Impatto Sonoro
Menu

Interviste

Storie gotiche di un mostro a due teste: intervista agli Årabrot

Il 2021 segna il ritorno sulle scene degli Årabrot con il nuovo album “Norwegian Gothic” (qui la nostra recensione) ed è subito diventato uno dei nostri album preferiti, e credo così rimarrà fino a fine anno. Ne abbiamo approfittato per intervistare Kjetil Nernes.

Ciao, spero che sia tutto ok in questo strano periodo. Qui ad Oslo la situazione non è cambiata molto dalla fine di febbraio e tutto sembra come se il tempo si fosse fermato

Ciao a te, sto bene grazie. Dove viviamo tutto sembra fermo nel tempo con o senza il Covid.

Ci racconti come è stato il 2020 per gli Årabrot? So che siete riusciti a registrare il nuovo disco giusto prima che questa pandemia iniziasse.

Sono tempi strani in effetti. Potrei ovviamente iniziare a parlare dei problemi del non poter essere in grado di viaggiare, ma il lockdown ha creato anche spazio per alcuni seri spunti di riflessione e momenti in cui uno può rivalutare alcune cose date per scontate. Credo che nonostante tutto abbiamo passano in maniera positiva questo momento. Ci siamo sbarazzati di qualche fantasma passato e la band è passata attraverso una nuova rigenerazione.

Siete sempre stati una band di culto in Norvegia nei vostri vent’anni di carriera ma quale è il riscontro al di fuori della scena scandinava?

Stiamo ricevendo feedback incredibili in tutta Europa e persino degli States. Cerco di rimanere però tutto sommato abbastanza umile nonostante tutte queste attenzioni positive 

Sin dal vostro album omonimo, la musica degli Årabrot si è spostata costantemente verso un approccio più rock & roll ma ho sempre considerato il vostro “The Gospel” come un punto di svolta nella vostra carriera. Come pensi si sia evoluta la band negli ultimi dieci anni?

Sì, “The Gospel” è stato un album molto speciale per me. In quel periodo ero parecchio malato e tutto il disco è la descrizione di quell’esperienza. Abbiamo inoltre avuto un sacco di attenzioni da parte della stampa all’epoca e il cambiamento tra gli Årabrot prima e dopo “The Gospel” è un dato di fatto, tanto che si può quasi parlare di due mondi diversi. Questa cosa ha sicuramente alzato l’asticella della band di qualche punto.

“Norwegian Gothic” rappresenta secondo la mia opinione il picco della vostra carriera sia musicalmente che come sound. La produzione conserva la pesantezza tipica della vostra musica ma è così dinamica e pulita che riesce allo stesso tempo a donare un sacco di profondità ad ogni strumento. Come è stato il processo di produzione del disco?

Ti ringrazio molto, è la stessa cosa che sentiamo anche noi. Ancora prima di andare in studio infatti avevamo questa sensazione che il disco avrebbe settato standard più alti per quello che sarebbero stati gli Årabrot in futuro. Ho passato quasi tre anni a scrivere le canzoni prima che iniziassimo a metterle su demo con tutta la band nell’estate del 2019. La sensazione positiva che avevo ha fatto sì che volessi originariamente il 1° gennaio del 2020 come data magica per iniziare le sessions di registrazione con il produttore Gomez e la cosa si è quasi avverata. Abbiamo iniziato solamente con un paio di giorni di ritardo per finire il tutto giusto prima del lockdown. In fine posso dire che è stata una esperienza particolarmente intensa con molto da fare in poco tempo ma ogni cosa è andata bene e siamo molto soddisfatti del risultato.

Avete collaborato con produttori famosi quali Steve Albini and Billy Andersson in passato e ora con Jaime Gomez Arellano. Quali differenze hai notato nel loro approccio produttivo? 

Sono persone molto diverse tra loro. Sicuramente dobbiamo ringraziare Billy in quanto è stato lui da un certo punto di vista a creare il suono degli Årabrot. Gomez è completamente diverso. È molto più coinvolto nella musica, nell’arrangiamento, nell’approccio e cose così tanto che probabilmente senza di lui questo disco non sarebbe venuto fuori così bene. Ha svolto un grandissimo lavoro. Albini è fantastico in quello che fa ma non è un produttore da quel punto di vista. Lui registra le band e nel mentre gioca al computer.  

Musicalmente “Norwegian Gothic” si può considerare la summa di quello che avete fatto fino ad ora ma allo stesso tempo introduce elementi nuovi soprattutto negli arrangiamenti e nell’uso dei synth. Quanto di questo è opera di Karin?

Karin si è occupata di tutto quello che ha a che fare con synth, pianoforti ed organo. Lei è la mente qui nella chiesa. Posso anticipare che per quello che riguarda l’uso dei synth ci sarà molto più spazio in futuro.

Avete curato parecchio l’aspetto visivo e sembra quasi che il posto in cui vivete (la chiesa) sia una presenza costante sia nell’artwork che nei video. Posso immaginare che sia parecchio stimolante vivere in un ambiente così particolare.

Assolutamente. Per noi l’allontanarsi dalla città per vivere in campagna è stata una mossa artisticamente vitale. Non credo che sarei stato così creativo in un altro posto che non fosse la chiesa, senza contare il fatto che l’edificio stesso dona al disco il suono che puoi sentire su disco.

“Norwegian Gothic” ha un sacco di ospiti speciali al suo interno e ognuno di loro suona perfettamente integrato nelle varie canzoni. Come è l’approccio nell’avere ospiti nei vostri dischi? È qualcosa di ponderato e pianificato oppure lasciate che ognuno di loro lavori in libertà?

Dipende, a volte è pianificato a volte invece il tutto succede quasi per coincidenza. Sapevo ad esempio di voler coinvolgere sia Jo Quail che Lars Horntveth e sono molto contento che abbiano potuto partecipare. Altre parti e registrazioni di varie sessions invece sono spesso state la base per le canzoni, come ad esempio in “The Moon Is Dead” che nasce da una session con gli Zu di qualche anno fa. 

Oltre I vari album avete spesso fatto concerti o EP (come “Absolutenegativism”, “Murder As Art” o i i più recenti “Our Times Is Fix’d” e “Die Nibelungen”) con un approccio estremamente sperimentale. Quanto è importante per voi mantenere questo lato sempre attivo?

Yeah, Årabrot è sempre stato un mostro a due teste diviso tra la parte rock and roll e quella più atmosferica. Entrambe sono ugualmente importanti e capita che a volte una prevalga sull’altra e viceversa.

Ho avuto la fortuna di partecipare al vostro concerto insieme ad Andrew Liles nel Mausoleo di Vigeland ad Oslo e devo dire che è stata una esperienza incredibile. La ricordo come un qualcosa di fisico e mentale. Quale memoria hai di quell’evento?

Prima di tutto penso che il Mausoleo di Vigeland sia uno dei posti più incredibili del mondo. L’atmosfera che si respira è unica e siamo molto grati di aver potuto esibirci al suo interno. D’altro lato la performance è stata buona ma anche caotica. Una cosa è sfruttare l’ambiente e il suo folle riverbero per il giusto scopo, un’altra è cercare di comunicare e suonare quasi totalmente al buio e con poco tempo a disposizione per preparare tutta la parte prettamente tecnica. Devo dire che comunque è stata una esperienza fantastica. 

Piani per il futuro? Immagino che tra le priorità ci sia quella di portare “Norwegian Gothic” sui palchi

Yes sir. Ora che il disco è fuori dobbiamo solo sederci e sperare per il meglio. 

Grazie per la pazienza e speriamo di vederci in giro presto!

Saluti a voi! Speriamo anche noi di vederci molto presto.

Hi! I hope you are doing well in this strange period. Here in Oslo the situation hasn’t change since the end of Gennaio and everything looks like frozen in time.

Hi. I’m doing well, thanks. Where we live everything is frozen in time with or without corona. 

Can you explain how the 2020 has been for Årabrot? I know you manage to record the new album right before the pandemic started. 

Strange times indeed. I could obviously go on about the cons of not being able to play or travel, but the lockdown also created room for some serious thinking and a moment to finally re-evaluate some things that were long overdue. We spent the break well I think. Got rid of some old ghosts and regenerated the project in general.

You have always been kinda like a a cult band in Norway with your 20 years of career but how do you feel are the feedback outside the Scandinavian scene?

The feedback is incredible all over Europe and even in the States. I feel very humble about all the positive attention. 

4 Since your self-titled album Årabrot’s music has moved constantly towards a more rock and roll feel but I always felt that one of the turning point in your career has been “The Gospel”. How do you feel the band has evolved in the last ten years?

Yes, The Gospel was a special album to me. I was very sick and the experience is described on the record. We did get a lot of attention in the press at the time and the change between Årabrot before and after The Gospel is remarkable. It’s like two different worlds. It definitely pushed us up a notch or three. 

“Norwegian Gothic” represents in my opinion the peak of your carreer, both musically and soundwise. The production retains your typical heaviness but is so dynamic and clear at the same time that gives a lot of depths to every instrument. How has been the process of production of the album?

Thank you very much. We feel the same. There was a general feeling even before going into the studio that this record was going to set the standard for Årabrot to come. I spent almost three years writing the songs before we started making demos with a full band the summer of 2019. I had a good feeling so I wanted to start the recording sessions with producer Gomez 1 of January  2020- like a magical date. It almost happened, we started off a couple of days later and finished the project just before the lockdown. It was a pretty intense experience, a lot to do in short time, but it all fell in place and we are really happy about the outcome. 

You have been collaborating with famous producer like Steve Albini and Billy Andersson, and now with Jaime Gomez Arellano. How different they are when it comes to production approach? 

They are very different people. We have a lot to thank Billy for. He created the Årabrot sound in many ways. Gomez’s production is something entirely different. He involves himself much more in the music itself, the arrangements, the approach and so forth. Without Gomez this record would not be anywhere near as impressive. He did incredibly well. Albini is fantastic at what he does, but he doesn’t produce. He records bands and plays computer games while doing it.  

Musically “Norwegian Gothic” sounds like a sum of you have been doing in your career but at the same time has a lot of new influences especially when it comes the use of synth. How much Karin has to do with this?

She has everything do to with the synths and organs and pianos and so much more. She is the mastermind here in the church. There will be more of her synths in the years to come. 

You have been focusing a lot on the visual aspect and it looks like that the place where you live (the church) feels almost like a constant presence, both in the artwork and the videos. I bet it can be really inspiring living in such a particular environment.

Absolutely. For us it was a vital move artistically getting out of the city and moving to the countryside. I have never ever been as creative as these past years here in the church. Obviously also the church building itself creates an amazing atmosphere that you can hear on the record too. 

“Norwegian Gothic” has a lot of special guests in it, and all of them sound perfectly integrated in the songs. How do you approach having guests? Is it something planned or you just let them do their parts in total freedom?

Sometimes it is well planned, sometimes it is by coincidence. I knew I wanted Jo Quail and Lars Horntveth involved and I am very happy they could contribute. Bits and parts of other sessions were used as basis for other songs, for instance The Moon Is Dead is originally taken from a session with Zu some years ago. 

Next to the regular albums, Årabrot has always done a number of concerts and ep (f.ex. “Absolutenegativism”, “Murder As Art” or the more recent “Our Times Is Fix’d” and “Die Nibelungen”) with a very strong experimental approach. How Important is for you to keep this side of the band active?

Yeah, Årabrot has always been a two-headed monster. The rock’n’roll side and the atmospheric side. Both are equally important and will always be present, sometimes the one more than the other and vice versa. 

I had the luck to be part of the concert with Andrew Liles in the Vigeland Mausoleum, and that was one hell of an experience. I recall it as a very physical and mental experience. What kind of memories you have of playing in that particular place?

First of all, the Vigeland Mausoleum is one of the most fascinating and special places in the world, I think. The atmosphere is so unique and I am glad we got to play there. On the other side the performance was good but quite chaotic. One thing is using the space and its crazy reverberation for what it’s worth, another thing is trying to communicate and play in almost complete darkness without much time to prepare the technical side of the concert. But all in all it was a fantastic experience. 

Future plans? I bet the most important will be trying to bring “Norwegian Gothic” on stage

Yes sir. Now that “Norwegian Gothic” is out we will just have to sit back and hope for the best. 

Thanks for your patience and time! We hope to see you around soon!

Cheers! Hope to see you all very soon.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Articoli correlati