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The Mountain Goats – Dark In Here

2021 - Merge Records
folk

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Tracklist

1. Parisian Enclave
2. The Destruction Of The Superdeed Kola Borehole Tower
3. Mobile
4. Dark In Here
5. Lizard Suit
6. When A Powerful Animal Comes
7. To the Headless Horseman
8. The New Hydra Collection
9. The Slow Parts On Death Metal Albums
10. Before I Got There
11. Arguin With The Ghost Of Peter Laughner About His Coney Island Baby Reviews
12. Let Me Bathe In Deminic Light


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Esce oggi per la Merge Records “Dark In Here”,  l’ultimo lavoro discografico (in ordine di tempo) di The Mountain Goats.

Proprio come le capre di montagna, specie diffusa solo in Nord America, il gruppo fondato da John Darnielle (voce, chitarra, tastiere) non è facilmente addomesticabile, prediligendo le alture rocciose al contatto con l’uomo. Infatti, per anni, Darnielle è stato l’unico membro del gruppo, e si è avvalso di numerosi collaboratori (alcuni dei quali fanno oggi parte integrante della band) per i tours. È accaduto per Peter Hughes (basso e seconda voce che ha sostituito Rachel Ware che, però, è presente nelle produzioni discografiche del gruppo con il Bright Mountain Choir), per Jon Wurster (batteria) e per Matt Douglas (fiati, chitarra, tastiera e cori). 

Profeta del lo-fi, l’unica esigenza che Darnielle mirava a soddisfare era la scrittura del testo, la composizione della musica, la realizzazione del brano attraverso registrazioni casalinghe e le etichette che li hanno seguiti in quegli anni hanno lavorato con le cassette, i vinili e raramente i cd. Negli anni in cui il digitale era la nuova sfida, Darnielle incideva con un radioregistratore portatile tutta la musica che aveva dentro; e non era poca, quella musica, che si tiene conto del fatto che la prolifica band vanta ventitre album in studio, pubblicati con la media di uno ogni 15 mesi circa.

Il founder di The Mountain Goats è uno che ne ha viste tante nella vita; probabilmente, invece di andare in terapia da quelli che in USA vengono dispregiativamente definiti strizzacervelli, Darnielle ha deciso di profondere tutte le sue controverse esperienze nella stesura di brani che, seppur risultano di facile ascolto, presentano dei testi dal contenuto spesso e dei titoli che non si può che definire impegnativi (vedi la seconda traccia The Destruction Of The Superdeed Kola Borehole Tower). Bisogna attendere gli anni duemila perché il gruppo produca lavori discografici molto più curati, dal punto di vista della fedeltà dei suoni; i concept album di questo decennio sono ispirati fortemente alla dipendenza di Darnielle dalla metanfetamina, e alla sua infanzia trascorsa con un patrigno violento. Questo nuovo corso dichiaratamente autobiografico prosegue anche nel decennio successivo, fino ad arrivare alla pandemia del 2019 che –come accaduto per molti artisti- non ha scoraggiato Darnielle, il quale è tornato al radioregistratore portatile e ha pubblicato “Songs for Pierre Chuvin”.

È importante sottolineare lo scollamento tra la profondità e la complessità dei testi della band e, in particolare, di “Dark In Here” e il sound accattivante dal ritmo veloce e sostenuto delle dodici tracks, nelle quali si evidenziano parecchie incursioni nel pop e nel rock con qualche pregevole schitarramento alla maniera dei Dire Straits anni Ottanta. 

Non altrettanto preziose le variazioni pseudo – jazz di alcuni brani di “Dark In Here” (vedi Lizard Suit) che rischiano di guastare il palato all’ascoltatore. L’auspicio è che la band continui a suonare – rinnovandosi – le apprezzabili linee melodiche che li hanno portati al successo e che possono essere tranquillamente ascritte al genere del folk rock.

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