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Soulfly – Totem

2022 - Nuclear Blast
thrash metal

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Tracklist

1. Superstition
2. Scouring The Vile
3. Filth Upon Filth
4. Rot In Pain
5. The Damage Done
6. Totem
7. Ancestors
8. Ecstasy Of Gold
9. Soulfly XII
10. Spirit Animal


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Sono letteralmente vent’anni che non concepisco la presenza di una “band” come i Soulfly, anzi, non concepisco proprio l’esistenza stessa dei Soulfly. Con “3” avevo già bell’e che tagliato i ponti con il nome dietro cui si barrica Max Cavalera, ché il disco era bruttino, o meglio, non raggiungeva nemmeno di striscio le vette delle prime due creazioni post-Sepultura della voce invasata da Belo Horizonte, ma anche perché la trasformazione in niente più che la solista band thrash metal trita e ritrita era ben visibile all’orizzonte. Certo, sarebbe stato peggio riproporre la formula “Roots” altre seicento volte, ma a tutto c’è un limite. Pensavo che riunendosi al fratello Iggor – decisamente più ispirato dopo aver mollato quelle ormai mezze cartucce che osano ancora tenersi il nome di Sepultura, eppure ancora osannati, va a capire il perché – e fondando i Cavalera Conspiracy prima e quelle belve indemoniate dei Killer Be Killed dopo, la ragione sociale nata nel 1997 potesse benissimo finire in cantina. E invece no, da quel momento di dischi ne sono usciti cinque. Cinque dischi intercambiabili, per di più.

La solfa è sempre la stessa: line-up tutte diverse e in balia del capriccio metallaro di Max, che va bene, io amo e amerò fino alla fine dei tempi, ma non così e non a questo prezzo. Che poi, una formazione o l’altra la differenza non si è mai sentita così tanto (l’ultimo a lasciare è stato Marc Rizzo, non proprio un campione nel suo campo d’azione ma tanto di cappello allo zainetto), ma se possibile, con le ultime incarnazioni i Soulfly sono stati ancor meno incisivi e utili, in un mondo in cui ormai il superabile è già strasuperato. Va detto che parecchi metalloni si sono ricreduti sui creatori di “Primitive”, disco che questa genia di fan non ha mai davvero digerito: “troppo nu”, “cosa sono ‘sti bonghi” e via dicendo con le varie e più fantasiose stronzate appiccicate ad un disco formidabile. Forse è proprio questo l’elemento che non me li fa andar più giù.

Premessa infinita ma più che doverosa per giungere a “Totem”, l’ennesima fotocopia che da “Dark Ages” (ma peggio) in poi ha continuato ad essere sfornata a nastro. Gli ingredienti sono bene o male quelli: brani tirati, riff macinati, rallentamenti sul binario per stomp gradevoli (meglio delle situazioni tupatupa, per intenderci), voce cartavetrata e bestiale che ripete a macchinetta sempre le stesse formule, tipo il “REFUSE” che spicca fuori dal mix in Ancestors, assoli crossover-thrash qua e là che faranno la felicità dei fan dei Nuclear Assault (ma non di sicuro quella del sottoscritto), il solito momentone tribale qui giunto alla dodicesima, futile, puntata e…fine. Corona il tutto una produzione scarna e sbilanciata, così, un elemento che di norma fa, qui non fa. La butto in toni semplici, perché non vorrei scadere in tecnicismi. Non lo fanno i Soulfly, non vedo perché dovrei farlo io.

Dal punto di vista di un thrasharo questa potrebbe sembrare pure una recensione positiva (se non contiamo l’incipit, sia chiaro), ma fidatevi: non lo è affatto.

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