Ci sono musicisti sospesi in un istante infinito e senza tempo. Artisti talmente al confine di quello che normalmente siamo abituati a identificare come “arte”, da creare una bolla impenetrabile ai più. David Michael Bunton, in arte David Tibet, fa parte di questo universo musicale e i Current 93 sono da ormai quasi quarant’anni (!!!) il suo veicolo espressivo.
Nell’apparente caos stilistico che li ha caratterizzati sin dai primi anni, gli inglesi riescono sempre e comunque a tracciare una strada coerente, in perenne evoluzione. Chiariamo una cosa, per comprendere il mondo dei C93 ci vuole parecchio tempo, molta pazienza e apertura mentale ma una volta decodificata la loro chiave poetica ogni cosa, anche quella più secondaria, prende un senso ben preciso.
“If A City Is Set Upon A Hill” arriva a quattro anni di distanza dal precedente The Light Is Leaving Us All riprendendone alcune delle sue caratteristiche essenziali, ma ampliandone lo spettro musicale grazie ad alcune scelte che ripescano da dettagli stilistici passati. Il disco è infatti la descrizione malinconica e inquietante di un’epoca al di fuori dal tempo, una mano tesa che guida l’ascoltatore attraverso campagne inglesi, solo apparentemente rassicuranti ma dietro alle quali si cela sempre qualcosa di spaventoso.
Il contrasto tra la delicatezza bucolica del folk e gli inserti industriali (subdoli ma dosati con maestria) creano un continuum agghiacciante che rimanda a dei “Of Ruine Or Some Blazing Star” e “Soft Black Star” meno lisergici ma se possibile ancora più onirici. David, la cui interpretazione si fa sempre più intensa, veste i panni di un menestrello infernale, e lo fa su alcune delle musiche più belle della sua discografia.
Che sia la delicatezza di Clouds At Teatime, la bellezza commovente di …Is Set Upon A Hill, i paesaggi ipnagogici di If A City… o le chitarre distorte di There Is No Zodiac, il risultato è, manco a dirlo, inarrivabile e coerente con i testi criptici e fortemente simbolici di un Tibet che ha la capacità innata di attorniarsi sempre dei collaboratori perfetti.
L’intero disco è un sogno lucido che mescola magistralmente gli ultimi trent’anni di carriera della band inglese senza mai cadere nell’autoindulgenza ma ci lascia con una difficile domanda, probabilmente senza risposta: saremo mai completamente svegli per capire quello che i Current 93 provano a dirci nei loro sogni?