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RosGos – Circles

2022 - Beautiful Losers
alt rock / songwriting

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Tracklist

1. Limbo
2. Lust
3. Gluttony
4. Greed
5. Wrath
6. Heresy
7. Violence
8. Fraud
9. Treachery


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Chi ama il grande rock italiano sicuramente conosce o ha sentito nominare i Metamorfosi, band capitanata dal “guru” Jimmy Spitaleri, vagamente ispirata a Emerson, Lake & Palmer e ai Quatermass, che nel 1973 diede alle stampe “Inferno”,un disco da più parti ritenuto una delle massime vette dell’epoca d’oro del prog nostrano. 

Pur non ispirandosi a quel pezzo di storia del rock tricolore, il cantautore cremasco Maurizio Vaiani – alias RosGos – prova a ripercorrere musicalmente l’immaginario viaggio del sommo poeta in “Circles”. Veterano della scena alternativa italiana – attivo prima con i Jenny’s Joke e ora da solista – Vaiani si lascia volentieri ispirare dai venti di oltreoceano, su tutti Mark Lanegan e i Wovenhand. Già il precedente “Lost In The Desert” era un esplosivo calderone riempito di grunge, wave, stoner e americana. 

Dopo due anni Vaiani torna a vagare, non in lande desolate ma in profondità, esplorando uno a uno i peccati capitali e incollando ai nostri tempi ciò che di cattivo può compiere un essere umano nelle azioni di tutti i giorni. Il fine ultimo è quello di appellarsi al buon senso collettivo, cercando di dissuadere definitivamente i peccatori. Ne viene fuori un lavoro interessante e riuscito, a partire dall’inizio cadenzato ma deciso di Limbo e Lust, dalle atmosfere a trazione gotica supportate da una buona dose di elettronica e dal cantato di Vaiani, che trasmette da subito un’oscura angoscia. Molto accattivante è il sound di Gluttony, tra bpm che salgono e distorsioni di chitarre ai limiti della stonatura. Più waveggiante è invece Greed, laddove tastiere e synth tornano a farla da padroni, mentre con Wrath si torna per un attimo alle atmosfere cupe e desolanti delle prime note. Un passaggio fondamentale per “Circles” è Heresy, un piccolo e languido respiro che fa da apripista alla parte finale del disco, quella maggiormente ispirata e godibile. 

Il trittico conclusivo è aperto da Violence, probabilmente il vertice creativo dell’album, attraversata da distorsioni sonore e vocali che donano al brano un viscerale respiro gotico, che sfiora nella sezione ritmica persino l’industrial. Lanegan, certo, ma non si fatica a trovare spunti degni dei Bauhaus o dei Nine Inch Nails. Fraud, sulla stessa lunghezza d’onda, è invece caratterizzata da tetri tritoni di pianoforte, che si susseguono e si alternano con il sofferto cantato di Vaiani. Chiude il tutto in modo inaspettato Treachery, una dolcissima e malinconica ninna nanna.

Le aspettative sono dunque ampiamente rispettate: “Circles” è un lavoro nel complesso ben congegnato e soprattutto confezionato. Roba non da poco se si considera che è frutto del lavoro del solo Vaiani e del produttore Marco Torriani. Segno evidente che basta poco per essere originali e godibili, anche in un momento storico in cui sembra che il mercato musicale viva una sorta di irreversibile saturazione. 

Esistono infiniti vicoletti nei quali addentrarsi, anche solo per qualche metro, trovando idee nuove e il modo di metterle in pratica. In una di quelle viuzze c’è RosGos: se gli tendete la mano vi condurrà dritti all’inferno.

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