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Big Niente – Big Niente

2021 - Mia Cameretta Records
elettronica / dream pop / shoegaze

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Tracklist

1. Strade
2. Luce nera
3. DeLorean
4. Betelgeuse
5. Disappear
6. Zero Kelvin
7. Nocturna


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A volte mi chiedo dove fossimo rimasti. I miei ricordi si fermano a sbiadite centrali elettriche illuminate da luci tenui, tremolanti. Chiassosi circhi zen. Tempeste in rivolta. Tamburi malati percossi da figure incappucciate. Allegri ragazzi morti ad occhi bassi che fanno da padri spirituali a nuove leve di giovani cantautori.

Cosmetici, educazioni classiche, teatri horror, simmetrie, colori rosso fuoco. Musicisti vecchi e nuovi, ma tutti figli di quegli anni 90 che così tanto hanno fatto per quella rinascita alternative rock che splende ancora oggi di una luce fortissima. Eravamo rimasti esattamente qui.

E poi il vuoto. Un vuoto enorme. Una parentesi priva di lemmi e riempita da debordanti progetti musicali saliti sul carro dei vincitori, ma completamente privi di pensieri da descrivere, storie da raccontare e rabbia da gridare a un’intera generazione che invece ne avrebbe avuto bisogno e necessità. Poi qua e là bagliori di fuochi che riescono a riprender vigore perché infondo, sotto la cenere, magari molto nascosta, ma la fiamma arde ancora.

Poi ci sono dischi registrati tra mura domestiche che appena iniziano a suonare catturano immediatamente la tua attenzione e ti portano ad alzarne il volume. Registrato per “MiaCameretta Records”, il primo EP di Alessio Rinci/Big Niente è un concentrato di dream-pop e sonorità elegantemente lo-fi, incorniciate in una electro-new wave che suona estremamente bene. Riferimenti a Damon Albarn, Stone Roses e Cigarettes After Sex. Giusto per citare i primi che vengono alla mente.

Paesaggi notturni urbani scanditi da luci color pastello, caldi, avvolgenti. Frasi cantate ad occhi chiusi. Sussurri. Atmosfere oniriche, stropicciate. Immagini sfocate di città vuote mentre le parole si ripetono una dopo l’altra. Il lato dark degli anni 80 che incontra la malinconia dei 90.

Strade e Luce nera, le prime due tracce dell’album, descrivono perfettamente lo spleen di fondo che sarà il filo conduttore del disco. Con DeLorean si fa largo l’espressione più synth-pop di questo lavoro, ma con il downtempo della successiva Betelgeuse torna a farsi sentire il lato più malinconico e innocente del suo autore.

Quartieri urbani desolati tornano ad apparire sui tappeti ambient e sfocatamente synthwave di Zero Kelvin mentre le parole continuano ad essere sussurrate quasi ad uscire con fatica mentre i fragori shoegaze continuano a balenare sullo sfondo di questa città deserta. Con Nocturna il percorso volge al suo termine. È quasi l’alba. Le strade iniziano a riempirsi. I silenzi si dissolvono.

Un disco semplice, ma efficace e ben suonato, in cui voce e musica si prendono per mano e si tengono stretti fino alle ultime note. 7 tracce che tornano ad alimentare il fuoco che sotto la cenere arde ancora.

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