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Emma Ruth Rundle – Orpheus Looking Back

2022 - Sargent House
songwriting

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Tracklist

1. Gilded Cage
2. Pump Organ Song
3. St. Non


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Una chitarra, un vecchio organo a pompa, la sua voce, la sua poesia: sono tutto ciò che ci rimane dei chitarroni molto post e dei suoni molto dark di Emma Ruth Rundle. Già nel suo ultimo album “Engine Of Hell” la cantautrice statunitense aveva virato sull’acustico, allontanandosi radicalmente dai suoi lavori precedenti (si pensi alla collaborazione con Thou) per un ritorno più alle origini. Con “Orpheus Looking Back”, in uscita il 25 marzo per Sargent House, Emma ribadisce questa scelta stilistica accentuandone addirittura il minimalismo. Tre tracce, che non ce l’hanno fatta ad entrare nell’ultimo album, prendono corpo e forma con questo EP. Un piccolo cameo con una personalità tanto definita quanto delicata. 

Nata a Berlino e già conosciuta ai live, Gilded Cage si apre in un arpeggio melodico che sembra annullare la tensione e l’oscurità propria della Rundle. L’armonioso inizio lascia gradualmente spazio ad un gioco di energie vocali e liriche, fungendo in un certo qual modo da raccordo tra l’introspezione e l’intimità delle ultime Return e Body e le tracce che seguiranno.

Il fulcro dell’EP è la seconda Pump Organ Song. Quell’organo che tradizionalmente è la colonna sonora e solenne di accompagnamento alla sposa verso l’altare, qui sancisce la fine del rito nunziale, in particolare di quello tra Emma e il marito Evan. Un divorzio e un testo che, come lei stessa ha dichiarato tramite un post sui social, sono intrinsecamente legati a “La Passeggiata” di Marc Chagall. Un dipinto, dunque, che diventa musica e immagine stessa della relazione di Emma con quel marito che l’ha accompagnata anche musicalmente nel suo percorso, tenendola per mano e facendola volare con la sua arte. È St. Non a chiudere questa triade di liricismo e melodie in un’invocazione:

Oh Gods, won’t you wash me?
Save me, Saint Non
It’s your well, it’s your song

La canzone viene affidata più che ad un santo, ad un misticismo che abbraccia da sempre il mondo e l’estetica della Rundle, qui impossessandosene fin dal titolo dell’EP. 

Il riferimento è al mito di Orfeo, che voltandosi indietro condanna per sempre la sua amata Euridice agli Inferi, e che troverà nella lira e nella musica il unico suo conforto. E chissà, magari è proprio nel racconto mitologico raccolto da Ovidio ne “Le Metamorfosi” che sta anche la trasformazione di Emma attraverso la sua arte terapeutica da cantautrice ad artista a tutto tondo. Sì, parlo di arte: arte inter- e multimediale che spazia tra vari generi e stili, dalla musica alle arti visive. Penso per esempio a quel video ipnotico e sublime di Return, in cui lei stessa diviene performer. 

Nel frattempo, attendiamo anche il suo contributo alla colonna sonora del film “Dual” di Riley Stearns previsto per il prossimo mese.

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