su base hc.

Dagli anni d’oro del punk-rock italiano arriva invece una delle più belle canzoni sulla vita da di curva, nonché sul calcio di provincia. Il brano è Fedeli alla tribù dei Derozer e racconta della trasferta dei tifosi del Vicenza nel 1998 a Londra, con il Lanerossi che si giocava clamorosamente l’accesso alla finale della Coppa della Coppe contro il Chelsea. Finì male, 3-1 per i blues, ma siamo sicuri che i ricordi siano indelebili nella memoria di chi c’era, e anche chi non tifa per il Vicenza può identificarsi perfettamente.

Il calcio e l’etica ultras in particolare hanno fatto più volte capolino anche tra i brani di un’altra storica realtà della scena punk-rock, ovvero i veronesi Los Fastidios. Non solo l’inno universale e inequivocabile Antifa Hooligans (sul tema segnaliamo anche Italia Ultrà dei torinesi Gradinata Nord): i nostri hanno anche dedicato un brano, intitolato Dans Le Ciel, all’Olimpique Marseille e ai suoi accalorati tifosi, e hanno regalato l’inno della propria squadra del cuore, ovvero la Virtusvecomp Verona, terza squadra della città scaligera (attualmente in serie C), che si contrappone all’Hellas anche e soprattutto per la fede politica dei suoi sostenitori.

Anche i torinesi Bull Brigade, band nata dalle ceneri dei Banda del Rione e dei Bad Dog Boogie, sono molto legati al calcio, in particolar modo al Torino. Questa è la loro Sulla collina, dedicata ad uno degli episodi più toccanti e devastanti della storia del calcio italiano, ovvero la tragedia di Superga.

Altri esponenti dell’area hardcore legatissimi al mondo del calcio sono i fiorentini Carlos Dunga, il cui nome è ovviamente dedicato allo storico capitano della nazionale brasiliana negli anni ’90 (brutti ricordi per noi italiani, eh?), che ha giocato anche in Italia vestendo le maglie di Pisa e Fiorentina. Praticamente tutti i loro brani e i loro album hanno a che fare con il mondo del calcio e vi consigliamo di recuperarli sul loro profilo Bandcamp ufficiale. In questa sede vi stuzzichiamo l’appetito con un brano in particolare, Delio Rissa, che racconta di quella volta in cui l’allenatore della Fiorentina Delio Rossi tirò un sonoro ceffone al calciatore serbo Adem Ljaic.

Meno underground, ma sicuramente di nicchia, queste due canzoni di due pezzi grossi, grossissimi della canzone italiana d’autore. La coscienza di Zeman di Antonello Venditti, di certo oscurata dal successo di Grazie Roma, è nota forse solo ai più grande appassionati del cantautore romano, ma sarà apprezzata da tutti gli estimatori dell’allenatore boemo, vero e proprio personaggio culto per i nostalgici del pallone (Venditti dedicò inoltre la sua Tradimento e perdono alla memoria dello storico capitano giallorosso Agostino di Bartolomei). Discorso affine per Er tifoso, capolavoro nascosto del maestruo (e insospettabilmente interista) Franco Califano, pezzo geniale raccontato alla sua maniera unica, e in cui ogni tifoso potrà ritrovarsi, oggi come ieri come domani.

Ritorniamo in ambito underground, spostandoci stavolta in campo metal. Gli Extrema, milanisti incalliti, hanno dedicato la loro Dai tempi del Paron ai rossoneri, ripercorrendo storia e successi del club più titolato al mondo (cit.).

Vi lasciamo infine con un ascolto un po’ più lungo. Poteva mancare un disco black-metal / crust dedicato al mondo del pallone? Ovviamente no. Eccovi accontentati con questa super-sotterranea collaborazione tra i torinesi Gemini e Le Mèpris: “We Are (undergound) Black Metal Football” ha in copertina il buon Carletto Mazzone che corre verso la curva dell’Atalanta e inizia con un brano che si intitola In Champions League With Satan. Può andare, no?

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