Impatto Sonoro
Menu

Recensioni

Angel Olsen – Big Time

2022 - Jagjaguwar
art-pop

Ascolta

Acquista

Tracklist

1.      All the Good Times
2.      Big Time
3.      Dream Thing
4.      Ghost On
5.      All the Flowers
6.      Right Now
7.      This Is How It Works
8.      Go Home
9.      Through the Fires
10.  Chasing the Sun


Web

Sito Ufficiale
Facebook

Uno scatto di profilo, con la luce nostalgica e dorata del sole alle spalle che accarezza i capelli e i lineamenti. Angel osserva l’orizzonte. Le montagne sullo sfondo. Un momento di quiete dai toni retrò immortalato in un’istantanea: questa la copertina di “Big Time”, sesto album di Angel Olsen, cantautrice trentacinquenne del Missouri, registrato e mixato in California con la coproduzione di Jonathan Wilson, che ne suona chirarre, batteria e mellotron. A differenza del lavoro immediatamente precedente, “All Mirrors”, pubblicato nel 2019, sontuoso, epico e orchestrale, “Big Time” si muove su un terreno molto più delicato e introspettivo. Nei brani si alternano lutto e amore, sofferenza e gioia. Il tutto osservato con serenità, maturità e, soprattutto, un equilibrio interiore conquistato a fatica. Ad ascoltare il nuovo album della Olsen si ha l’impressione di accoglierne le confidenze, mentre si sta sfogliando insieme un vecchio album di famiglia. Le emozioni vissute tra le pagine e le fotografie vengono messe a nudo sotto forma di ricordi lontani, sogni sfumati di seppia e realtà vissute nel presente.

Un disco meraviglioso, difficile e doloroso al tempo stesso, in cui un nuovo amore e una nuova perdita vengono cantati a toni pastello, con disinvoltura e malinconia. “Big Time” è il frutto di un periodo particolarmente burrascoso per la Olsen: coming out come persona queer, perdita di entrambi i genitori a poca distanza di tempo l’uno dall’altro, sbocciare di una nuova relazione sentimentale. L’album si veste della consapevolezza dello scorrere inesorabile del tempo, delle lancette dell’orologio che si piegano l’una sull’altra fino ad intrecciarsi. Nei brani il tempo fa perdere le sue tracce: rallenta per poi accelerare all’istante, si allontana dal centro del presente, avanti e indietro, sfidando le leggi della crononautica come in un romanzo di fantascienza. 

È interessante segnalare la scelta del “carbon negative” per le copie fisiche del disco. L’etichetta Jagjaguwar, in collaborazione con Terra Lumina Consulting, ha calcolato le emissioni di CD ed LP, dal materiale alla stampa e alla spedizione, fino a quelle connesse all’uso di uno stereo. Per compensare le emissioni, un dollaro su ogni disco sarà devoluto attraverso Native al progetto Medford Spring Grassland.

“Big Time” non è solo un disco, ma la sua nascita è stata accompagnata da un omonimo breve film, diretto dalla regista Kimberly Stuckwisch, dal quale emerge prepotente la necessità autobiografica avvertita dalla cantautrice. All’interno del cortometraggio, Angel viaggia nel tempo, tra passato e futuro, tempi che finiscono per intersecarsi al presente. A interpretare sé stessa, Beau Thibodeaux, attuale compagna della Olsen, viene persa e poi ritrovata. Forte l’immagine di Angel che osserva sé stessa annegare in una vasca da bagno, come un gesto catartico di rottura brutale col passato, unica strada per poter andare avanti. Toccanti le (vere!) registrazioni dei messaggi telefonici della mamma di Angel, lasciate in segreteria, che lasciano in bocca allo spettatore un sapore agrodolce.

Accennare  brevemente a questo film onirico, prima di passare alle impressioni sortite dall’ascolto dell’album mi è sembrato doveroso e propedeutico. Ciò che colpisce immediatamente di “Big Time” è la voce dolce e tenera della Olsen, che  ipnotizza e attira verso di lei, come una sirena, fino a trascinarti in un viaggio verso le insidie del dolore, verso l’incertezza. Certamente meno dolente rispetto ad altri lavori, ma non meno ricca di sfumature ed emozioni. Abbinata ad una lussureggiante strumentazione, la voce di Angel respira sempre al centro esatto di ogni sonorità. Un pianoforte, un organo, una chitarra, la luminosità dei fiati e di una lap steel, conferiscono al disco un suono stratificato ed elegante, senza sovrastarne mai l’aspetto lirico, nucleo centrale dell’opera.

“Big Time” non è di certo un disco facile. L’incedere estremamente riflessivo di ciascun brano rende necessario un ascolto ripetuto e attento. Composto da una decina di canzoni dall’epidermide country, in cui si sentono vivide le ispirazioni di Neil Young e Lucinda Williams, il disco presenta anche inclinazioni pop, quasi ballabili. L’inziale All The Good Times, non a caso, country ballad con echi alla Leonard Cohen, unisce al miagolio della steel guitar la decorazione diatonica di un organetto. Il brano canta la fine di una relazione e il suo struggente addio. Ma ad una relazione finita, ne sussegue una sbocciata da poco, raccontata nella title track. Scritta a quattro mani con l’attuale compagna, il brano è un valzer che celebra felicità, condivisione e libertà di essere semplicemente sé stessi, oltre i limiti e i canoni imposti da chi cerca di ingabbiarci in inutili etichette. La terza traccia, Dream Thing, segna l’inizio dei viaggi nel tempo. La voce stretta e immediata di Angel racconta un sogno sul futuro, mentre nella successiva Ghost On, solenne ballata introspettiva, pianoforti screziati di sole rievocano avvenimenti del passato. La malinconia procede fiera nella sua vulnerabilità in All The Flowers. All’interno della traccia la voce di Olsen soffia in un fruscio d’archi, piano e clavicembalo, dondolando lenta tra le pieghe più intime dei sentimenti.

I toni folk ritornano in punta di piedi nell’eco di Right Now, dove un imponente pop anni ’60 sfocia in un epilogo elettrico sintonizzato sulla risolutezza dei buoni propositi. Passato e presente danzano in un passo a due, supportati dalla caratura soul dei fraseggi. Segue la commovente This Is How It Works, pezzo fluido dedicato alla memoria della madre scomparsa, in cui si racconta il peso di un quotidiano doloroso con cui fare i conti. I toni si vestono di bellezza brunita in Go Home: la voce di Angel si avvolge di angoscia e riverberi vellutati, mentre il ritmo perentorio del piano delinea i contorni dello struggente desiderio di casa, di ritorno alle piccole cose. I ricordi attraversano le stanze come un fantasma e la drum machine accompagna l’urlo disperato della Olsen, consapevole che non è saggio sostare troppo a lungo nel passato. Sulla stessa linea si muove il successivo Through The Fire, brano chiave dell’intero album, dai toni sommessi e dai contenuti roventi. Una ballata lacerante, scritta come monito per ricordare che la vita è un qualcosa di effimero e che è indispensabile trovare il coraggio di andare oltre il passato, voltando pagina e accettando la realtà. Archi, percussioni e vibrafono scandiscono il crescendo emozionale del brano, non rinunciando ad armonia ed eleganza. Chiude il disco Chasing The Sun: piano dolente e arredi cameristici, voce intensa e profonda che tenta di scacciare la tristezza. Il brano risulta ben calibrato nel bilanciamento di luci e ombre; un pezzo raffinato in cui la voce viene accompagnata da un trio composto da archi, piano e percussioni che confessano a cuore aperto la fatica di inseguire il sole e allontanare la malinconia, la fatica di essere adulti.

“Big time” è disco senza tempo di canzoni classiche, in perfetto stile a stelle e strisce. È un tour de force autobiografico dalle infinite sfumature di emozioni. Parole e musica in chiaroscuro scandiscono l’urgenza di cambiamenti necessari e rivendicati. Angel Olsen ci conduce per mano in una dimensione intima e vulnerabile in cui anche il dolore diventa consapevolezza e coraggio di lasciare che le cose scorrano via da noi, affinchè un temporale possa diventare solamente pioggia estiva.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni