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Interviste

Religiosamente oscuri: intervista agli Amenra

(c) Stefaan Temmerman

In occasione del loro nuovo album “De Doorn” (qui la nostra recensione) che sancisce, tra l’altro, l’ingresso degli Amenra nel roster Relapse Records, abbiamo scambiato quattro chiacchiere col cantante Colin H. van Eeckhout.

Prima di tutto un saluto, spero tutto sia tutto ok dalle vostre parti. Iniziamo con un riassunto dell’ultimo periodo, come sono stati gli ultimi due anni per gli Amenra? Siete sempre stati abbastanza attivi con numerosi side project, come avete speso questo periodo così caotico?

Con ancora più side project. A parte tutto, ci sono voluti un paio di mesi per trovare un nuovo equilibrio e non appena trovato è ricominciato il processo creativo. Abbiamo finito alcune cose per cui non abbiamo mai trovato tempo in passato, nonché iniziato nuovi progetti. Tra questi la costruzione di una nuova sala prove dato che quella precedente è stata demolita dopo diciassette anni. Il periodo di lockdown ci ha dato l’opportunità di rubare tempo alla band per passare più tempo con le nostre famiglie, figli ed amici. Nonché prepararci appieno per il futuro.

“De Doorn” è il vostro primo album che non segue la tradizione del “Mass” come titolo. È un segno di cambiamento oppure è dovuto ad esigenze di concept?

Questo disco è stato scritto da una prospettiva totalmente diversa dai Mass album precedenti. Questi erano il risultato diretto di profonde esperienze traumatiche nella nostra vita privata, come morte, malattie, divorzi ecc. Il risultato è stato quasi un invito a condividere con noi il dolore di queste esperienze. Con “De Doorn” invece c’è stato un cambiamento nelle dinamiche, avendo scritto il tutto seguendo delle scadenze che ci siamo prefissati. Siamo stati invitati a creare rituali e cerimonie per città e villaggi qui nelle Fiandre e volevamo scrivere musica specificatamente per quelle occasioni. Nel momento in cui avevamo terminati quattro brani , ci siamo resi conto di aver praticamente scritto un album. Abbiamo riarrangiato il tutto e non appena pronti ci siamo resi conto che questo non sarebbe stato un “Mass VII” album. Non saprei in realtà se il termine, “necessità di concept” sia corretto, alla fine tutto è nel segno del cambiamento.

La musica degli Amenra è sempre stata per me il suono della tristezza, dell’oscurità e del dolore fisico e mentale, il tutto filtrato attraverso un utilizzo forte e cupo dell’iconografia religiosa. Qualcosa di molto differente dalla tipica immagine anti-cristiana di molte band estreme. Qual è il nucleo del concept?

Principi morali, tra le altre cose. Devo dire che non riesco a relazionarmi con il termine “concept”, tende a ridurre tutto a qualcosa di banale, qualcosa di limitato nel tempo e nelle intenzioni. Non lo è. Capita che gente cresciuta con le severe regole della chiesa cristiana (o qualsiasi altra religione) finisca per rivoltarsi contro di essa. Da dove veniamo noi, invece, non è così. C’è una costante presenza di queste immagini, sculture, chiese e cappelle. Noi reclamiamo queste icone e simboli per dargli uno specifico valore e significato. Le abbiamo create così da poterle utilizzare, trarne forza in modo da raccontare meglio la nostra storia. Le metafore e l’uso delle immagini ha ancora la sua funzione e il suo valore e l’influenza che hanno è ancora fortissima nella società moderna. L’intero sistema che si è creato attorno ad esse è diventato la loro stessa morte. È importante credere, avere fede, ma non appena si prova ad individuare cosa dovrebbe essere esattamente, si finisce per uccidere l’essenza stessa di quella fede. È comunque una questione estremamente astratta, difficile da spiegare via mail come risposta a una domanda. 

Negli ultimi anni avete sperimentato molto nel campo della musica acustica e quella ambient. Ho la sensazione che in “De Doorn” siate riusciti ad incorporare il tutto nel suono degli Amenra. L’intero album suona quasi come una lunga composizione che scorre tra momenti calmi e momenti più intensi il che segna un’ulteriore evoluzione nella vostra musica. Siete della stessa idea?

Sì. Ognuno di noi si evolve, mon solo come musicista ma anche come semplice essere umano. Cresciamo e progrediamo. L’ispirazione cambia e così anche le emozioni che viviamo. Tutto ciò viene tradotto e incanalato nella nostra musica. Non era nostra diretta intenzione il mescolare tutti i nostri mondi diversi. Volevamo rispondere alle azioni rituali del fuoco in quelle notti in cui ci riunivamo tutti. Abbiamo accompagnato quel fuoco fuoco, le persone che hanno assistito, la notte. Questo è probabilmente il motivo per cui le dinamiche sono leggermente diverse. È difficile analizzare tutte queste cose, agiamo principalmente in base a ciò che sentiamo sul momento.

Dopo due album con Billy Anderson siete tornati d autoprodurvi, questa volta con il vostro bassista Tim. È stata una conseguenza dell’averlo come nuovo membro o è stato il contrario?

Volevamo solo rimanere all’interno della nostra cerchia. Come ho detto, Lennart ha scritto la maggior parte di questo disco, e in sostanza non abbiamo mai attivamente scritto “un nuovo album” abbiamo scritto solo per il gusto di scrivere, raccontando ciò che doveva essere detto. Ci è sembrato naturale anche registrarlo noi stessi. Ci sentiamo più a nostro agio nello studio di Tim, Non c’era alcun senso di “stress” o presenza di pressioni o aspettative esterne. E questo è stato molto liberatorio per noi. È stato come tornare al nostro passato, alla nostra essenza. Facendo tutto da soli.

Vi ho visto sul palco molte volte e considero i concerti una delle caratteristiche più importanti per entrare nella vostra musica. L’attenzione per l’aspetto visivo delle performance dal vivo è stata importante sin dall’inizio (penso ad esempio al video di Mass III). Ora che tutto sembra tornare a una sorta di normalità, qual è il piano per le prossime esibizioni dal vivo?

Non c’è un piano, non c’è il “creare un nuovo liveshow per il bene di un nuovo album” nel nostro caso. Non seguiamo lo standard, seguiamo la ragione e la logica così come seguiamo il cuore e il sentimento. Inizieremo a suonare il prima possibile e poi vedremo dove ci porteranno quelle sensazioni.

Dopo due album con Neurot Recordings, come è iniziata la collaborazione con Relapse?

Avevamo molti amici sotto Relapse che continuavano a dirci quanto questa fosse una grande etichetta e quanto sarebbe stato perfetta per noi. Li abbiamo incontrati a Philadelphia quando eravamo di passaggio in tournée. E lì è semplicemente scoccata la scintilla. È fantastico avere un gruppo di persone alle spalle di così grande talento. Come ho detto, abbiamo fatto tutto da soli per due decenni e abbiamo capito che stavamo lentamente raggiungendo il soffitto di vetro sopra di noi. E non ci siamo ancora arrivati

Grazie per il tempo dedicato a ImpattoSonoro. Un’ultima richiesta per i nostri lettori. Scegliete tre album di artisti che pensi abbiano avuto la maggiore influenza su Amenra.

TOOL “Undertow”, NEUROSIS “ Through Silver In Blood”, PORTISHEAD “Dummy”.

(c) Jeroen Mylle

Hi first of all, I hope everything is good. We can start recalling how the last couple of years has been for Amenra. You have always been pretty active also with all the side projects, so how did you spend this chaotic period?

With even more side projects ;) No, it took us a couple of months to adjust and find a new balance. As soon as we did we started creating again. Finishing things that we did not get the time for in busy days, did some in between things and we started new projects aswel..We’re building a new rehearsal space, as they were demolishing the one we had been in for 17 years. The lockdown period gave us the opportunity to steal time and spend more moments with our families, children and friends. Prepare for the future.

“De Doorn” is your first album where the title does not follow the “Mass” tradition. Is this a sign of a change or is it just due to concept need?

This album was written from a whole different angle than the Mass albums in the past. They resulted directly from traumatic or profound life altering experiences in our personal lives, death, disease, divorce.. etc. In that case we “invited” the listeners into our personal space and allowed them as witnesses. Here with “De Doorn” there was a shift in dynamic. We started writing in function of deadlines we had set ourselves. We were invited to create rituals and ceremonies for cities and villages here in Flanders Belgium and we wanted to write music specifically for those nights. And we had done 4 of them, we realized we had written an album. We reworked the songs a little and when it was done we asked ourselves if this was Mass VII and we all agreed it was not. I cannot say I know what the term “concept need” means. Everything is a sign of change.

Amenra music to me has been always the sound of sadness, darkness and pain, both physical and metal, mixed with a really strong and gloomy religious iconography. Something really different from the common antichristian image of many extreme bands. What is the core of the concept?

Basic morals, amongst a lot of other things… I have to say I have trouble with the word “concept”, it narrows it down to something trivial, something that is limited in time and effort. This is not. This is everlasting. I can imagine that people that grow up under the severe influence of the christian church’s rules (or anything else really), turn against it. This is not the case where we come from. There is a constant presence around us though by all those images, sculptures, churches and chapels.. We reclaimed those icons and symbols and gave them our own proper meaning and value. We created them so we can use them. And draw force from them, and tell our story better. The metaphors and imagery still has its function and value. The self reflection they steered upon are still important in contemporary time. The whole system that grew to surround them became the death of them. But it is important to believe, to have faith. But as soon as you try to pinpoint what that exactly should be, you kill the essence of that faith. This is all extremely abstract matter, that is hard to explain via mail as an answer to a question. 

You have been experimenting a lot with acoustic and ambient music in the last years. I feel that in “De Doorn” you managed to incorporate everything into the core Amenra sound. The whole album sound almost like a long composition flowing between calm and intense moments marking a further evolution in your music. Do you feel the same?

Yes. We all evolve, not only as musicians but also as mere human beings. We grow and move around. Inspiration shifts and so does the emotions we live. All that translates itself in our music.  It was not our aim to mix all our different worlds. We aimed to answer to the fire rituals actions on those nights when we all gathered. We accompanied the fire, the people whom attended, the night. Thats probably why the dynamics are somewhat different. Its hard to analyse all these things, we mostly act on what we feel.

After two albums with Billy Anderson you went back to self-producing with Tim. Was this  a consequence of having him as a new member or was it the other way around?

We just wanted to stay within our own circle. Like I said. Lennart wrote the most part of this album, and in essence we never actively were writing “a new album” we just wrote for the sake of writing, telling what needed to be told. It only felt natural to us, to also record it ourselves. We feel most comfortable in Tims studio. There was no sense of “stress” or presence of outside pressure or expectations. And that was very liberating for us. It was like reaching back to our past, our essence. Doing it all ourselves.

I saw you on stage many times and I consider concerts one of the most important part for experiencing your music. Your focus on the visual aspect of the live performance has been massive since the very beginning (I’m thinking for example the video for Mass III). Now that everything looks like moving to some kind of normality, how is the plan for the next live performances?

There is no plan, there is no “creating a new liveshow for the sake of a new album” in our case. We don’t follow the standard, we follow reason and logic aswel as heart and feeling. We will start playing as soon as we can, and then we’ll see where that feeling takes us. 

After two albums with Neurot, how did the collaboration with Relapse started? 

We had lots of friends that were on Relapse and kept on telling us how great Relapse was and how good that would be for us. We met up with them in Philly when we were passing by on tour. And it just clicked. It’s great to have a group of these talented people to back us up. Like I said we have been doing everything ourselves with the help of our friends for two decades now and I felt we were slowly reaching the glass ceiling above us. And we’re just not there yet

Thanks for the time given to Impatto Sonoro. A last request for our readers. Will you pick up three album from artists that you think had a the biggest influence on Amenra?

TOOL “Undertow”, NEUROSIS “ Through Silver In Blood”, PORTISHEAD “Dummy”.

(c) Stefaan Temmerman

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