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Bummer – Dead Horse

2021 - Thrill Jockey
noise rock

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Tracklist

1. JFK Speedwagon
2. Barn Burner (You Boys Quit Whippin' Those Whips)
3. I Want To Punch Bruce Springsteen In The Dick
4. E1M1
5. Donkey Punch
6. Juice Pig
7. Kid Spock
8. Quadruple ZZ Top
9. False Floor
10. Magic Cruel Bus
11. Rarewave


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Nel Kansas la vita deve fare davvero schifo. Come lo so? Ho ascoltato “Dead Horse”, che poi è il secondo album dei Bummer, trio di demoni inferociti di Kansas City. Queste zone di depressione umana ci sono in tutto il mondo e per anni il rumore che ribolliva nelle strade più buie era tanto insopportabile da diventare splendido, la colonna sonora giusta per una realtà merdosa. Col passare del tempo si assottigliato, tanti ce li siamo persi per strada (Cows, Jesus Lizard, Unsane), altri hanno preso il loro posto (Pigs, Human Impact, Tomahawk…hey…un attimo…ma è la stessa gente!) e altri ancora hanno da farsi avanti sul serio.

E che si facciano avanti Matt Perrin, Sam Hutchinson e Mike Gustafson, se hanno il coraggio. Ne hanno? A pacchi, porca troia. Non posso dirlo in un altro modo. Vorrei tirar fuori una dei miei tanti voli pindarici, e invece no. Qui c’è solo dolore, ce n’è tanto, troppo. Sì, ecco, è un eccesso senza fine, quello che i Bummer sboccano in faccia a chi gli si approccia senza le dovute precauzioni. Pioggia acida di distorsioni che si abbatte scevra di qualsivoglia tipo di pietà, un branco di elefanti meccanici che perdono olio dal culo e che infilzano con le zanne tutto quel che si para loro davanti, una macchina incendiata che non si ferma mai.

L’ugola di Perrin è ferocia, odio, le sue parole un’ustione urbana che narra di situazioni putride che macchiano le coscienze di sangue (proprio e altrui) e le lenzuola di deiezioni figlie di nottate che non vogliono finire mai, e al suo fianco in un paio di episodi due signori del male come Sean Ingram (quanto mi mancano i Coalesce) e Matt “Portrayal Of Guilt” King. Chitarra, basso e batteria come presse idrauliche fuori controllo, stonata orchestra caotica in assenza di caos, perché è tutto così compresso e cubico da risultare chiaro, catenacci blues atonali che si fanno unico e solo cavaliere dell’Apocalisse del cazzo, pronto a falciarci tutti quanti, senza escludere nessuno.

L’orgasmo di un mostro enorme che incombe sul Creato. Provate a spostarlo. Provate a dire che non vi fischieranno le orecchie per ore dopo che “Dead Horse” ha smesso di suonare dalla vostre casse. Mai menzogna sarebbe stata più spudorata. E poi I Want To Punch Bruce Springsteen In The Dick è il titolo per cui non smetterò mai di ringraziare.

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