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Nick Waterhouse – Promenade Blue

2021 - Innovative Leisure
americana

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Tracklist

1. Place Names
2. The Spanish Look
3. Vincentine
4. Medicine
5. Very Blue
6. Silver Bracelet
7. Promene Bleu
8. Fugitive Lover
9. Minor Time
10. Santa Ana, 1986
11. To Tell


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Non sono di New York e non lo sono mai stato / Non ho mai vissuto lì perché / C’è una sensazione di sporco / Tutto sembra piccolo…… / Non sono del Texas e non lo sono mai stato / Non ho mai vissuto lì perché / È troppo vasto, troppo alto / Per capirlo …. / Sono della California / Nato in California / Sì, in California / Dove accettiamo chiunque” (B. Santa Ana, 1986). Nick Waterhouse nasce nel 1986, a Santa Ana, California. Nel caso non lo sapeste ancora dopo un decennio che pubblica dischi, ve lo racconta nella penultima traccia del suo quinto album, fin dal titolo. Una canzone che è una dichiarazione d’intenti nei testi, quanto nella musica che rende impossibile non alzarsi a ballare come ai tempi degli “Happy Days”.

Io credo che i dischi dovrebbero trasportarti in un altro mondo” – dice l’artista presentando il disco su Facebook – “Possono proiettare in modo astrale, schiudere memorie, crearne di nuove, persino – come la magia bianca o una curva psichica – creare delle connessioni empatiche nello spazio e nel tempo. Sono come ricordi che hai, o che non hai ancora fatto”. Ascolti un disco di Nick Waterhouse e ti sembra di guardare una serie di cartoline della California e dell’America che furono, quelle che erano prima della sua nascita e ancora prima del trauma della guerra in Vietnam. O almeno quella America che mettevano all’epoca nelle cartoline e poi nei film. Grazie ai quali, un europeo può ascoltare il disco e vedere macchine decappottabili, gonne plissettate, juke-box, drive in, frullati, spiagge e tutte quelle altre cose che noi europei immaginiamo che c’erano solo grazie ai film. O anche, nei tanti passaggi oscuri del disco: club fumosi, alcol legale o di contrabbando, storie d’amore torbide, lusso ostentato e effimero, pistole e sigari. “Promenade Blue” è registrato in mono, come ai tempi, per rafforzare l’effetto “macchina del tempo”.

“Cresciuto nell’area di Huntington Beach, nota prevalentemente per le palestre, la cultura del surf e i centri abbronzatura”, insiste il profilo di Waterhouse su Bandcamp. Malgrado la frequentazione di tale ambiente, non è però un surfista abbronzato e palestrato, ma un nerd musicale, nell’aspetto e nella sostanza. Sa tutto del luogo da dove viene, ma non per averlo vissuto, ma per averlo ascoltato e studiato nelle note di copertina dei dischi. Parliamo di uno che ha cominciato la sua carriera musicale come commesso in un negozio di vinili di San Francisco. “Promenade Blue” può essere solamente l’opera, l’ennesima, di qualcuno che abbia una cultura enciclopedica della musica Americana. Prodotto da Paul Butler, specializzato in operazioni simili con Michael Kiwanuka, St. Paul and the Broken Bones, i Teskey Brothers. Rispolvera persino una roba arcaica come il Doo-Wop in Spanish Looks. Frequenta con dimestichezza il jazz, nella strumentale Promene Bleu e non solo. Visita il suono Motown in Vincentine, con i fiati e tutto il resto. Medicine è un blues ritmato e un po’ dark. Very Blue è pop radiofonico che possiamo perfettamente immaginare prodotto da Phil Spector. Fugitive Lover sembra Ray Charles che si atteggia a Tom Waits, o viceversa. Minor Time è swing, a là Cab Calloway. E si chiude con il basico r&b di To Tell che, magari, suonato un po’ più veloce avrebbe potuto essere un successo da discoteca di Donna Summer.

E non manca la poesia: “Non piango mai nei giorni freddi / Non mi importa di un viaggio in autostrada / Perché è quello che conosco / Mai pronto per i grandi cambiamenti / Imparo a lasciare andare le cose / E dico soffia, vento, soffia”. Place Names e’ il capolavoro che apre l’opera. Una canzone senza tempo, come suggeriscono i testi, che unisce Otis Redding a Frank Sinatra. Orchestra d’archi e cori su un ritmo jazz sincopato.

Questa è musica completamente priva di muscoli. È una musica che prevede molto cervello e molto cuore. Una musica che può fare solo uno che sa le cose e di quelle cose lì ha fatto una ragione di vita. E noi che non le sappiamo tutte quelle cose lì, possiamo comunque lasciarci il cuore in un disco così.

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