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Interviste

Tutta la mia vita è una protesta: Tré Burt e il ritorno della protest song

In occasione dell’uscita di “You, Yeah, You” (qui la nostra recensione), il suo secondo album in studio, abbiamo intervistato l’artista californiano, una delle forze emergenti nel revival del cantautorato americano. Diretto e essenziale, come nelle sue canzoni, Tré Burt ci ha parlato della sua formazione musicale, dell’amore per il blues, del suo mentore, il compianto John Prine e della sua protesta contro il razzismo. Concludendo con un messaggio di amore per l’Italia.

Per cominciare, puoi raccontarci la tua storia? Abbiamo letto che sei di Sacramento, California. È lì che sei nato e cresciuto? Come è stata la tua giovinezza e come ti sei avvicinato alla musica?

Sì, sono nato e cresciuto a Sacramento, in California. Ho avuto una buona giovinezza, per la maggior parte. Mi sono appassionato alla musica grazie a mio fratello, era un musicista.

Non sono solo la tua musica e il tuo modo di scrivere canzoni a stupire, ma anche i tuoi testi e la tua capacità di raccontare una bella storia. Come ci sei arrivato e hai acquisito quelle competenze specifiche? Che tipo di letteratura hai letto e ti ha ispirato?

Mi è sempre piaciuto osservare le persone. È una delle mie attività preferite e mi piace leggere libri. Mi piacciono tutti i tipi di letteratura! Narrativa, saggistica, narrativa storica. Amo un libro con una buona storia.

I tuoi testi sono così immediati che non possono essere ignorati dall’ascoltatore. Hai cose da dire e le dici in modo toccante. Impossibile non ascoltare e ricevere il messaggio. È questo che intendevi con la scelta di “You, Yeah, You” come titolo?

Sì, grazie per averlo riconosciuto. “You, Yeah, You” è pensato per essere diretto all’ascoltatore tanto quanto a me stesso.

Una volta hai detto che “essere neri in America è un’esperienza psichedelica e a volte puoi sentirti come un oggetto quantico che è allo stesso tempo lì e non lì”. Puoi elaborare questo pensiero? Voglio dire, la maggior parte di noi in Italia che non conosce davvero l’America in prima persona, sa solo ciò che vediamo sui media sul razzismo e sugli abusi della polizia, ma non conosciamo l’esperienza completa.

Sì, l’esperienza in Italia deve essere molto diversa dall’esperienza americana. Il razzismo fa schifo ed è un problema globale, non solo un problema americano. Ma, esatto… l’esperienza americana è unica.

Nello stesso post di Facebook dici che By The Jasmine non è una canzone politica, ma sei solo tu che reagisci a qualcosa che ti è successo: la polizia che ti molesta per niente, nella tua città natale. Per favore, spiegaci meglio questo: mentre stai ovviamente, e purtroppo, raccontando storie vere, come in Under The Devil’s Knee, non ti senti anche parte di una protesta?

Si potrebbe dire che tutta la mia vita è una protesta.

Sembra essere un buon momento per la musica “Americana” e ti stai affermando come una forza trainante in questo revival. A parte, ovviamente, John Prine e Bob Dylan, quali sono gli altri gruppi musicali che hanno avuto il segno più profondo su di te?

Sono sempre stato attratto dalla vecchia musica blues, come Big Bill Broonzy, Led Belly, Reverend Gary Davis, Elizabeth Cotton, Precious Bryant. Quel genere ha avuto il segno più profondo sulla mia formazione musicale.

L’anno scorso abbiamo perso John Prine a causa del Covid. Quanto ha significato per te come musicista e come essere umano?

Lui era tutto per me.

Si ascoltano le tue canzoni e si gioisce nel vedere come il buon songwriting sia tornato, vivo e vegeto. C’è una ricetta per scrivere una grande canzone partendo da un’idea? Hai un processo creativo specifico che segui?

No, non ho un processo creativo specifico, cambia. Il vero processo è essere aperti al cambiamento del processo.

Abbiamo visto che ci sono piani per un tour europeo nel 2022. Purtroppo, non in Italia e questa non è una sorpresa dal momento che il tuo genere non sembra avere abbastanza fan qui per attirare costantemente artisti come te. In ogni caso, come ti senti a viaggiare in questa parte del mondo nel prossimo futuro?

Spero che un giorno gli italiani saranno attratti dal mio tipo di musica. Non vedo l’ora di venire. Una volta ho fatto una vacanza in Italia, e se conoscessi la lingua non me ne andrei mai.

For starters, can you tell us your story? We read you are from Sacramento, California. Is that where you were born and grew up? How was your upbringing and how did you get to music?

Yes, I’m was born and raise Sacramento, CA. I enjoyed my upbringing for the most part. I got into music because of my brother, he was a musician.

It’s not only your music and songwriting to impress, but your lyrics as well and your capability to tell a good story. How did you get there and acquired those specific skills? What kind of literature you read and inspired you?

I have always enjoyed people watching. It’s one of my favorite activities, and I like to read books. I real all kinds of literature! Fiction, non-fiction, historical fiction. I love a book with a good story.

Your lyrics are so straightforward that cannot be ignored by the listener. You have things to say and you tell them in a poignant way. One has to listen and get the message. Is that what you meant by the choice of “You, Yeah, You” as a title?

Yes, thank you for recognizing that. You , Yeah, You, is meant to be directed to the listener just as much as myself.

You said once “being black in America is straight up a psychedelic experience and at times you can feel like some quantum object that is both there and not there at the same time.” Can you elaborate this thought? I mean, most of us in Italy who do not really know America first hand, only know what we read on the media about racism and police abuse, but we do not know what the whole experience is.

Yes, the experience in Italy must be very different from the American experience. racism sucks ,and is a global problem, not just an American problem. But, correct…the American experience is a unique one.

In the same Facebook post, you say that By The Jasmine is not political, but it’s just you reacting to something that happened to you: police harassing you for nothing, in your hometown. Let us please understand this better: while you are obviously, and sadly, delivering real stories, like in Under The Devil’s Knee, don’t you feel as you are also part of a protest?

You could say that my whole life is a protest.

It seems to be a good moment for Americana music and you are affirming yourself as a driving force in this revival. Apart from, obviously, John Prine and Bob Dylan, which are the other musical acts who had the deepest mark on you?

I’ve always been drawn to old blues music, such as Big Bill Broonzy, Led Belly, Reverend Gary Davis, Elizabeth Cotton, Precious Bryant. That genre has had the deepest mark on mu musical character.

Last year we lost John Prine to Covid. How much did he mean to you as a musician and as a human being?

He meant the world.

One listens to your songs and rejoices to see how good songwriting is back, alive and kicking. Is there a recipe for writing a great song out of an idea? Do you have a specific creative process you follow?

No i do not have a specific creative process, it changes. The real process is being open to the process changing.

We saw there are plans for a European tour in 2022. Sadly, not to Italy and this is no surprise since your genre does not seem to have enough fans here to constantly attract acts like yourself. In any case, how do you feel about traveling to this part of the world in the near future?

I hope one day the Italians will be attracted to my type of music. I can’t wait to visit. I once took a vacation to Italy, and if I knew the language I would never leave.

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