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Interviste

Immersi nella luce, incapaci di comunicare: intervista ai Nadja

(c) Janina Gallert

Da poco tornati con il loro nuovo album “Luminous Rot” (qui la nostra recensione) i Nadja si sono prestati ad una chiacchierata per approfondire il senso di un album in cui la comunicazione e le difficoltà ad essa connesse sono punto focale.

Qual è il significato, per i Nadja, di “Luminous Rot”?

In realtà non è una domanda a cui possiamo rispondere in modo conciso. È un album, un disco, una raccolta di canzoni… il suo significato è qualcosa per noi che potrebbe non essere per l’ascoltatore…e va bene così.

Tematicamente l’album esplora l’idea di “first contact” e della difficoltà di raggiungere un’intelligenza aliena. È un tema che mi sta molto a cuore, e mi fa ragionare su come gli esseri umani, nella loro Storia, abbiano, e ancora hanno, incontrato questa medesima difficoltà tra di loro, anche e soprattutto nel momento in cui i metodi comunicativi e le tecnologie sono diventate sufficienti a metterci in contatto gli uni con gli altri. Sembra che, come specie, non siamo in grado di utilizzare la comunicazione come lo strumento importante che è. Volete approfondire l’argomento? Cosa pensate ci impedisca, a parte le limitazioni prettamente tecniche, agli esseri umani di stabilire una connessione con civiltà esterne alla nostra? E ancora, possibile ci siano ancora persone che ne mettono in dubbio l’esistenza?

Penso che sia proprio quell’incapacità o difficoltà di comunicare adeguatamente gli uni con gli altri che ci acceca, impedendoci di riconoscere un’intelligenza diversa da quella umana, un problema bio/psicologico tanto quanto un problema tecnologico. Ma per quanto “primo contatto” implichi entrare in contatto con un’intelligenza o una civiltà aliena, come dispositivo letterario (almeno), penso che dovrebbe essere considerato più propriamente una metafora sull’incapacità umana di comunicare tra di noi. Né quell’intelligenza ‘aliena’ deve necessariamente essere di natura extraterrestre (ricordiamo il paradosso di Fermi), considerando quanto bene gli umani capiscono e comunicano con le altre forme di vita con cui condividiamo questo mondo.

Ascoltando ”Luminous Rot” ho percepito una sorta di cambiamento nel vostro suono, come un’apertura melodica molto più evidente che in passato. Cosa lo rende diverso dai vostri precedenti album?

È più strutturato e orientato alla forma canzone rispetto agli album precedenti, anche se abbiamo pubblicato altri album con uno stile/suono simile, come “Queller“, per esempio, che sono più concisi, meno atmosferici e tentacolari. Penso che questo sia un elemento del nostro suono presente da sempre, dipende solo da ciò che vogliamo ottenere, dove finisce l’equilibrio tra questi due approcci.

Adoro gli Slint e vedere che David Pajo ha lavorato al mix del disco mi ha fatto impazzire. Qual è il vostro rapporto con gli Slint e com’è stato lavorare con lui? Cosa pensate abbia apportato il suo lavoro alle vostre nuove composizioni?

Non ricordo con precisione dove o quando ho sentito Slint per la prima volta, forse verso la metà/fine degli anni ’90, ma ho ascoltato molto “Tweez” prima ancora di sentire “Spiderland“. “Tweez” mi ha ricordato i Big Black e The Jesus Lizard, due delle mie band preferite, quindi quando finalmente ho comprato “Spiderland” è stata una sorpresa, avrebbe potuto essere una band diversa. Ho sempre trovato molto attraenti il minimalismo e la spigolosità, sebbene ancora melodici e (agro)dolci. Greg [Anderson, ndr] di Southern Lord, che ha agito come una sorta di produttore per “Luminous Rot“, ci ha presentato a David e gli ha suggerito di mixare l’album, e nonostante le circostanze della pandemia, non è stato così facile lavorare sul mix online e attraverso la condivisione di file, è stata una buona esperienza. Penso che David abbia messo in risalto alcuni degli elementi più melodici del nostro suono, ammorbidendo i bordi delle chitarre e della batteria e dando alle canzoni qualcosa di più di un’ondata fredda o un sound shoegaze.

Dal punto di vista estetico i due video che avete estratto dal disco non riflettono il colore dell’artwork dell’album, dal rosso al bianco e nero c’è un notevole salto e le percezioni cambiano. Ciò che si vede sullo schermo sono momenti di vita comune, che si ripetono come in un cerchio di eterno ritorno o, addirittura, restano immobili e danno una sensazione di straniamento. Cosa volevate comunicare?

Strutturalmente volevamo che i video riflettessero qualcosa di simile al modo in cui costruiamo le canzoni: prendere una breve clip e metterla in loop, stratificandola in modo che le cose diventino più vaghe e “distorte”. Possiamo paragonarlo a come ripetiamo un riff e lo sovrapponiamo a suoni ambientali e materici. Con i video volevamo esprimere una sorta di straniamento, l’incertezza della percezione e se ci si può fidare de propri sensi… che, a mio avviso, ci riporta al discorso della comunicazione con cose al di fuori o al di fuori di noi stessi.

Vi ringrazio per il tempo concesso a ImpattoSonoro. Per chiudere le interviste chiedo di utilizzare una frase estrapolata dall’ultimo album, vi va?

Certo, ecco qui il testo della title track:

beneath the earth I crawl blind & numb

my fingers tease for any hint of you

the heat of you glows red behind my eyes

& I follow the trail & I follow your trail

you glow with a luminous rot

you grow with a mysterious rot

within the soil I am contained

your tendrils itch & grow towards

as I worm away from your burning skin

my eyes too blind my ears too deaf to hear

you glow with a luminous rot

you grow with a mysterious rot

(c) Janina Gallert

What is the meaning of “Luminous Rot” for Nadja?

That isn’t really a question we can answer concisely. It’s an album, it’s a record, it’s a collection of songs…its meaning is something for us that it might not be for the listener…and that is quite fine.

Thematically the album explores the idea of “first contact” and the difficulty of reaching an alien intelligence. It is a theme that is very close to my heart, and it makes me think about how human beings, in their history, have, and still have, encountered this same difficulty among themselves, also and above all when the communication methods and technologies have become enough to put us in contact with each other. It seems that, as a species, we are unable to use communication as the important tool that it is. Do you want to deepen the topic? What do you think prevents us, apart from purely technical limitations, human beings from establishing a connection with civilizations outside our own? And again, is it possible there are still people who question its existence?

I think it is precisely that inability or difficulty to communicate properly amongst ourselves that ‘blinds’ us to recognizing intelligence other than human—a bio-/psychological problem as much as a technological issue. But as much as “first contact” implies making contact with an alien intelligence or civilization, as a literary device (at the very least), I think it should more properly be considered a metaphor about the human failure to communicate amongst ourselves. Nor does that ‘alien’ intelligence necessarily have to be extra-terrestrial in nature (let’s remember the Fermi Paradox), considering how well humans understand and communicate with the other lifeforms with whom we share this world.

Listening to “Luminous Rot” I perceived a kind of change in your sound, like a melodic opening much more evident than in the past. What makes it different from your previous albums?

It is more structured and song-oriented than past albums—though we have released other albums with a similar style/sound, like “Queller,” for example, that are more concise and less atmospheric and sprawling. I think this is an element of our sound that is always present—it just depends on what we want to achieve where the balance ends up lying between those two approaches.

I love Slint and seeing that David Pajo worked on the mix of the record made me crazy. What is your relationship with Slints and what was it like working with him? What do you think his work has brought to your new compositions?

I don’t remember where or when exactly I first heard Slint…sometime in the mid/late 90s. But I listened to “Tweez” a lot before I even heard “Spiderland”. “Tweez” reminded me of Big Black and The Jesus Lizard, two of my favourite bands, so when I finally picked up “Spiderland” it was a bit of a surprise—it could have been a different band. But the minimalism and angularity, though still melodic and (bitter)sweet, I have always found appealing. Greg from Southern Lord, who acted as something of a producer for “Luminous Rot,” introduced us to David and suggested he mix the album. And while, given the circumstances of the pandemic, it was not so easy working on mixing online and through file-sharing, it was a good experience. I think David highlighted some of the more melodic elements of our sound, softening the edges of the guitars and drums, and giving the songs something more of a cold wave or shoegaze sound.

From an aesthetic point of view, the two videos you extracted from the disc do not reflect the color of the album artwork, from red to black and white there is a notable leap and perceptions change. What you see on the screen are moments of common life, which are repeated as in a circle of eternal return or, even, remain motionless and give a feeling of estrangement. What did you want to communicate?

Structurally, we wanted the videos to reflect something similar to how we construct songs—taking a short clip and looping and layering it so that things became more vague and ‘distorted.’ This is comparable to how we repeat a riff and layer it with ambient and textural sounds. We did want to express a sort of estrangement with the videos—the uncertainty of perception and whether one can trust one’s sense…which, to my mind, comes back to communication with things outside of or other than our selves.

Thank you for the time given to ImpattoSonoro. To close the interviews I ask you to use some lyrics extrapolated from the last album.

Here are the lyrics for the title track:

beneath the earth I crawl blind & numb

my fingers tease for any hint of you

the heat of you glows red behind my eyes

& I follow the trail & I follow your trail

you glow with a luminous rot

you grow with a mysterious rot

within the soil I am contained

your tendrils itch & grow towards

as I worm away from your burning skin

my eyes too blind my ears too deaf to hear

you glow with a luminous rot

you grow with a mysterious rot

(c) Janine Gallert

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