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Rob Halford – Confesso


Scheda

Autore: Rob Halford (con Ian Gittins)
Uscita: 22/07/2021
Editore: Tsunami Edizioni
Pagine: 384
Prezzo: € 24,90

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Come dicevo altrove l’heavy metal non mi è mai piaciuto né interessato. I suoi araldi parlavano di cose che non mi piacevano (a parte “Il signore degli anelli”) in un modo che non m’interessava. L’unica vera eccezione, ora come allora, erano i Judas Priest e la motivazione erano proprio i testi e lo scintillante sferragliare metallico dei dischi ma, soprattutto, la voce tonante e micidiale di Rob Halford; aggiungeteci il fatto che, sempre da adolescente, leggendo il suo libro scoprii che Marilyn Manson stesso – mia stella polare dell’epoca – era suo fan. Non appena ho saputo dell’uscita della sua autobiografia mi sono leccato i baffi (che non ho) e l’ho atteso trepidante.

Confesso” è un libro coinvolgente nel senso metallaro del termine. In che senso? Beh, nel senso che è scritto dal Dio del Metal (Metal God è il soprannome di Halford, se vivete in una caverna), nel Verbo del Metal e per metallari. È infuso di quell’atteggiamento metallaro che contraddistingue ogni singolo metallaro old school, il che, di per sé, è un punto a favore, dato il personaggio di cui stiamo parlando. È un libro che non lesina su nulla, nel bene e nel male.

Ci si aspetta tutto un altro piglio, ma il racconto si incentra nella fattispecie sul rapporto di Halford con la sua sessualità e di come essa abbia influenzato tutto ciò che è stato, è e sarà sempre. La schiettezza e il senso di liberazione sono il punto di snodo della storia da cui il cantante dei Judas Priest parte e torna di continuo, soprattutto in un mondo e una società che, data l’età del protagonista e gli anni in cui è cresciuto, non sopportavano né supportavano alcun tipo di omosessualità, demonizzandone ogni singolo aspetto, dal liberismo di facciata della controcultura fino al regno tatcheriano, che da buon inglese Rob vive in prima persona. È un viaggio doloroso scritto da una persona piena di vita che ha schiantato le sbarre di una prigione spesso autoimposta per sopravvivenza sua e altrui, quella di una band cui ha sempre teso e altrettanto sempre tenderà. Dolore, dubbi, dipendenze e tutto il percorso tortuoso per uscirne ed essere infine felice e realizzato, tempestato di incontri metallici, da certi screzi dei JP con gli Iron Maiden a una serata in un night club con e dei Pantera, e meno come quelli con Lady Gaga e, beh, la regina Elisabetta. Il tutto impostato, ovviamente, come una chiacchierata in un pub rumoroso mentre sul palco si sbatte una cover band dei Priest, se vi piace la cosa.

Lavoro eccelso, infine, dal punto di vista editoriale. La traduzione a opera di Valeria Presti Danisi fila liscia e rende la lettura più che piacevole, e non c’è ombra di errore. Insomma, Tsunami non tradisce mai le aspettative.

Non è solo l’autobiografia di un cantante metal, forse il migliore di tutti i tempi, no, è catarsi necessaria in tempi che si mostrano di nuovo oscuri quando si parla di temi come la parità di genere. Senza intenti di stampo sociale è utile anche in questo senso e non è cosa da poco.

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