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Kings Of Convenience – Peace Or Love

2021 - EMI
folk pop

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Tracklist

1. Rumours
2. Rocky Trail
3. Comb My Hair
4. Angel
5. Love Is A Lonely Thing
6. Fever
7. Killers
8. Ask For Help
9. Catholic Country
10. Song About It
11. Washing Machine


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I Kings Of Convenience mancavano dalle scene ormai da dodici anni. In realtà mancavano Øye e Bøe l’uno al fianco dell’altro, ma i due in questi anni si sono dati comunque da fare.

Erlend porta avanti innanzitutto una proficua carriera solista: è dell’anno scorso Quarantine At El Ganzo, una collaborazione nata nell’omonimo hotel di San Jose del Cabo, in Messico, luogo dove i Whitest Boy Alive – altro progetto di Øye – avrebbero dovuto alloggiare prima di un festival in programma a marzo 2020. Poi la pandemia, il divieto di lasciare il paese, l’impossibilità di congiungersi con il resto della band e di lavorare in remoto hanno fatto il resto, dando di fatto il via a una serie di jam sessions a distanza a cui ha partecipato anche Bear Kittay, il proprietario dell’hotel, in veste di chitarrista e suonatore di sitar. Il disco è stato prodotto dalla Bubble Records, di proprietà del buon Erlend. Dal canto suo, Eirik è impegnato nel progetto indie pop Kommode, band che diverse volte ha collaborato a vario titolo con i Whitest Boy Alive. Insieme, ogni tanto, i due hanno bisogno di ritrovarsi dentro uno studio e respirare la stessa aria, foriera dell’inconfondibile stile dei King Of Convenience.

“Peace Or Love” era stato anticipato dal singolo Rocky Trail, accompagnato da un video che fa tanto spot Ikea (che però è svedese e non norvegese come i Kings) ma che nelle sonorità per qualche minuto fa riecheggiare nell’aria i bei tempi di Misread. Senza che il tutto scada in una banale operazione nostalgia, “Peace Or Love” è la celebrazione del ritrovarsi, la felicità di rivivere certi momenti a distanza di tanti anni, con il piglio e l’entusiasmo di allora. Prima di ascoltare il singolo, il disco si apre con la dolcissima Rumours, una ballad che lentamente riapre il cassetto dei ricordi, raccontati con la maturità degli artisti affermati che sono oggi. È tempo poi di Comb My Hair, un voce e chitarra tipico dell’espressività proposta dal duo norvegese. Tempo di schiacciare dolcemente il piede sull’acceleratore, ed ecco comparire l’eterea Angel

Il primo dei due featuring si ha con Love Is A Lonely Things, dove al blocco di Øye e Bøe si aggiunge la calda voce femminile di Feist: è un trio, ma in un certo senso è un duetto. Fever invece è quasi sorprendente, per la presenza di una drum machine e perché la stessa si incunea in un ritmo che sa quasi di funk. Dall’allegria al pathos, il passaggio più oscuro del disco si ha con Killers, mentre con Ask For Help il ritmo è scandito dal leggero tocco delle percussioni. Altro giro, altra collaborazione: stavolta sono le sorelle Taylor – altrimenti conosciute come The Staves – ad animare il bel picking acustico di Catholic Country. Song About It, ballad dal sapore adolescenziale, fa da preludio al finale di Washing Machine, il cui ascolto è consigliato in cuffia, nel bel mezzo di una passeggiata al tramonto in riva al mare. 

“Peace Of Love” conferma quel che vale per tanti gruppi di successo come i Kings Of Convenience: non aggiunge e non toglie nulla alla discografia del duo e al genere folk pop in generale. Però è decisamente bello da ascoltare. È estivo, soffiato negli altoparlanti da quel fresco venticello che viene da nord. 

Dei Kings Of Convenience piace (e convince) soprattutto la fedeltà ai loro suoni degli esordi, che ormai superano i vent’anni d’età ma che non arretrano con l’andare del tempo. Le voci dal tono educato, le chitarre acustiche, pochi altri elementi come archi e percussioni: non serve altro per raccogliere i vari testimoni lasciati nel tempo sul suolo scandinavo dai vocal groups americani degli anni ’60, da Simon and Garfunkel e da Joao Gilberto. Non servono tormentoni se l’estate è riempita dai Kings Of Convenience.

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