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Amon Tobin – How Do You Live

2021 - elettronica
Nomark Records

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Tracklist

1. How Do You Live
2. Rise To Ashes
3. Sweet Inertia (feat. Figueroa)
4. Phaedra
5. In a Valley Stood the Sun
6.  This Living Hand
7. Button Down Fashion Bow
8. Now Future
9. Black As The Sun
10. All Things Burn


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La shape dell’esistenza racchiusa in dieci brani intrisi di anomalia. Una domanda scomoda, che ognuno dovrebbe porsi quotidianamente, per non condurre una vita in loop: “Come vivi?”, ora prova a chiedertelo. Il decimo album dell’artista brasiliano Amon Tobin, “How Do You Live” è inciso per la Nomark Records. A due anni di distanza da “Long Stories” e ad un lustro dal debutto discografico di “Adventures In Foam”

Nella sua carriera Amon ha diversificato tra samples dal sapore folkloristico sudamericano e sperimentazioni sonore, assemblate come tasselli di progetti dall’ingegneria sonora innovativa. L’elettronica spaziale di Tobin dimora in una fucina di costanti “tentativi musicali”, di innesti di idee e di note, che mai si allontanano radicalmente dalla cultura tradizionale della Musica di genere. Nato in Brasile, ma cresciuto in UK, Amon è apparso sulla scena internazionale negli anni ’80, grazie alla breakdance e all’hip hop. Mentre negli anni ’90 si è dedicato maggiormente al trend della scena drum and bass e a quello della jungle. Fino a quando poi ha scelto di essere padrone di uno stile musicale personale, dalle solide fondamenta individualiste.

Rise To Ashes come un piffero elettronico che incanta i nostri sensi. Le ceneri dell’egotismo assumono una forma di tracotanza tale da ricollocarsi attraverso i suoni. La traccia è una multiforme espressione dell’Io, del senso di mancata libertà che l’essere umano prova durante il fluire degli schemi quotidiani. Prima di diventare cenere è necessario essere stati sostanza. Bucolico e dissonante, il brano è un’indefinibile sfida di note, che riecheggiano senza una direzione precisa. Come in una battaglia tra Amon e lo sperimentalismo, sembra che ci si metta a caccia di suoni umani, naturali ed artificiali che le sequenze sonore vogliono rimodulare. Irrazionalità e scintille potrebbero richiamare i primordi discografici dei Pink Floyd (quelli di Syd Barret, per intenderci) e il continuum senza limiti di “Revolver dei Beatles.

Sweet Inertia che fugge dal caos dell’Urbe. Una serie di rumori (quasi frastuoni) della società che soffoca i nostri istinti primordiali, atterrisce la grinta esistenziale, conducendo ad una inevitabile “dolce inerzia”. Il sound garage e post rock è “indorato” da un canto sussurrato, soave e sexy.
Phaedra, la regina di Atene innamorata follemente di Ippolito, tanto da condursi al suicidio. Il dolore lamentoso di questa donna è raffigurato attraverso circa 3 minuti di dissimulazioni sonore e mistificazioni uditive. Tobin ci dimostra quanto l’elettronica sia in grado di rendere grazie al romanticismo struggente, attraverso una track che in prima istanza potrebbe sembrare artificiale e gelida.

Ma non è impossibile osservare che gli step emotivi di un travagliato amore sono accuratamente assortiti, passando dalle profondità di torbide emozioni (lì dove le tonalità dark dei synth si fanno deeper) alla leggerezza delle note nostalgiche che hanno lo scopo di allontanare la compagine heavy dal cuore. La drum’n’bass è assoluta protagonista di questa traccia. Black As The Sun, un sole nero che simboleggia il crepuscolo dell’Io. Il brano si divide in un suites. La prima è ricca di distorsioni graffiati, la seconda funge da “apertura intermedia”, permettendo all’ascolto di immaginare una redenzione musicale. Il Nero come il Sole può sorgere e tramontare, diventando un perenne circolo visivo e atmosferico dal quale non si può fuggire.

La cover di “How Do You Live” raffigura il capo di un cavallo nero, con gli occhi teneramente sbarrati. Nessuna miseria nel suo sguardo, soltanto stanchezza esistenziale e maturità esperienziale. I pochi capelli bianchi del folto crine increspato designano il passare degli anni che, inesorabilmente, preme sul respiro. Mentre, silente e latente, sembra volerci domandare, con tono allocutorio: “Come hai realmente vissuto?”.

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