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In orbita sul “Satellite” nu-metal dei P.O.D., vent’anni dopo

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Mai giorno fu più nefasto per l’uscita di un album musicale. 11 settembre 2001, sappiamo tutti cos’è successo e parlare di un album musicale sembra quasi “blasfemo” in quanto trattiamo un argomento così leggero rispetto agli eventi di quel giorno. Ma proviamo a dissociarci dalla guerra Oriente – Occidente e proviamo a concentrarci sulla musica. Siamo nella parabola ascendente della musica nu-metal, un’accezione quasi negativa per definire una nuova ondata di musica metal in netto contrasto con il passato. Genere che personalmente ha segnato la mia adolescenza. In Italia iniziava a far capolino il rap di Eminem anche se il genere pop-rock nostrano era ancora ai primi posti, Vasco Rossi ad esempio con “Stupido Hotel” aveva letteralmente spopolato. Negli Stati Uniti invece il metal e il nu metal riempiono totalmente la scena e l’album dei P.O.D.Satellite” riesce ad ottenere la 26esima posizione degli album maggiormente venduti nel 2001.

I P.O.D. nascono nel 1992 e hanno tematiche differenti dai (più o meno) cugini Korn, Tool e Limp Bizkit, dato che per la maggior parte dei brani parlano di tematiche sociali e spirituali. Il loro nome è l’acronimo di Payable On Death, che letteralmente indica un conto corrente dove la giacenza viene donata in beneficenza in caso di morte del titolare, ma nasconde un risvolto più religioso. Infatti l’espressione payable on death si riferisce alla crocifissione di Gesù Cristo, sacrificato per i peccati dell’umanità, un concetto complesso da portare in scena nel mainstream del metal. Sarà il fatto che all’epoca in cui ascoltavo i P.O.D. non facevo caso ai testi, ma devo dire che mi hanno sempre coinvolto con il loro ritmo e solo ultimamente ho rivalutato anche i messaggi contenuti nei loro brani. Nel 2001 arrivano a pubblicare il loro quarto lavoro dal quale verranno estratti ben quattro singoli negli due anni successivi che li portano ad essere nominati per il Grammy ed essere conosciuti a livello internazionale.  

L’idea dell’album è quella di creare un grunge con ritmica veloce e melodica con la voce di Paul “Sonny” Sandoval che sperimenta rap e rime con ritmi funky per riuscire ad armonizzare ed trasmettere emozione nei brani. Non era sicuramente uno dei miei album preferiti all’epoca dell’uscita forse perché non era troppo rivoluzionario e non aveva nessun effetto wow ma invece a distanza di tempo mi sta sempre più catturando questo stile. Uno stile sicuramente “meno sporco” dei Korn ma con un’energia che sicuramente li mette sullo stesso livello. Lanciati in orbita su di immaginario satellite, i P.O.D. giocano i loro punti di forza, suonando una serie di melodie che non lasciano nessuno scampo all’ascoltatore ma allo stesso tempo si rifanno agli eventi più tristi della recente storia americana, come le stragi nelle scuole superiori americane, inconsapevoli ad ogni modo di quello che accadrà proprio il giorno dall’uscita del disco.

Si parte con tre tracce bomba che incalzano come una mitragliatrice: Set It Off, Alive e Boom. Si fa una prima pausa dal ritmo incalzante con l’ipnotica ma non scontata Youth Of The Nation, nella quale i P.O.D. riescono ad incastrare perfettamente un coro di bambini che danno un aspetto spettrale all’intero brano. Il brano racconta proprio di morte nelle scuole superiori americane

Noi siamo, noi siamo (noi siamo)
la gioventù della nazione

Si procede con brani meno irruenti e più di riflessione come Celestial, pezzo molto corto che segna una specie di divisione con il resto dell’album. Questa tipologia di brani ovviamente non possono essere ascoltati fuori dal contesto. Un album ben fatto è capace di farti provare emozioni se lo ascolti dalla traccia numero uno alla traccia finale. L’artista ha così la possibilità di farti fare un viaggio con le sue note. Un modo che si usa spesso è proprio inserire degli intermezzi per dividere l’album in “capitoli” logici. In questo devo dire che “Satellite” riesce bene nell’intento. Infatti, subito dopo infatti arriviamo al satellite dei P.O.D., con la traccia omonima per l’appunto, dove torna la dimostrazione che il gruppo ci sa fare con potenti riff e arrangiamenti non scontati, sia per la parte cantata che la parte strumentale.

Arriva poi il momento di The Messenjah, nella quale i P.O.D. riescono a mitigare con cura la costruzione del brano che parte del ritmi lenti fino a portarli ad ebollizione, coinvolgendo l’ascoltatore. Subito dopo abbiamo ancora un brano di transizione: Guitarras De Amor segna una nuova suddivisione dell’album. Il resto dell’album va ad alternare brani super energici con brani più calmi. Sono molto interessanti le collaborazioni come quella con Eek-A-Mouse e con H.R., che permettono di intrecciare una vena reggae nei brani Ridiculous e Anything Right. Nella versione “special edition” troviamo anche altri 3 brani speciali e un DVD con i live di alcuni dei loro brani più famosi. Una versione acustica di Alive, che ha davvero ben poco di acustico e credo che sia il brano meno azzeccato di tutto l’album, e due remix di Youth Of The Nation e Boom a cura dei mitici The Crystal Method (i Chemical Brothers americani), un remix davvero ben fatto e curato ma questa è un’altra storia.

Satellite” è un disco solido che propone brani ben realizzati tecnicamente, coinvolgenti ed un messaggio che deve essere ascoltato e capito. Se dovessi sbilanciarmi nello scegliere un brano su tutti da ascoltare credo che sia Set It Off per la sua carica energica e Youth Of The Nation per il messaggio che contiene al suo interno. La band è tuttora in attività, magari dopo questo periodo non proprio roseo avranno in mente di fare un nuovo lavoro che sia all’altezza dei precedenti.

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