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Almamegretta – Senghe

2022 - Saifam
dub

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Tracklist

1. Figlio
2. Homo Transient
3. Toy
4. Stella
5. Ben Adam
6. Senghe
7. Make It Work
8. Miracolo
9. Sulo
10. Water Di Garden
11. 'O Campo


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Dopo cinque lunghi anni – durante i quali l’attività del gruppo e dei singoli componenti non si è certo fermata – tornano con un disco di inediti gli Almamegretta. Il titolo è “Senghe”, che in napoletano significa fessure, feritoie. Alla base del concept relativo al nuovo album c’è quindi un muro, che rappresenta divisione tra popoli ma anche all’interno di una sola famiglia. Muro alzato per dividere due territori come due stanze, ma in una parete di mattoni si possono aprire squarci, per far sì che passino la luce, lo sguardo e le parole. Quando si parla di Almamegretta, al di là del muro non c’è mai qualcosa di sintetizzabile in poche parole: Raiz e i suoi compagni ogni volta ci portano idealmente in viaggio verso mete lontane, pur restando con i piedi fermi alle falde del Vesuvio e testimoniando come la composita e infinita realtà mediterranea abbia una moltitudine di elementi in comune con la terra natìa.

Come sempre, tanti sono gli elementi di interesse che come tessere di un puzzle compongono il disco nel suo insieme, a partire dalla line up: variata rispetto al passato, con l’inserimento dei giovani ma già veterani Paolo Baldini e Danilo Turco. Il primo ha iniziato a collaborare con la band in fase di progettazione del suono, poi il suo ruolo si è esteso fino ad essere assoldato come bassista ufficiale del gruppo. Il secondo si è inserito scrivendo tre pezzi – ritenuti da subito perfetti dal resto della band – e firmando la regia del video di Figlio, il primo singolo estratto da “Senghe”.

Figlio è anche la prima traccia del disco. Dentro non c’è solo il gap generazionale e la comunicazione con i genitori, ma anche il rapporto tra persone di età diverse indipendentemente dalla parentela: “nunn è figlio sulo chi t’è figlio, è figlio pure chi nun t’assumiglia, figlio ‘e chi s’o piglia”.

Come un nastro che torna indietro nel tempo, Homo Transient cita – in lingua ebraica – un verso biblico che parla di Abramo, figlio di un pastore errante arameo, sceso in Egitto e universalmente ricordato come “padre” di un grande popolo. Abramo era originario di Ur, nell’attuale Iraq, un fazzoletto conficcato nel mezzo di quel medioriente eternamente vissuto come snodo per merci, petrolio, armi, esseri umani. Abramo, come i suoi discendenti moderni, era un’anima migrante. Il dub di Toy scorre lento, le ritmiche mediterranee sono attraversate da fendenti elettronici che fanno da tappeto a un cantato che spazia dall’inglese al napoletano, con una cadenza tirata allo spasimo e che avvicina la lingua partenopea a quella araba.

Vede poi la luce una piccola perla del grande (e mai abbastanza rimpianto) Fausto Mesolella: Stella è un tributo a tanti anni di collaborazione tra Raiz e il poliedrico musicista attivo da metà anni ’80 con la Piccola Orchestra Avion Travel di Peppe Servillo. 

Due punti di rottura rispetto all’atmosfera puramente etnica di “Senghe” sono rappresentati da Ben Adam e Make It Work. Elementi non casuali, bensì omaggi al percorso formativo della band, soprattutto quello di inizio anni ’90, nel quale gli Almamegretta pescavano a piene mani dalla scena techno dub inglese. 

Si giunge così alla title track, che torna sui binari sonori degli ultimi tempi e che ricorda due concetti fondamentali del vivere civile: un fiore cresce sempre, anche sotto al cemento, e chi fa la guerra non vince mai. Concetti semplici, ma universali ed eterni, ai quali fanno da contraltare Miracolo e Sulo, di natura più cantautorale e impostate maggiormente sul vivere contemporaneo. Si chiude con il dub in tipico stile Almamegretta di Water Di Garden e la minimale e ipnotica ‘O Campo.

Dopo trent’anni di carriera, dieci album in studio e migliaia di performance live, gli Almamegretta avrebbero potuto tranquillamente comporre uno svogliato resoconto della loro carriera, tra ricordi, esperienze e collaborazioni prestigiose. Di sicuro qualcuno avrebbe storto il naso, ma in buona sostanza nessuno avrebbe avuto da ridire. “Senghe” invece è un disco che corre veloce in direzione opposta. 

È innanzitutto bello da ascoltare. Il sound è (al solito) curato in modo impeccabile, l’apporto di Baldini è una ciliegina importante su una torta pensata e riuscita bene. Poi è emozionante, profondo, fa riflettere su un enorme ventaglio di argomenti. È attuale ma fa capire quanto temi antichi siano ancora oggi all’ordine del giorno. Gioca costantemente su contrasti tra suoni, diversi registri vocali, lingue apparentemente agli antipodi ma mai così vicine come in un’unica strofa. 

In definitiva, con “Senghe” gli Almamegretta fanno tutt’altro che il riassunto della loro storia. Da quest’altra parte, stiamo leggendo l’ennesimo capitolo di una storia meravigliosa. 

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