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Ufomammut – Fenice

2022 - Neurot Recordings
sludge / stoner / psych

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Tracklist

1.Duat
2.Kepherer
3.Psychostasia
4.Metarmophoniex
5.Pyramind
6.Empyros

 


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I nostrani Ufomammut tornano alla ribalta con un nuovo album a distanza di cinque anni da “8”, album che aveva convinto pubblico e critica e che ha quindi alzato le aspettative. Nel gennaio 2020 cè stata la dipartita di Vita dopo ventuno anni di attività, batterista e uno dei membri originari del gruppo, poi sostituito da Levre, già loro tecnico del suono e addetto al merch. Dopo questa defezione la band aveva annunciato una pausa, che finalmente nel 2021 è stata interrotta arrivando alla pubblicazione a maggio 2022 del nuovo album intitolato “Fenice”. Ora Urlo, Poia e Levre sono pronti per nuove spedizioni.

“Fenice”, uscito su Neurot Recordings etichetta indipendente di proprietà dei Neurosis, è un titolo evocativo quanto simbolico, perché proprio come l’Araba Fenice capace di risorgere dalle proprie ceneri, gli Ufomammut si sono risollevati da un periodo di difficoltà e ne sono usciti rigenerati, e in qualche modo trasformati.

In “Fenice” infatti sono presenti questi aspetti di rinascita, che pur non troppo distanti al passato, introducono componenti di discontinuità. Fattore più evidente è l’uso delle linee vocali che ora sono ingredienti fondamentali nella filosofia dei brani. Linee vocali che non vengono solo usate in modo ordinario, ma diventano loro stesse parte di un’infinità sonora e rumorosa, aspetto continuo in tutto l’album.

Altro fattore è la semplificazione dell’ossatura compositiva: gli Ufomammut affrontano a mani nude lo Stoner/Doom in modo più diretto e rispetto ai dischi passati, che suonavano molto più elaborati. Il tutto avviene grazie ad una tensione continua di moto e di evoluzione, resa evidente da una produzione che incastra il suono di chitarra, basso e batteria con le sfaccettature di effetti elettronici e synths.

Soprattutto questi ultimi, più che in passato, anche nel rapporto con la voce creano quella che potremo chiamare un’alienazione mentale, cioè il cambiamento profondo della personalità (in questo caso del malato) che si trova fuori di sé. Oppure ancora, un’alienazione in senso filosofico, che indica il disagio dell’uomo moderno verso la civiltà industriale che lo allontana dalle proprie radici naturali. É proprio questo ciò che crea nell’immaginazione “Fenice”, un viaggio dall’alto del nostro universo, lungo il quale si possono scorgere le antiche civiltà nate sulle sponde del Tigri ed Eufrate, fino ad arrivare in Africa.

L’opener Duat fa da introduzione al disco, con suoni spaziali e voci di sottofondo in un continuo crescendo ipnotico, fino ad arrivare ai suoni per cui è conosciuta la band italiana, ovvero quelli più sludge e stoner. Dieci minuti in cui troviamo lo Space Rock con la batteria di Levre che è sempre più dura e violenta fino a fondersi con la successiva Kepherer che è solo una congiunzione celestiale alla successiva Psychostasia, in cui troviamo i tempi lenti del Doom Metal e in cui la voce, come detto in precedenza, diventa un tutt’uno con la trascendenza.

Metamorphoenix con la sua delicatezza racconta la metamorfosi e l’ascesa della fenice, ma allo stesso tempo è un grido verso il mondo intero, un’infinita preghiera con il cantato che si fa sempre più esplosivo. Pyramind si fa cupa tra soluzioni sintetiche e rallentamenti doom che si fondono nella parte centrale con suoni psichedelici Pink Floydiani, grazie agli effetti di chitarra e basso. La chiusura Empyros, di stile più tipicamente heavy, inizia con le atmosfere della precedente che proseguono in un loop frastornante, una vera cavalcata ritmica dove i colpi di piatti abbattono il tempo e lo spazio.

Fenice” è sicuramente un disco ricco di spunti fantastici, un viaggio di esplorazione, una prova che si discosta in minima parte dai precedenti lavori per questa continua tensione che si riscontra in tutti i brani. Il bello è lasciarsi trasportare da questo magma sintetico e distorto. Ci saranno sicuramente paragoni con i vecchi Ufomammut, ma è sempre un orgoglio avere una band italiana che suona così bene ed è riconosciuta all’estero.

La produzione è poi di chi sa cosa vuole, cosa cerca, con una sola pecca a mio avviso, cioè la ripetizione e le analogie tra le sei tracce, con minuti e minuti vuoti di suoni aperti e voci dove inizio e fine non sono ben definiti. É un mio umile pensiero, posso immaginare che sia stata la formula pensata e ricercata. Una realtà che, posso immaginare, sia molto più a suo agio e più significativa nell’aspetto live rispetto alla dimensione su disco. Una nota positiva, più psych, che apre probabilmente a nuovi espedienti, un’evoluzione e una rinascita: in “Fenice” gli Ufomammut sono pronti a riscoprire il legame tra uomo, Dio e natura.

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