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Première

Il fenomeno dei Cargo Cult raccontato dalla musica dei Turangalila in un docu-video esclusivo

Cargo Cult” è un videoclip di venti minuti composto sugli ultimi tre brani dell’omonimo disco d’esordio (qui la nostra recensione) del quartetto barese Turangalila (Cargo Cult, Cargo Cult Coda, Die Anderen).

Il videoclip si propone di raccontare il culto dei cargo da un punto di vista non convenzionale avvalendosi di tecniche di compositing, animazione e montaggio creativo. Il materiale video del videoclip è stato animato e montato con l’utilizzo di media non protetti da copyright.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, gli aborigeni abitanti della Melanesia, nell’Oceano Pacifico, incontravano per la prima volta l’uomo bianco, i suoi aerei e le sue navi. L’esercito americano, in quegli anni, occupava le loro isole disperse nell’Oceano Pacifico, usandole come basi logistiche per le missioni di guerra. Gli abitanti, considerati selvaggi, alla vista dei soldati, pensarono che quelle entità fossero delle divinità e presero ad adorarli. Gli dei regalavano occasionalmente provviste e indumenti, mentre violentavano l’ecosistema dei loro luoghi e massacravano altri popoli.

Ciò bastò a far di loro delle divinità, agli occhi degli aborigeni, che presero a invocare il loro ritorno con preghiere e rituali. Il fenomeno di queste fedi spontanee e prive di una istituzione clericale centrale viene chiamato Cargo Cult. Ogni fede nel momento della sua nascita è un cargo cult. L’irrazionalità alla base, prerogativa necessaria per ogni fede. Credere è sempre affidarsi all’ignoto. Le religioni celebrano la bellezza del riuscire a farlo.

L’irrazionalità, il lato illogico di ognuno. La genuinità infantile dell’atto involontario di credere in qualcosa.

Il video, che vi presentiamo di seguito in anteprima esclusiva, è realizzato da Federico Cacciapaglia.

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