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Back In Time

La prova del nove, “The Destruction Of The Small Ideas” dei 65daysofstatic

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La maggior parte delle persone considera questo disco come una raccolta di vecchie registrazioni mai pubblicate nei due precedenti album, il glorioso “The Fall Of Math” e “One Time For All Time”. Per me invece resta alto il suo valore nella mia classifica personale, forse per l’avvicinamento alla loro musica proprio in quel periodo, si avevo già ascoltato Retreat! Retreat! svariate volte, ma non avevo mai approfondito. Decisi di farlo con “The Destruction Of Small Ideas”, il loro terzo album in studio. Secondo me negli anni questo disco si è evoluto, in modo da ampliare la portata del post-rock dei 65daysofstatic oltre i vincoli del genere, qui si espandono ulteriormente.

Lo sviluppo verso il predominio dei componenti elettronici, che la faranno da padrone nel 2010 con “We Were Exploding Anyway”, può essere già intuito in alcuni punti del disco, nonostante i classici crescendo, dopotutto volevano dare più enfasi alla sensazione, anche se gli elementi elettronici suonano secondari e funzionano solo a metà per la resa finale dell’atmosfera. La produzione è sicuramente la differenza principale. Gli strumenti si fondono di più insieme e il disco suona forse più grezzo rispetto ai precedenti, ma con più muscoli.

Trovo importanti reminescenze di un passato non molto lontano, in particolare sulla geniale A Failsafe e in alcuni frammenti di Wax Futures. La traccia d’apertura When We Were Younger & Better rimane in assoluto il vero cavallo di battaglia, nonostante sonorità più convenzionali, anche se l’ultima traccia merita una menzione a parte, in collaborazione con i Circles Takes The Square, il pezzo tira fuori il meglio da entrambe le band, mostrando un incredibile senso di passione e dinamica. Più pensieri, più mosse melodiche interessanti, tutto divenne pretenzioso, serio e cupo.

The Destruction Of Small Ideas” è un disco di cui non posso farne a meno, nonostante il paragone ingombrante con i due predecessori, e l’arrivo nel 2013 di “Wild Light”, che forse compete realmente all’interno dei miei bisogni emotivi, sebbene siano due lavori completamente differenti per quanto riguarda stile e maturazione.

La formula efficace doveva al post-rock un’energia esasperante e il breakbeat, che sembrava essere l’antitesi del sentimento generale del genere, risplendeva cangiante nella musica stratificata dei 65daysofstatic.

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