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Flyying Colours – Fantasy Country

2021 - Club AC30 / Poison City Records
dream-pop / shoegaze

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Tracklist

1. Goodtimes
2. Big Mess
3. Ok
4. Its Real
5. White Knuckles
6. Eyes Open
7. This One
8. Boarding Pass

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A volte capita di scoprire con qualche mese di ritardo un disco clamoroso passato assolutamente inosservato. È il caso di “Fantasy Country“, secondo album degli australiani Flyying Colours, quartetto specializzato in shoegaze tinto di dream-pop e prodotto dalla sempre attentissima Poison City Records. Ancora una volta ci troviamo a Melbourne, culla dello shoegaze e patria della “scene that celebrate itself”, originata da Snout e Underground Lovers e portata avanti da band quali Contrast, Lowtide, Hideous Towns e VHS Dream.

Bastano pochi secondi ed eccoci sedotti dal cauto ottimismo di Goodtime: “I just wanna have a goodtime / I don’t wanna waste my whole life” ripete ossessivamente il cantante e chitarrista Brodie Brümmer nella opening track, un mantra che si dissolve però nelle insistenti chitarre noise-pop del singolo Big Mess, le cui distorsioni ci ricordano decisamente quelle degli svedesi Makthaverskan / Westkust.

Ci pensano Ok e It’s Real a ristabilire l’ordine, la prima con eterei vapori alla Slowdive, la seconda con un jangle anni Ottanta figlio dei New Order. A seguire troviamo la doppietta White Knuckles / Eyes Open, momento di estasi assoluta del disco e possibile outtake di “Transient Random-Noise Burst With Announcements” dei francesi Stereolab (1993), pionieri di quello shoegaze motoriko che sembra riemergere in alcuni circoli underground (basti pensare alla Russia, con Blankenberge, Gnoomes, Life On Venus e Pinkshinyultrablast).

Per incontrare i tanto amati My Bloody Valentine bisogna invece aspettare le schitarrate tutte Kevin Shields di This One, altro altissimo del disco, che nulla ha da invidiare alle hits di realtà neo-shoegaze ben più conosciute come DIIV e Ringo Deathstar. Boarding Pass ci saluta infine con pesanti riverberi decisamente più psichedelici, evocativi degli Yo La Tengo di “Painful” (1993) così come dei The Brian Jonestown Massacre di “Methodrone” (1995), due dischi che i Flyying Colours devono aver ascoltato alla nausea.

Nel suo insieme, “Fantasy Country” è un disco azzeccatissimo, che in appena mezz’ora consegna tutto quello che serve per una colazione shoegaze da catalogo: solidi muri di chitarre ed emozionanti linee vocali, il tutto farcito con eterei sintetizzatori e trascinanti linee di basso. Siamo davvero contenti di vedere i Flyying Colours spiccare il volo e farsi ambasciatori di un sound tanto raro quanto prezioso. Se anche voi sognate di risvegliarvi in una soleggiata mattina del 1993, look no further: questo è il disco che fa per voi.

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