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Greg Puciato – Mirrorcell

2022 - Federal Prisoner
grunge

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Tracklist

1. In This Hell You Find Yourself
2. Reality Spiral
3. No More Lives To Go
4. Never Wanted That
5. Lowered
6. We
7. I, Eclipse
8. Rainbows Underground
9. All Waves To Nothing


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A Greg Puciato tutto si può dire tranne che se ne stia con le mani in mano. Solo negli ultimi anni è riuscito a dare alle stampe il suo debutto da solista – e un live, sebbene nelle condizioni “lockdown” di caratura artistica parecchio alta -, un nuovo lavoro coi Killer Be Killed, finire sul ritorno solista di Jerry Cantrell con annesso tour (chi non ha guardato i video di lui e del chitarrista degli AIC che suonano i pezzi che un tempo furono di Staley con gli occhi scintillanti?) e, non pago, il suo “sophomore album” intitolato “Mirrorcell”. Il punto non è tanto la quantità bensì la qualità del tutto, che risulta essere spaventosamente alta.

Più concentrato di “Child Soldier: Creator Of God” e sicuramente più “grunge oriented”, se vogliamo. Che sia stata la collaborazione con Cantrell a portarlo su lidi di questo tipo non è dato sapersi (anche i germi di Seattle erano già ben presenti nella micidiale Deep Set, la cui copertina del singolo riprendeva e tributava i Soundgarden), ma a parlare sono i fatti. Estromessa quasi del tutto la vena digitale Puciato trova il focus necessario nell’oscurità di un rock pericolosamente Novantiano, e non è semplice retromania, ma un modo di esprimere un sentimento. “Mirrorcell” è un’opera sulfurea e per certi versi emotivamente raggelante, scritta da un’anima compromessa, costruita su strazianti melodie nate da cuori implosi e realtà alla deriva.

Una tripletta di brani come Lowered (battezzata dalla spettacolare vocalità di Reba Meyers dei Code Orange), Never Wanted That e No More Lives To Go fa tremare le gambe, con le prime due a farsi ballate elettriche tenebrose e abbagliate da prove vocali toccanti e stremate, oltre gli eccessi della violenza e l’inaudita ferocia dei tempi che furono e la terza perno del dolore che scava a fondo e getta in un pozzo prosciugato fino all’ultima goccia. L’ex-Dillinger Escape Plan setaccia il corpus della sua vita artistica e lo mette a nudo, prediligendo vie minimali, anche quando l’odio si fa avanti, come una bestia che esce dalle tenebre per azzannare al collo nei quasi nove punitivi minuti di All Waves To Nothing, roba che si arrampica su per la schiena lasciando solchi sanguinolenti ad ogni centimetro di pelle e su I, Eclipse, in cui la pesantezza stinge tra bordate di basso e intelaiature di chitarra puramente shoegaze che gli Slowdive non disdegnerebbero affatto e che parlano di un isolamento senza possibilità di recupero.

Pochi sono gli artisti che al di là del gruppo che li ha lanciati sono riusciti a distinguersi per una propria personalità, per di più forse anche più presente e incisiva che in precedenza, di questi tempi poi lasciamo proprio stare. In questo sparuto gruppo Puciato svetta come un monolite in questo deserto creativo che ci tocca affrontare a piedi scalzi.

Ribadirò ancora una volta che non gli si sta dando la giusta importanza, ché qui sta tutto il presente di certa musica alternativa e non altrove. Parafrasando i Meganoidi (!): outside the hype, stupendo sensation.

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