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Black Dice – Mod Prog Sic

2021 - FourFour Records
elettronica

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Tracklist

1.Bad Bet
2.Tuned Out
3.Swinging
4.Scramblehead
5.White Sugar
6.Plasma
7.Big Chip
8.All The Way
9.Scramblehead
10.Jocko
11.Downward Arrow
12.Scramblehead III


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Vent’anni fa i Black Dice salivano in cattedra, indicando al mondo la via da seguire per trasfigurare il punk fatto con le mani (e pelli, corde, ecc.) in qualcosa di astratto, amorfo e al confine fra tutte le dimensioni. Il leggendario “Beaches And Canyons” alzava un angolo del velo delle cose per mostrare gli universi sonori che ci si aprivano sotto il naso, dilatando gli spazi del concerto “rock”, congelando il tempo in un istante infinito, osservando al microscopio i piccoli mondi che nascevano e morivano nelle correnti elettriche impazzite di una pedaliera oltraggiata.

Ne è passata di acqua sotto i ponti, ma se lo scopo dichiarato era togliere le coordinate da sotto i piedi dell’ascoltatore, a cambiare, nel frattempo, sono stati i mezzi, non i fini. Da diversi anni la ricetta prediletta dai nostri, esposta in dischi non indimenticabili, è quella del ritmo ossessivo a trazione elettronica, in cui i ferri del mestiere del rock latitano (o, se ci sono, sono talmente marci, sfatti e deformati da risultare irriconoscibili).

La ripetizione, grado zero del ritmo, fornisce anche a “Mod Prog Sic” le fondamenta su cui accumulare strati di suoni abrasivi e stralunati, spesso brutti, e compiaciuti nella loro bruttezza. Suoni, più che missati, tenuti insieme a forza gli uni agli altri in una mischia selvaggia. La regolarità della pulsazione ospita inoltre tutta una serie di incastri e sfasamenti ritmici, anche piuttosto audaci, che minacciano di dirottare il meccanismo verso un’orgia di esplosioni disordinate di suono; non si giunge mai, però, al punto di rottura.

Il party lisergico di “Mod Prog Sic” ha comunque tante possibili declinazioni: si comincia con Bad Bet, una specie di blueseggiante colonna sonora per platformer anfetaminici, per poi virare sul tribalismo pentatonico (Tuned Out, Big Chip), senza disdegnare incursioni di punk elettronico (come nel “singolo” White Sugar) e un uso di frammenti vocali che rimanda alle manipolazioni vapor tanto in voga qualche anno fa. A tratti subentra una cupezza che ci porterebbe dritto nei territori ferocemente inumani degli Autechre, fra stuoli di affilatissime drum-machine infiammate di desiderio macchinico, se non fosse per qualche scherzo sonoro che ci trattiene dall’abisso: un bipp stramboide, uno sfarfallamento di sinusoidi ubriache, un sample vocale iperprocessato, cose così insomma. È questo il caso di All The Way e della notevole Plasma.

La chiave di tutto potrebbe essere Downward Arrow, che comincia con due battute di bassoni minacciosi per poi scartarli senza tanti complimenti, facendo posto a un’orrenda drum-machine giocattolo sfasata accompagnata da buffi vocalizzi semi-sintetici, distorsioni digitali e raggi laser. O forse la soluzione sta negli Scramblehead, brevi episodi di cut-up digitale che finalmente si liberano dall’opprimente griglia ritmica, permettendoci di rifiatare un attimo. Ma quando il terzo di essi chiude all’improvviso l’album, ci lascia solo tante domande e nessuna risposta.

Sono tornati i Black Dice con le loro pasticche colorate. Le spacciano sotto forma di brani elettronici strampalati, divertenti e divertiti. Stampano un sorriso ebete sulla bocca, anche se ogni tanto affiora appena l’impressione  che non ci sia proprio un cazzo da ridere. “Mod Prog Sic” apre varchi dimensionali a casaccio; assumetelo a vostro rischio e pericolo.

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