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Antonio Aiazzi & Gianni Maroccolo – Mephisto Ballad

2021 - Contempo
avant-rock

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Tracklist

1. EFS Quarantaquattro
2. Streben
3. Det Sjunde Inseglet
4. Das Ende
5. Die Ballad Von Mephisto
6. Die Laster
7. Mephisto Ballad
8. Doppelgänger


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Se volessimo seguire pedissequamente la narrazione ufficiale, la storia dei Litfiba è iniziata nel 1985. “Desaparecido” è un punto di riferimento ancora oggi per tanti artisti, non solo italiani, perché di fatto ha introdotto la new wave nello stivale. Ma questa, come detto, è la narrazione ufficiale. Esiste poi un sottobosco musicale fatto di racconti non documentabili, emozioni tramandate a voce in quanto non esistono immagini.

È il caso di Mephisto festa, un evento teatrale ideato dal giornalista Bruno Casini e messo in scena in occasione del carnevale del 1982. L’evento principale, presso la Casa del popolo di Rifredi, era il concerto di una misconosciuta band locale, i Litfiba. A sipario alzato, sul palco appariva solo una bara dalla quale di lì a poco sarebbe uscito un giovane Piero Pelù in assetto da combattimento: truccato e calato perfettamente nella parte, viene subito affiancato dal resto della band per mettere in scena il mito di Faust. Eseguono pochi pezzi, mezz’oretta scarsa di esibizione, ma quella sera Pelù e soci si rendono conto che possono fare sul serio, portando avanti un progetto artistico inedito non solo a Firenze, ma nell’intero panorama nazionale. Quei brani finiscono nel primo omonimo EP della band, ed è quello il vero embrione dal quale fiorirà la new wave di casa nostra.

Sono passati quasi 40 anni da quella festa, e mentre Pelù e Ghigo Renzulli si apprestano a salutare il pubblico con un tour d’addio, Antonio Aiazzi e Gianni Maroccolo rievocano la nascita dello spirito che ha condotto i Litfiba sul trono del rock italiano. A distanza di quattro decadi dal carnevale più spaventoso di sempre, il mito rivive con “Mephisto Ballad”, che non può prescindere dalla presenza dell’altra colonna portante del progetto originario: detto di Casini, il disco si avvale della collaborazione alla voce di Giancarlo Cauteruccio. Lo stesso regista teatrale, nel 1983 commissionò ai Litfiba la composizione della colonna sonora dell’Eneide: da quelle musiche nacque il disco “L’Eneide di Krypton”, dal nome della compagnia gestita dallo stesso regista.

L’omaggio più grande che Aiazzi e Maroccolo fanno all’evento in maschera del 1982 è il pezzo iniziale: EFS Quarantaquattro è una rielaborazione di sedici minuti di E.F.S. 44, l’ipnotica e controversa composizione suonata durante Mephisto festa. Il titolo è solo un richiamo, la composizione attuale è completamente diversa. Un’atmosfera calma e tesa, nella quale domina un piano funereo, fa da sfondo allo spoken word di Cauteruccio, che declama una personale rivisitazione del Faust di Goethe.

La tensione sale, il parlato anticipa e poi si interpola nell’industrial a tinte decisamente oscure di Streben, pezzo che strizza più volte l’occhio ai primi Throbbing Grisle. Le pause, inquietanti, sono messe al punto giusto tra i diversi momenti esplosivi, divisi tra puro noise e melodia metallica. La breve Det Sjunde Inseglet è un interludio strumentale che riporta a quel latin punk che negli anni ’80 ha reso celebri i Litfiba, un degno apripista per la successiva Das Ende: a proposito della componente mediterranea, che ha caratterizzato le sonorità della band fiorentina forse per tutta la sua esistenza, al piano e ai rumori di sottofondo si aggiunge qualcosa che somiglia a un mandolino elettrificato, con diverse distorsioni a scandire le varie “strofe”.

La parte recitata torna prepotentemente in Die Ballade Von Mephisto, stavolta accompagnata da cori di sottofondo e un colpo di coda che si spinge quasi verso il filone dance punk, coevo rispetto alla prima musica che iniziava a prendere forma a via De’ Bardi. Con Die Laster si torna alle atmosfere nebbiose, intrise di una calma cupa e oscura, respirate a inizio disco, laddove le percussioni fungono da pesanti falcate che conducono dritti alla title track. Qui ad attenderci è un registro malinconicamente melodico, con una struttura che si rinforza e poi ricade su se stessa. I suoni radi di pianoforte anticipano una prima ambientazione paludosa, che in Doppelgänger si scioglie in un organo che tocca inattese vette psichedeliche.

Sicuramente “Mephisto Ballad” non è un disco per tutti. I suoni e le ambientazioni generati da Aiazzi e Maroccolo, ma soprattutto la recitazione di Cauteruccio possono creare disagio in ascoltatori che non conoscono il genere o che semplicemente sono alla ricerca di qualche minuto all’insegna di ascolti rilassanti. Sul piano tecnico, al contrario, il disco è un piccolo capolavoro. È efficace nel doppio intento celebrativo-creativo pensato da due decani della musica italiana. Aiazzi e Maroccolo danno l’impressione di avere ben chiaro l’obiettivo già da prima dell’inizio dei lavori. “Mephisto Ballad” non è un album di ricordi, non si trovano minestre riscaldate di successi o qualche b-side dimenticato.

I due ex Litfiba confezionano invece un disco che fa la fotografia di come quarant’anni fa nacque un fenomeno eterno del rock nostrano e la mandano in orbita, in un immaginario spazio interstellare in cui quelle immagini saranno rese indissolubili.  

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