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Gospel – The Loser

2022 - Dog Knights
screamo / prog

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Tracklist

1. Bravo
2. Deerghost
3. Hhyper
4. S.R.O.
5. Tango
6. White Spaces
7. Metallic Olives
8. Warm Bed


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Chi non muore si rivede! I Gospel band di Brooklyn NY, diedero alle stampe nel 2005 un disco che nel genere fece clamore, quel “The Moon Is A Dead World”, unico episodio della loro brevissima seppur davvero interessante carriera musicale, fino ad oggi. “The Moon Is A Dead World” fece chiacchierare molto perché in un genere come lo screamo, tra l’altro verso la coda di un periodo probabilmente irripetibile in termini di proposte e qualità per quella sottocategoria dell’universo hardcore (Saetia, Orchid o Jeromes Dream, ecc.), lasciò il segno per il coraggio ed originalità della proposta, differenziando i Gospel dalle altre band perché mischiarono in maniera audace lo screamo con la musica prog, come dire unire sacro e profano, e lo fecero pure con ottimi risultati.

Nel 2022 dopo un periodo a dir poco travagliato a livello globale soprattutto in questi ultimi anni tra pandemie, guerre, crisi energetiche e climatiche e chi più ne ha ne metta e a ben diciassette anni dal loro esordio, la band del cantante chitarrista Adam Edward Dooling, decide di far uscire inaspettatamente e contro ogni previsione un nuovo capitolo intitolato “The Loser”, e vedendo l’egregio risultato finale ci sarebbe da chiedersi, ci voleva tutto ‘sto casino in mezzo e davvero così tanto tempo per aver un seguito?

Ironia a parte, il nuovo lavoro dei Gospel, “The Loser”, dal punto di vista musicale riprende il discorso intrapreso quasi vent’anni fa, ma affinando la perizia nel gestire e mixare due materie così differenti come il sole e la luna, ma se in “The Moon is a Dead World” la matrice post-hc prevaleva sul prog, qui accade esattamente il contrario. Intendiamoci bene, le radici, l’irruenza nei brani e la ferocia nel proporli provengono sempre da quel mondo ma le dinamiche, la tecnica, i suoni ed il risultato finale sono più vicini al prog, soprattutto quello degli anni ’70, King Crimson ma in particolare Yes, Emerson Lake & Palmer o i Rush. Inoltre, la presenza massiccia di tastiere e synth avvicina ancora di più “The Loser” a quell’universo sonoro come è assolutamente lampante in un brano come Hhyper.

Nell’emozionante S.R.O. e nella psichedelica Tango sembra di sentire anche i Mars Volta di inizio carriera senza intermezzi latineggianti e senza la voce, l’estensione ma anche i falsetti tipici di Cedric Bixler-Zavala a tratti fastidiosi. Il disco risulta essere quasi una cavalcata unica ma non esageratamente lunga, perché la durata dei singoli brani non è mai esagerata in termini di minutaggio e ciò rende quindi l’ascolto un po’ meno difficile; l’intensità e la tensione sono sostanzialmente sullo stesso livello o quasi in tutte le buonissime otto tracce dalla prima all’ultima nota come nei due brani iniziali, davvero una gran doppietta bella carica con Bravo e soprattutto Deer Ghost, probabilmente il pezzo migliore del lotto in assoluto.

In White Spaces, la traccia più corta del disco, sembra di sentire flirtare i Drive Like Jehu con i Rush, l’intro della successiva ed ottima Metallic Olives è un piacere per le orecchie così come la progressione musicale e la voce al limite della stonatura ma voluta e controllata di Adam Edward Dooling, davvero notevole la sua prova in questo frangente. Non si può poi non menzionare il modo di suonare convincente e a dir poco tentacolare dietro la batteria del talentuoso Vincent Walter Roseboom che non ha perso smalto per niente nonostante gli anni, sempre sugli scudi come nella finale ancora “marsvoltiana”, passatemi il termine, Warm Bed, anche qui è lui a dettare principalmente i tempi in maniera magistrale e con gran personalità.

Non lasciatevi confondere dall’immagine in copertina che potrebbe far pensare di essere davanti ad un disco suonato da quattro sbarbatelli alle prime armi, magari poco talentuosi o addirittura incapaci e che vogliono sembrare punk, nulla di più sbagliato. ”The Loser” dei Gospel è davvero tanta roba, maturo, articolato e da ascoltare più volte per cogliere bene tutte quelle raffinatezze musicali sparse qua e là all’interno di quello che è probabilmente uno dei migliori dischi di questo 2022.

Ben tornati Gospel ed una richiesta: per favore se permettete, non fateci aspettare altri diciassette anni per un nuovo lavoro, grazie!

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