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Clutch – Sunrise On Slaughter Beach

2022 - Wheatermaker Music
stoner rock

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Tracklist

1. Red Alert (Boss Metal Zone)
2. Slaughter Beach
3. Mountains of Bone
4. Nosferatu Madre
5. Mercy Brown
6. We Strive For Excellence
7. Skeleton On Mars
8. Three Golden Horns
9. Jackhammer Our Names


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Il marchio furioso e martellante dei Clutch torna a ruggire con una formula rinnovata e di grande qualità. I quattro ragazzi del Maryland hanno lasciato un’impronta ben definita sulla scena rock a tinte stoner. In questa nuova avventura il sound della band si sposta verso confini ancora più surreali mettendo in fila un insieme di pezzi enigmatici e interessanti. “Sunrise on Slaughter Beach” è la dodicesima fatica in studio, prodotta e distribuita dalla loro etichetta casalinga Weathermaker Music.

Il senso di espansione creativa si nota subito dall’apertura di Red Alert (Boss Metal Zone), il tipico impatto notevole e delirante che solo i Clutch riescono a trasmettere. L’adrenalina sporca delle chitarre unisce la linea vocale tagliente e il tappeto di riff incisivi che spazzano via i pensieri negativi con la giusta quantità di umorismo. Segue il primo singolo Slaughter Beach, un brano potente che arriva direttamente da un universo parallelo e con la sua struttura spavalda travolge con le sue sonorità dirette e lineari. Mountains of Bone invece si muove su uno stile atmosferico carico di groove, dove la batteria danzante si libera leggera sulle note calde e ruvide del chitarrista e accelera a più riprese. Una canzone brillante e affascinante. Da qui iniziano le prime cavalcate su tematiche doom che vanno al rilento: i brani ipnotici Nosferatu Madre e Mercy Brown mostrano il lato più emblematico e personale della band. Sui testi ci sono delle narrazioni mature che delle volte sfociano nella fantasia, ma sono comunque storie ricche di significato. Infine, il contorno delle chitarre si fa sentire, con alcuni soli frizzanti e originali che regalano sapore per le nostre orecchie.

Il punk di We Strive For Excellence riaccende la linfa vitale di questo lavoro, con una bomba pesante alla Motorhead che sfuma poi sulle intenzioni spaziose di Skeleton on Mars, dove il theremin dona un accenno mistico al brano. Qui si lascia spazio prezioso per nuovi suoni e per l’audace effetto melodico del ritornello che si fa strada in una ritmica incendiaria. Prima di chiudere ci soffermiamo sul soffice segnale di Three Golden Horns, che all’improvviso aziona un tiro blues-roll dinamico che si infrange su una distorsione frenetica nel finale. La chiusura del disco viene affidata alla dolcezza di Jackhammer Our Names, una traccia sensoriale che culla il nostro cervello all’interno di una giornata difficile e noiosa. La giusta conclusione per un lavoro intenso e interessante.

Nonostante il tempo che sembra non volersi mai fermare, i Clutch realizzano un album grandioso e spingono forte in fase di registrazione e composizione, regalandoci un cammino creativo e ricco di novità.

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