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( r ) – Titan Arum

2021 - Cheap Satanism / Delete Recordings
sperimentale

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Tracklist

1. Botox 
2. The Side Effects Of Self Indulgence 
3. Parasomnia 
4. Oblivion 
5. For Those Like Me (Who Don't Like The Beatles) 
6. Vacant Stares 
7. The Llama And The Rabbit 
8. The Sssophisssticated Sssofa Sssnakesss 
9. Pira-Pira 
10. Red Coat 
11. Lullaby


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Un paio d’anni fa Fabrizio Modonese Palumbo, intervistato dal collega Baldi, diceva che il suo approccio nei confronti di ( r ) era una questione in qualche modo cinematografica, vedendosi più come un regista che un musicista. Prendete “Titan Arum” come una pellicola, di quelle che per ogni fotogramma presentano un quadro completamente diverso ma che nell’insieme formano un film coeso, non lineare e dai molteplici colpi di scena.

Nei panni del regista e del protagonista ( r ) trova il modo di formare un mosaico le cui tessere si incastrano alla perfezione, una storia senza comprimari ma che, anzi, mette in campo una lunga serie di co-protagonisti, piuttosto, ognuno con un suo scopo preciso, ovvero quello di arricchire il narrato, che siano Chiara e Freddie Lee (al secolo conosciuti come Father Murphy), Jamie “Xiu Xiu” Stewart, Paul Beauchamp, Teho Teardo, Paolo Spaccamonti, Jochen Arbeit (l’uomo alle sei corde degli Einstürzende Neubauten) o Julia Kent. Un racconto multiplo che cresce di brano in brano, sostando ogni volta sotto una luce differente.

Si narra di realtà che collidono in punti di unicità, senza generi specifici e con ognuno di essi che, roteando, prende velocità diverse sotto un cielo immenso popolato da suoni, città che risuonano nel mondo che concentrandosi in un sol punto sgorga (The Llama And The Rabbit), orizzonti melodici ondeggianti in cui perdersi (Red Coat), il buio e tutti i suoi rumori scompigliati e avvolti nel gelo (Botox, The Sssophisssticated Sssofa Sssnakesss), atomizzazioni ritmiche che implodono generando movimento (The Side Effects Of Self Indulgence, Oblivion) circondati da ambientazioni minimali sospese in un vuoto umbratile (Pira-Pira).

A fine proiezione, e solo in quel preciso istante, ci si accorge di essere ancora qui, in una realtà difficile da digerire.

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