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Sleigh Bells – Texis

2021 - Mom+Pop
pop / noise

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Tracklist

1. SWEET75
2. An Acre Lost
3. I'm Not Down
4. Locust Laced
5. Knowing
6. Justine Go Genesis
7. Tennessee Tips
8. Rosary
9. Red Flag Flies
10. True Seekers
11 Hummingbird Bomb


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Già subito dopo il bel disco d’esordio “Treats”, dal quale sono passati ahinoi più di dieci anni, pensai che gli Sleigh Bells con la loro posa patinata e imbalsamata da riot grrrl rimodernate non sarebbero andati da nessuna parte e avrebbero finito presto per naufragare in una nebbia fitta di noia esasperante. E infatti, nessuno dei successivi 3 dischi del duo statunitense ha lasciato un segno tangibile e memorabile tanto nel mercato quanto nell’immaginario indie – ma quanti dischi ce l’hanno fatta poi?

Ora, a 5 anni di distanza dall’ultimo e trascurabilissimo “Jessica Rabbit”, me li ritrovo qui con questo “Texis”, album con cui Derek E. Miller e Alexis Krauss sembrano finalmente aver deciso di gettare la maschera. Basta con quegli atteggiamenti riottosi che, si capiva, nessuno degli interpreti del caso sentiva davvero propri, e basta anche con quell’aria di trasgressione moderata che non era altro che un tenere il piede in due scarpe calzandole male entrambe.

Gli Sleigh Bells del 2021 sono un mash-up nevrotico e (in)sensatissimo di pop e noise, che prende in prestito senza vergognarsi mai tanto i Garbage quanto Madonna, tanto gli Elastica quando l’alt-rock dei primi 2000, tanto i Cardingas quanto tutto quell’andirivieni di pop-star più o meno sbiadite e svagate che si sono succedute negli anni, e il tutto passa sotto una luce ultravioletta di electro che più caciarone non si può, e se pensate a gente come Steve Aoki o il “nostro” Bloody Beetroots non ci siete andati troppo distanti. 

Un disco essenzialmente derivativo ma piacevolissimo, che perfino quando abbassa i toni (True Seekers) e si lascia andare in morbide melodie malinconiche che non stonerebbero nei dischi di un’immaginaria Taylor Swift che – volesse il cielo – non ha mai conosciuto quei due noiosoni di Justin Vernon e Aaron Dessner, suona come una di quelle cafonate sulle quali ogni tanto scivoliamo sopra e che quando ci rialziamo guardiamo con sufficienza e sdegno ma in fondo già ci mancano da morire.

Ce n’era bisogno?, direte giustamente voi, e forse a questa domanda non c’è una risposta corretta. Ma una mezzoretta così, leggera, adrenalinica e senza pensieri direi che ce la siamo anche meritata, no?

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