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Populous – Stasi

2021 - La Tempesta
ambient / elettronica

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Tracklist

1. Orizzonti bagnati dell'Adriatico
2. Pietre roventi
3. L’architettura del mare
4. Luna liquida
5. Sentiero luminoso
6. Vita lenta
7. Meditazione urbana
8. Stasi


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Populous, al secolo Andrea Mangia, aveva annunciato “Stasi” in piena primavera, con un post su Facebook dei suoi. Sottolineava come, in tempi recenti, la musica ambient sia stata (ri)scoperta, quasi a voler rappresentare quell’urgenza collettiva di rallentamento, riflessione e ripresa, perfetta colonna sonora delle meditazioni casalinghe a cui tutti, volenti o nolenti, siamo stati chiamati nell’ultimo anno e mezzo.

A onor del vero, “Stasi” non è nemmeno un furbo tentativo di cavalcare un’onda – ammesso che di onda si possa davvero parlare –, perché il producer salentino aveva già ampiamente esplorato quei territori in passato, prima ancora che la sua personalissima traiettoria di ricerca lo spingesse verso le sonorità afro di “Night Safari“, la cumbia digitale di “Azulejos” e i profumi sudamericani di “W“.

Stavolta, però, Populous ha scelto di ripartire dalla sua terra e dalle rive del suo mare, da una strumentazione rigorosamente analogica, adagiandosi su downtempo morbidi e profondi, su una musica ambient educata e introspettiva, in cui immergersi e perdersi. Il titolo, insieme alla copertina, è premonitore di ciò che sarà: un viaggio lungo quasi tre quarti d’ora, più interiore che fisico, che prende lentamente forma attraverso note leggere, sospese, e una palette di acquerelli freddi (ma non troppo), in qualche modo rassicuranti.

Gli Orizzonti bagnati dell’Adriatico, fra riverberi melliflui e stratificazioni elettroniche immersi in un’atmosfera che si addensa e si dirada senza soluzione di continuità, sono il punto di partenza di un disco che prosegue il suo percorso sulla timida malinconia di Pietre roventi, impreziosita da un’esile tensione che culla, più che inquietare. Pietre roventi precede, quasi naturalmente, l’osservazione più profonda de L’architettura del mare, in cui gli arpeggi disegnano le traiettorie dei suoi abitanti e l’epica del brano comunica un vago senso di circolarità, raccontando il moto lento del mare di notte, sempre simile, mai davvero uguale.

Lo sguardo, a questo punto, si rivolge verso l’alto: Luna liquida, ancor più rarefatta, è perfetta incarnazione del mistero e dell’imperscrutabilità. È l’oggetto di un meditare intenso, ma anche qualcosa di inafferrabile, che non ci sarà mai pienamente rivelato. Un Sentiero luminoso conduce verso gli squarci melodici e deliziosamente avvolgenti di Vita lenta, fra bassi e carillon, mentre Meditazione urbana è un affannoso precipitarsi in una realtà vorticosa e asfissiante. La title-track è l’approdo finale, il compimento di un percorso interiore, catartico, che scivola fra aperture cinematografiche e guarda a William Basinski.

L’identità artistica di Populous è stata – probabilmente – plasmata dai suoi lavori più recenti, più che dalla sua fase ambient, ma “Stasi” serve a ricordare la versatilità di colui che, senza tema di smentita, è ormai uno dei producer più ispirati della Penisola e che, con pieno merito e in maniera tutt’altro che casuale, è riuscito anche a valicare i confini d’Italia e guadagnare una discreta popolarità anche ad altre latitudini. “Stasi non cela i propri riferimenti culturali, semplicemente va oltre: lo fa con una sensibilità e una cura decisamente rare, tenendosi ben lontano dal pericolo di inciampare in percorsi musicali troppo piatti. Il dinamismo dei brani emerge nella mistura liquida e imprevedibile di suoni, colori, profumi, nel rincorrersi di umori e sensazioni cangianti, ma sempre in grado di conservare una potenza evocativa e una capacità rasserenante che conquistano sin dalle primissime battute e che ne fanno, senza esagerare, una delle produzioni italiane più riuscite di questa prima metà di 2021.

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