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Nanowar Of Steel – Italian Folk Metal

2021 - Napalm Records
heavy metal

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Tracklist

1. Requiem per Gigi Sabani in re minore
2. L'assedio di Porto Cervo
3. La maledizione di Capitan Findus
4. La marcia su Piazza Grande
5. La mazurka del vecchio che guarda i cantieri
6. La polenta Taragnarock
7. Scugnizzi Of The Land Of Fires
8. Rosario
9. Il Signore degli Anelli dello stadio
10. Gabonzo Robot
11. Sulle aliquote della libertà
12. Der Fluch des Kapt’n Iglo
13. El Baile del Viejo que Mira las obras


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Quando avevo iniziato a scrivere questa recensione, ancora diverse delle sfighe che hanno abbracciato il mondo nelle ultime settimane, non si erano ancora lasciate intravedere. In questo caso quindi, potremmo dire che in previsione dell’ulteriore trambusto in attesa di scatenarsi, loro, sicuramente dopo aver consultato qualche potente stregone della Terra di Mezzo, hanno forgiato questo ultimo album. “Italian Folk Metal” infatti, ha tutte le caratteristiche di un artefatto magico, preparato per coloro che si sarebbero ritrovati a vivere giorni come questi.

La cosa meravigliosa di questo ultimo lavoro dei Nanowar Of Steel, è che sì, indubbiamente è il loro stile. Riconoscibili. Potenti. Ma non ripetitivi o monotoni, come accade spesso a chi prova a conciliare spiccate abilità musicali con la leggerezza di testi ironici, parodistici e sbeffeggianti.

Le danze si aprono con un requiem della migliore tradizione, in memoria dello scomparso Gigi Sabani. Musicalmente superbo, marziale e di una ironia azzeccata se si pensa al personaggio. Si compiange un personaggio famigliare, per noi figli degli anni ‘80, sapendo dosare la leggerezza con il dovuto rispetto. Come se si trattasse di un eroe dei tempi andati. La marcia su Piazza Grande racconta delle manie televisive degli italiani, mettendo enfasi sulla figura di Giancarlo Magalli – famoso conduttore televisivo, e forse anche l’unico di essi ad aver anche preso un voto all’elezione per il presidente della Repubblica Italiana del 2015.

Lanciata da Giorgio Mastrota in persona, risuona poi con veemenza Polenta Taragnarock, ballata rock in onore della celebre Polenta Taragna. Che il Ragnarok sia riferito agli effetti della polenta stessa sull’uomo, o abbia altri significati più oscuri non è dato saperlo. Una genialata intrinseca a mio avviso, è aver confezionato questa canzone in un periodo di fama per Thor, nella versione di supereroe della casa di fumetti Marvel reso famoso dai recenti film. Non da meno è Il Signore degli Anelli dello stadio. Pezzo che trasporta nei cori da stadio diversi aspetti della celebre saga fantasy. Da gustarsi da soli in cuffia, o pogando allegramente con gli amici, magari proprio allo stadio (in mancanza di una arena con gladiatori). Mi rendo conto che a leggerne cosi potrebbe sembrare una cavolata, ma il pezzo rende molto e fa crescere la voglia di saltare e sgomitare a livelli esponenziali (soprattutto se si è famigliari con le vicende menzionate della storia).

Ma il pezzo che ho trovato sublime – sia come idea che a livello sonoro – è Scugnizzi Of The Land Of Fires. Immaginate il genere neo melodico napoletano catapultato a raccontare una vicenda di draghi, terre martoriate ed eroi impavidi. Il tutto ovviamente condito con una base metal sinfonico, risonante Rhapsody Of Fire dei giorni migliori. Se fatta male, ne sarebbe uscita una grande schifezza, mentre i Nanowar ne fanno un capolavoro. A mio modesto avviso la perla dell’album (non che gli altri pezzi siano da meno, anche quelli che non ho menzionato direttamente). I Nanowar Of Steel sono in continua crescita e noi ne siamo profondamente grati. Dopo un pezzo come Norwegian Reggaeton, sarebbe stato forse naturale subire un calo qualitativo. Capita a molti artisti. A loro invece no, ed anzi, riescono a mettere insieme un disco che convince ed intrattiene.

Insomma, se il mondo dovesse realmente crollare (ed al momento ci si sta impegnando di brutto), potremmo sempre spostarci un po’ più in là ascoltando “Italian Folk Metal”.

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