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LTO – Daear

2021 - Denovali Records
ambient

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Tracklist

1. Noachia
2. Elysium
3. Cad Goddeu
4. Tharsis
5. Bendigeidfran
6. Annwn
7. Nisien
8. Derwyddon


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A tre anni dal suo ultimo album, LTO propone “Daear”, in uscita il 30 aprile per Denovali. Prima di parlare di “Daear”, iniziamo con le presentazioni. LTO, di stanza a Bristol, si è fatto notare per la prima volta come parte del misterioso collettivo elettronico Old Apparatus. Come produttore solista, LTO è al suo quarto album (“The Number From The Which All Things Come”, “Storybook”, “Déjà Rêvè”, tutti consigliatissimi). L’ambizione di LTO di creare soundscapes sempre più ampi e di ambiziosi, pur mantenendo al suo interno elementi familiari e fisici, lo ha portato a prendere ispirazione dai paesaggi immaginari del folklore dei suoi antenati gallesi e del pianeta Marte. Entrambe le immagini di foreste incantate che combattono contro giganti infuriati dagli inferi e eventi planetari inimmaginabilmente ostili guidano questo lavoro di grande portata. 

LTO esplora un’ampia paletta sonora di synth gonfiati e rumore, strumenti a corda ambigui, percussioni fragorose, voci ultraterrene e il suo suono caratteristico, il pianoforte, per lo più elaborato al di là del riconoscimento. Il risultato è un viaggio misterioso e profondamente strutturato che potrebbe essere ambientato sia nel lontano passato che nell’incerto futuro, su questo pianeta o oltre. Sembrano mondi così distanti tra loro, eppure un filo rosso li unisce. La contesa, il piacere del tumulto, della conquista dello spazio. E “Daear” conquista, grazie al suo potere narrativo ed evocativo e alla sua totale noncuranza di entrare nello spazio di ascolto con una punta di presunzione.

Se in “Déjà Rêvè” la conquista era privata, delicata e sensibile, la costruzione di “Daear” è di natura mitica, quasi primigenia e occupa uno spazio sia intimo sia mentale. I soundscapes che vanno delineandosi durante l’ascolto sono estratti di tempo e di spazio descritti in musica. La costruzione narrativa è un flusso di immagini definite ad ogni ascolto con contorni diversi. Sono immagini lontane dal nostro patrimonio folcloristico, ma non per questo meno suggestive.  Come un’antologia, è possibile consultare un brano, senza svilire il senso dell’album. 

Ho deciso di fissare alcuni menhir. Il primo è Noachia, traccia di apertura. È un brano ipnotico, seducente che esprime un senso di antica e umana fragilità, la stessa che si prova dinanzi ad uno spazio sconfinato, ad un tempo indefinito e difficilmente calcolabile. Le voci distorte creano una profondità spaziale penetrante, malinconica e pacificatrice, morbida, sospesa. Annwn è una discesa nell’Ade celtico, nel quale regna la ciclicità vitale rassicurante e nel contempo avvilente, contro la quale nulla si può ma grazie alla quale possiamo quanto meno sperare nel ritorno. Il brano, con le sue immagini e con i suoi fraseggi sonori ripetuti e cadenzati come fossero un mantra, ci porta in un mondo desolato, il quale non è fatto di morte, né di vita. Ma di circolarità.

Derwyddon, la traccia conclusiva, è un sacerdote druido dal carattere solenne. È un brano che somiglia ad un rituale, che prepara ad una fase successiva. La fine di ogni fase reca in sé una certa malinconia, i contorni delle sagome che abitano il terreno conquistato sono sfocati. Il brano è misterioso, cupo, enigmatico. Il synth crea un paesaggio che regala una certa inquietudine in dialogo con archi e fiati ambigui, decostruiti, una voce deformata e indefinita rifinisce il brano. 

“Daear” è un album di non immediata comprensione. La sua ricca narrazione richiede tempo ed energia. Chiede di farsi conquistare e nel contempo si insinua nello spazio di ascolto, conquistandolo. Conforta e ossessiona come qualcosa che resta eternamente irrisolto.

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