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Paolo Nutini – Last Night In The Bittersweet

2022 - Warner Music
alternative soul

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Tracklist

1. Afterneath
2. Radio
3. Through The Echoes
4. Acid Eyes
5. Stranded Words (Interlude)
6. Lose It
7. Petrified In Love
8. Everywhere
9. Abigail
10. Children Of The Stars
11. Heart Filled Up
12. Shine A Light
13. Desperation
14. Julianne
15. Take Me Take Mine
16. Writer


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Quando esplose 16 anni fa, poco più che 18enne, Paolo Nutini sembrava il Rod Stewart della sua generazione: “blue-eyed soul” per le masse e che innamorava le ragazze. Lui però, a differenza di Rod, non aveva soltanto la voce roca e sensuale come freccia nel suo arco, ma anche una certa abilità nel songwriting, leva che gli ha consentito oggi di essersi trasformato in un artista più complesso. Last Night in the Bittersweetè il coronamento dunque di un percorso che ha fatto oggi di Paolo Nutini, ormai 35enne, un artista che ti sforna un disco di 16 tracce lungo 72 minuti nel quale la palette musicale si fa larghissima.

Già “Caustic Loveaveva complicato di parecchio la sua proposta musicale, con composizioni lunghe e l’uso dei synth, in una sorta di “progressive soul”, che a tratti faceva pensare ai Radiohead. L’opener dell’ultimo album, Afterneath richiama un pò quella precedente prova, con le sue atmosfere profonde e i dialoghi presi da un film di Tarantino. Ma sono passati 8 anni, la maggior parte spesi nel silenzio assoluto da Nutini e il tempo per cucinarci ulteriori sorprese non gli è mancato. Lose It è uno dei pezzi migliori, tra Krautrock e Velvet Underground, con quel ritmo Motorik e un certo minimalismo strumentale. Heart Filled Up ha un gusto simile. Il folk appare invece in Abigail, alla Johnny Cash; o in Writer, nella versione di Bob Dylan; oppure, moderno, stile Sharon Van Etten, in Stranded Words (Interlude). Petrified in Love è un poppetto anni ’60, all’apparenza inutile, ma che dopo qualche ascolto rischia di diventare più che tollerabile. Shine a Light è un synth-pop anni ’80, stile Simple Minds. Julianne, una piano ballad degna di Paul McCartney.

Radio, Through the Echoes, Everywhere sono forse i momenti più “Nutini classico”: bellissime canzoni, peraltro. Ma il nostro non pare abbia più voglia di cantare di avventure di una notte (“Scream (Funk My Life Up)”) o di MILF indecise (“Jenny Don’t Be Hasty”). “Non c’è niente alla radio / Tutti parlano come se si stessero innamorando” sono versi di disagio verso la classica canzone romantica, del quale lo scozzese di origine italiana era un campione. Lui ora vuole qualcos’altro, che evidentemente gli sfugge: “Voglio amore” canta nello stesso ritornello. L’amore, cosa ben diversa dal romanticismo romantico e questo pare averlo capito anche lui. E la cosa sembra avergli tolto la spensieratezza con cui, 13 anni fa, scriveva e cantava filastrocche tipo “New Shoes”.Diamo quindi il benvenuto al nuovo Paolo Nutini, artista non più così giovane, che procede verso gli anta con un certo tormento interiore.

La sua voce roca e sofferta si attaglia bene a temi più profondi di quelli di cui cantava ai suoi esordi. Il suo amore per la musica lo porta a non darsi alcun limite in ciò che può fare. E con “Last Night in the Bittersweet” ha fatto il suo miglior disco finora.

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