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Deerhoof – Actually, You Can

2021 - Joyful Noise
math rock / noise pop

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Tracklist

1. Be Unbarred, O Ye Gates Of Hell 
2. Department Of Corrections 
3. We Grew, And We Were Astonished 
4. Scarcity Is Manufactured 
5. Ancient Mysteries, Described 
6. Plant Thief 
7. Our Philosophy Is Fiction 
8. Epic Love Poem 
9. Divine Comedy 


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I Deerhoof non li fermi nemmeno a cannonate. Riassunto delle puntate precedenti: un nuovo full length lo scorso anno più, bonus, un album live in studio super medley di cover bestiali che se la svolazzano tra cose fuori tipo Feldman, Nono, Morricone, Williams, Cage e, non fosse sufficiente, Sun Ra, Parliament, Braxton (padre), Coleman più, non paghi, i cazzo di Voivod. Tutto modo non sempre l’urgenza paga, lo sappiamo, soprattutto quando parliamo di gente prolifica da far spavento, ma quando ci azzeccano, oh se lo fanno bene. ‘sto giro? Centro pieno.

Completamente matti, come solo la gang Saunier, Matsuzaki, Dieterich e Rodriguez potrebbe essere, pronto servito sul piatto della spada che colpisce dritta in fronte questo “Actually, You Can”, molto più slabbrato di “Future Teenage Cave Artists” (che comunque…), molto più rumoroide, molto più, boh, Nineties. Ma sì, non che ne siano mai davvero usciti i Deerhoof da quel decennio che, come un tunnel da Looney Tones, faceva sbattere tutti da tutte le parti. All’unisono il quartetto dice di voler smantellare il modo tossico con cui la società si è adagiata su modelli tossici, pronti per un nuovo mo(n)do, con Cristi che discendono all’Inferno per liberare le anime e un’idea di vivere “morale” (che nulla ha a che vedere con la moralità come la s’intende di solito, è una questione filosoficamente ben più profonda) ai più sconosciuta.

Anzitutto spendiamo una parola per il suono che Saunier (“è Dio”, diceva anni fa il mio esimio collega dottor Vinz) dà alla sua batteria: presente i passi dei giganti? Ecco, stiamo lì. Calibro gigante, fusti mastodontici per una sezione ritmica strabordante. Tu chiamale, se vuoi “Le Situazioni Ritmiche di Lui & Lei”, Satomi e Greg che ci danno dentro come dannati, infuriati e furiosi e le melodie lì appese, rampanti si librano tosti come cemento nella trazione punk/thrashata che percuote Plant Thief, stritolando le chitarre brucianti dell’altro duo, Ed e John, si fanno sotto, impazziti come sciami di vespe d’acciaio affilato e ora nel math ostile che rade tutto al suolo della violentissima opener Be Unbarred, O Ye Gates Of Hell (c’è quel riffone lì in mezzo più metal di qualsiasi cagata metal che si spacci per metal esca oggi e si porta dietro tutto come una tempesta di manate), quello stortacchione e sbruffoncello che campeggia in Scarcity Is Manufactored e svitato quando entra Departement Of Corrections e nel sudicissimo noise-r’n’r che si squaglia in un pop delizioso di Divine Comedy che mi fa pensare da vicino ai Butter 08 (recuperare please, trattasi di progetto del duo Honda/Hatori Cibo Matto assieme a quel ceffo di Simins, l’amicone di Jon Spencer).

C’è tempo per funkeggiare stronzi, potenti con Ancient Mysteries, Described e qui il basso scippa la scena un attimo prima di svaccarsi al sole tiepido di ottobre con le loungerie da bordo piscina Epic Love Poem piena fino all’orlo di acido-acida che fa dilatare tutto. Quel tutto battezzato dalla voce che dal mezzo svetta di Matsuzaki, che piano piano accartoccia tutto e se lo fuma.

Ma sì, in fondo lo sapete bene che anche “Actually, You Can” è FFO Deerhoof e basta, ma non è proprio questo il punto? Tanto è inutile ripetere che “dalle nostre parti ce li scaghiamo”, perché facciamo così per una quantità infinita di robbabuona, troppo presi dall’ennesima cosuccia da copertina, o meglio, da pinned in bacheca e poi passiamo in fretta ad altro, anche peggio. Dunque, se siete quei “fans only” rifatevi le orecchie con queste scoppolate math(ematiche) e ignorate pure il resto.

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