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ISON – Aurora

2021 - Avantgarde Music
post rock / drone

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Tracklist

1. JUPITER (feat. Vila)
2. WAVES (feat. Cammie)
3. AURORA (feat. Lisa Cuthbert)
4. MERIDIAN (feat. Sylvaine)
5. CELESTIAL (feat. Gogo Melone)
6. RETROGRADE (feat. Carline Van Roos)
7. PENUMBRA (feat. circle_wind)
8. AQUARIAN (feat. Tara Van Flower)


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Accadde che una volta il regista statunitense David Fincher si esprimesse così in merito alla Svezia: “Un posto affascinante che può essere anche una specie di enigma e allo stesso tempo incredibilmente progressista e permissivo ma con degli aspetti molto conservatori. In Svezia c’è tutto questo”. Ed è proprio nel progressismo enigmatico e conservatore che si annida la chiave di lettura del nuovo lavoro discografico degli ISON

A due anni di distanza da “Unison“, la band svedese pubblica il loro terzo album, “Aurora”. Prodotto dalla Avantgarde Music, è un concentrato di sperimentalismo granitico. Pregno di post-rock e drone, “Aurora” riflette una narrazione innovatrice rispetto allo stile didascalico che gli ISON ci hanno abituato ad ascoltare. Meno melodia, più strutturalismo, più concettualismo meno voce fuori campo. Siamo leggermente lontani dagli echeggi delle dreamy guitars di “Venison” (primo album del 2016). Gli ISON nascono dalla progettualità discografica di Daniel Änghede, musicista svedese minimalista e maniacale, ex-Crippled Black Phoenix, Hearts Of Black Science. Dopo aver viaggiato sempre in coppia insieme alla liricista Heike Langhans (dei Draconian/Light Field Reverie), qui Daniel si disabitua al dualismo confortevole, deliziandosi in featuring con vocalist femminili disparati lungo tutti i settanta minuti di questa aurora ascensionale dal retrogusto gloomy. 

JUPITER è un cortometraggio in bianco e nero, ambientato sul pianeta Giove dei desideri. Nessuna densità glaciale, ma acqua che scorre lenta e accogliente. Le primissime immagini del video, rilasciato circa un mese fa, ci ricordano l’ambientazione de “Il Settimo Sigillo” di Ingmar Bergman. Con quelle tipiche tonalità metafisiche e malinconiche, votate allo smarrimento esistenziale. Dopo una intro echeggiante, i cluster minimalisti si fanno preponderanti. Il preziosismo dei synth suonati da Mark Furnevall (dei Venus Principle ed ex-Crippled Black Phoenix) rendono vagamente romantica questa track introduttiva.  

AURORA ci fa sentire tutto il ruvido di un ibrido sonoro fatto di doomy shoegaze ed elettronica mentre MERIDIAN è incentrata sulla vocalità della blackgaze/post-metal singer Sylvaine. Eterea ed impercettibile, fa del suo canto un messaggio univoco, che ha il solo scopo di adattarsi completamente alla track. A quei suoni trovati da dark ambient che spaziano tra il dark metal e il semplice rumorismo. In AQUARIAN gli elementi post rock si allineano in un crescendo misterioso, pregno di onde impercettibili e bassi fluttuanti che vanno a nozze con i drifts modellati sulla voce di Tara Van Flower.

Così si è espresso Änghede riguardo alla sua nuova opera: “Dopo che Heike Langhans aveva lasciato la band alla fine del 2019, il futuro di ISON non era sicuro, ma non ci è voluto molto prima che sentissi il bisogno di scrivere di nuovo, e così ho deciso di continuare come artista solista. Ho passato l’intero 2020 a scrivere e registrare quello che si sarebbe poi evoluto nel mio album più ambizioso fino ad oggi. Sapevo dall’inizio che volevo invitare a partecipare amici musicisti perché sarebbero stati in grado di dare alle canzoni un’atmosfera unica. Si tratta del risultato della manifestazione di una canalizzazione. Il mio scopo, con questo album, è cercare di riparare e calmare l’ascoltatore. Dovrebbe essere suonato in sequenza dall’inizio alla fine poiché è stato creato per l’ascolto in cuffie con gli occhi chiusi”.

La mancanza della voce di Heike è evidente ma Daniel è stato abile nel riformulare l’intenzione musicale degli ISON, dando più spazio al concettualismo ambient. Una lenta meditazione che sembra guidata attraverso presenze esterne, fa di questo album un tomo letterario che si lascia narrare senza mai essere personificato. 

La cover di “Aurora”  è stata dipinta da Carolynn Haffner e raffigura una mente illuminata dal volto femminile che, come un’aurora, emerge da uno sfondo lunare accompagnata da stilosi raggi di luce. Accanto a lei, sul fondo nero come la pece, risalgono candide linee sinuose, che confluiscono in corpi delicati e profetici. 

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